lunedì 5 maggio 2008

I SOLITI IGNOTI


Ora d'aria

l'Unità, 1 maggio 2008


Chiedendo scusa per il disturbo, senza voler guastare questo bel clima di riverenze bipartisan al neopresidente del Senato Renato Schifani, vorremmo allineare qualche nota biografica del noto statista palermitano che ora troneggia là dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora, Fanfani, Malagodi e Spadolini. Il quale non è omonimo di colui che insultò Rita Borsellino e Maria Falcone (“fanno uso politico del loro cognome”, sic) perché erano insorte quando Berlusconi definì i magistrati “disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza umana”: è proprio lui. Non è omonimo dell’autore del lodo incostituzionale che nel 2003 regalò l’impunità alle 5 alte cariche dello Stato, soprattutto a una, cioè a Berlusconi, e aggredì verbalmente Scalfaro in Senato perché osava dissentire: è sempre lui. L’altroieri la sua elezione è stata salutata da un’ovazione bipartisan, da destra a sinistra. Molto apprezzati il suo elogio a Falcone e Borsellino e la sua dichiarazione di guerra alla mafia. Certo, se uno evitasse di mettersi in affari con gente di mafia, la lotta alla mafia riuscirebbe meglio. Già, perché - come raccontano Abbate e Gomez ne “I complici” (ed. Fazi) - trent’anni prima di sedere sul più alto scranno del Parlamento, Schifani sedeva nella Sicula Brokers, una società di brokeraggio fondata col fior fiore di Cosa Nostra e dintorni. Cinque i soci: oltre a Schifani, l’avvocato Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D’Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984). Completa il quadro Enrico La Loggia, futuro ministro forzista. Nei primi anni 80, Schifani e La Loggia sono ospiti d’onore al matrimonio del boss Mandalà. All’epoca, sono tutti e tre nella Dc. Poi, nel 1994, Mandalà fonda uno dei primi club azzurri a Palermo, seguito a ruota da Schifani e La Loggia. Il boss, a Villabate, fa il bello e il cattivo tempo. Il sindaco Giuseppe Navetta è suo parente: infatti, su richiesta di La Loggia, Schifani diventa “consulente urbanistico” del Comune perché - dirà La Loggia ai pm antimafia - aveva “perso molto tempo” col partito e aveva “avuto dei mancati guadagni”. Il pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all’epoca presidente del consiglio comunale di Villabate in quota Udeur, aggiunge: “Le 4 varianti al piano regolatore… furono tutte concordate con Schifani”. Che “interloquiva anche con Mandalà. Poi si fece il piano regolatore generale… grandi appetiti dalla famiglia mafiosa di Villabate. Mandalà organizzò tutto in prima persona. Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e La Loggia e aveva trovato un accordo: i due segnalavano il progettista del Prg, incassando anche una parcella di un certo rilievo. L’accordo che Mandalà aveva definito coi suoi amici Schifani e La Loggia era di manipolare il Prg, affinché tutte le sue istanze - variare i terreni dove c’erano gli affari in corso e penalizzare quelli della famiglia mafiosa avversaria - fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani… Il che avvenne: cominciò la stesura del Prg e io partecipai a tutte le riunioni con Schifani” e “a quelle della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c’era”. Domanda del pm: “Schifani era al corrente degli interessi di Mandalà nell’urbanistica di Villabate?”. Campanella: ”Assolutamente sì. Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e Schifani”. Il tutto avveniva “dopo l’arresto di Mandalà Nicola”, cioè del figlio di Nino, per mafia. Mandalà padre si allontana da FI per un po’, poi rientra alla grande, membro del direttivo provinciale. E incontra Schifani e La Loggia. Lo dice Campanella, contro cui i due forzisti hanno annunciato querela; ma la cosa risulta anche da intercettazioni. Nulla di penalmente rivelante, secondo la Dda di Palermo. Nel ‘98 però anche Mandalà padre finisce dentro: verrà condannato in primo grado a 8 anni per mafia e a 4 per intestazione fittizia di beni. E nel ‘99 il Prg salta perché il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose nella giunta che ha nominato consulente Schifani. Miccichè insorge: “E’ una vergognosa pulizia etnica”. Ma ormai Schifani è in Senato dal 1996. Prima capogruppo forzista, ora addirittura presidente. Applausi. Viva il dialogo. Viva l’antimafia.Segnalazioni



tratti da Se li conosci li eviti di Peter Gomez e Marco Travaglio

domenica 4 maggio 2008

Costruiamo il nuovo

La politica e la riflessione sul risultato elettorale sono i temi su cui si è aperta la seconda giornata del 23mo congresso delle Acli, che a Roma ha dato appuntamento a tutti i suoi associati fino al 4 maggio. Tanti interventi, tra cui quello particolarmente atteso di Walter Veltroni, leader del Partito Democratico.

Veltroni, accolto da grande entusiasmo, dopo aver salutato il presidente delle Acli Andrea Olivero, al quale ha rinnovato la stima e l’apprezzamento, è voluto ripartire proprio dal rinnovato interesse della politica nei confronti delle associazioni e del terzo settore.

Il Partito Democratico, come ha spiegato Veltroni, innanzitutto dovrà lavorare insieme con le diverse opposizioni per costruire le condizioni di una convergenza. Chi ha vinto le elezioni deve tener conto di queste diverse opposizioni: "Chi interpreta il voto come un'onda che tutto travolge sbaglia sia perchè ci sarà una opposizione robusta sia perchè dimentica che il paese è diviso a metà visto che il 46% ha votato per altri e poi questa metà ha le sue articolazioni e soprattutto deve considerare che il 47% degli elettori non ha votato per chi poi sarà al governo". E’necessario avere un atteggiamento responsabile cercando il dialogo e aumentando le occasioni di incontro.
Prima ancora il dialogo deve provenire dal territorio, per questo è fondamentale il radicamento e la collaborazione con i cittadini e con le varie associazioni presenti.

“Il PD - ha dichiarato Veltroni – deve essere aperto alla società e radicato sul territorio valorizzando gli eletti negli Enti Locali e deve prendere le sue decisioni non facendo riferimento alle sedi e ai luoghi tradizionali”.
Un’apertura fondamentale se si pensa alle tante contraddizioni che vive la società odierna, che per paura tenda a chiudersi. Per questo Veltroni immagina un partito aperto, moderno che trasforma se stesso con un maggiore radicamento nella società, dove a contare di più sono gli associati, le persone che credono come nel caso del grande successo delle Primarie del 14 ottobre scorso e gli oltre 3 milioni e mezzo di elettori, gli eletti stessi con il loro rapporto diretto con i cittadini. Un partito, come ha precisato, che studi nuove forme di comunicazione e si apra al dialogo con le forze organizzate della società.

Proseguire la strada dell’innovazione, fortemente voluta dal PD è essenziale per Veltroni perché essa rappresenta la possibilità di dare quella risposta innovativa di cui la società ha bisogno in questo momento.
“Solo se il PD continuerà sulla strada di forte innovazione riformista a vocazione maggioritaria – ha dichiarato nel corso del suo intervento - potrà costruire scenari di collaborazione anche più intensi.” L’idea di Veltroni è quella di una grande forza di centrosinistra non come prosecuzione della storia della sinistra ma come forza che rappresenti la possibilità di risposte innovative e moderne fondate su valori solidaristici. Una vocazione maggioritaria che non significa esclusività ma occasione per costruire alleanze.

Alleanze per contribuire alla costruzione di una società solidale con valori condivisi che combatta i paradigmi attualmente in auge come il binomio ricchezza/povertà, a causa del quale aumentano le disuguaglianze, e poi l’insicurezza, il tema più devastante della società occidentale come ricorda lo stesso Veltroni, intesa come paura dell’altro, precarietà nel lavoro, insicurezza personale e sociale. Veltroni è convinto che il tema della sicurezza deve essere assunto dalle nostre culture solo come esse sanno fare e cioè impastando capacità di accoglienza , tutela e garanzie per i diritti dei singoli. Il PD in questo senso vuole contribuire per ricostruire un sistema economico e sociale, un sistema di sicurezza sociale e un sistema di valori condivisi attraverso l’accoglienza, la severità, il rispetto della legge e la tutela dei diritti.

venerdì 2 maggio 2008

Campagne inquinate da scarichi industriali

Una nuova discarica di rifiuti inquinanti, un nuovo scempio ambientale consumato nelle campagne di Castellaneta. A poco più di un mese di distanza dalla scoperta di una grossa quantità di fanghi industriali nocivi tra Castellaneta e Laterza, un nuovo ritrovamento è stato effettuato ieri mattina, in zona Le Grotte, a poca distanza dalla contrada Gaudella. Numerosi sacchi contenenti materiale nocivo sono stati riversati lungo una strada sterrata comunale, tra un uliveto e un tendone d’uva. L’area è stata sequestrata dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, ma questa volta al pericolo per i terreni immediatamente a contatto con il materiale velenoso, si aggiunge il ben più grave rischio di un serio danno ambientale.
La catasta di rifiuti tossici e stata infatti scaricata in una zona nella quale vi sono una decina di pozzi dell’Acquedotto pugliese che contengono acqua potabile per uso civile, strutture tra l’altro già attivate in vista di un’eventuale emergenza idrica per la prossima estate e che dovrebbero servire l’intera provincia di Taranto. Ciò vuol dire che in caso di pioggia i fanghi non solo comprometterebbero i terreni circostanti ma rischierebbero di raggiungere la falda e inquinare l’acqua. Per tale motivo, una volta fatti i prelievi da parte degli inquirenti, l’amministrazione comunale dovrebbe immediatamente adoperarsi per rimuovere i rifiuti e sventare il pericolo di un grave danno ambientale.
Ma quanto avvenuto ieri, come detto, non è il primo episodio di questo genere a Castellaneta. Ad una prima occhiata il materiale ritrovato appare dello stesso tipo di quello che alcune settimane fa fu rinvenuto e sequestrato in contrada Del Vecchio, località Pozzo del Marrese, a poche centinaia di metri dalla Statale 7 tra Castellaneta e Laterza. In quel caso risultò acclarata la pericolosità del materiale scaricato in un terreno privato, ma ad oltre un mese da quel ritrovamento, i fanghi sono ancora lì senza che nessuno abbia provveduto a rimuoverli. Anche in questo caso, sono numerosi i dubbi legati alla provenienza, non essendoci in zona industrie che producono rifiuti di questo tipo. C'è poi un inquietante interrogativo: il materiale ritrovato ieri è stato scaricato a poche centinaia di metri dall’azienda del capogruppo di Alleanza nazionale in Consiglio comunale, Giuseppe Rochira. Ma, almeno al momento, sembra trattarsi solamente di una coincidenza.

» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
» Autore: Angelo Loreto

giovedì 1 maggio 2008

ALDO MORO: un uomo così

Mercoledì 7 Maggio 2008 alle ore 19.30 presso la Parrocchia Santa Croce di Laterza si terrà l’ultimo appuntamento della rassegna culturale “Incontri con la Santità” organizzato in collaborazione con l’Azione Cattolica laertina.

L’incontro ha per titolo ALDO MORO: un uomo così .

Una delle sue figlie, la signora AGNESE MORO, racconterà suo padre.

Agnese Moro è sociopsicologa, vicepresidente del Gruppo CERFE – un coordinamento di enti di ricerca sociale non profit – è presidente dell’ASDO, l’Assemblea delle donne per lo sviluppo e la lotta all’esclusione sociale. Al centro dei suoi interessi sociali c’è da sempre il tema delle disuguaglianze. Sia per il CERFE che per l’ASDO si è infatti occupata di progetti e di analisi di temi quali la globalizzazione e la mondializzazione, la nascita di entità internazionali, la crisi degli stati nazionali e dei sistemi di governo, la questione della praticabilità delle politiche di welfare, l’incremento esponenziale dei flussi migratori, i pericoli ambientali, la perdurante minacciosità dei rischi sociali come la povertà di massa e l’esclusione sociale.

Agnese Moro è impegnata anche nell’attività dell’Accademia di studi storici Aldo Moro. E’ proprio al padre, ucciso barbaramente il 9 Maggio 1978 (esattamente trenta anni fa) dalle brigate rosse, ha dedicato il volume UN UOMO COSI’.

Un centinaio di pagine ricche di ricordi personali che presentano Aldo Moro nei suoi panni non ufficiali e non pubblici. Un uomo, semplicemente uomo, padre, marito, nonno che ha messo al primo posto della sua vita, anche nei momenti più crudi e dolorosi, la famiglia, le relazioni personali e umane.

C’è poca politica in questo “album di famiglia”: qualche viaggio, gli onnipresenti giornali, le preoccupazioni del partito. Il Moro stratega, l’ uomo pubblico contornato dal mito del martirio, è sostituito dal ritratto di un padre ricordato nei momenti quotidiani e domestici. Vi sono le struggenti lettere dedicate all’allora nipotino Luca (figlio di Mara Fida), alla sua amata Noretta (la moglie) e proprio ad Agnese.

Con questo capolavoro, gesto di grande generosità e amore da parte della figlia, si vuol far conoscere “l’umanità” di un uomo.

<<>> ha dichiarato la signora Agnese proprio recentemente; perché è facile parlare di Moro come del politico e dello statista per eccellenza ma si dimentica spesso che dietro quella figura di uomo pubblico c’era una PERSONA.

Una persona come lo erano i servitori dello Stato che sono morti ammazzati quella triste mattina del 16 marzo 1978: Il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, l'appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, il vice brigadiere di polizia Francesco Zizzi, l’agente di polizia Giulio Rivera, l’agente di polizia Raffaele Iozzino.

Moderatore della serata un altro illustre ospite: il Dott. ANTONIO BIELLA Direttore del Corriere del Giorno. Interverranno anche il Parroco Don Lorenzo Cangiulli, il Presidente parrocchiale di Azione Cattolica il Dott.Giovanni Pietricola.

La serata sarà anche l’occasione per tracciare un bilancio dell’intera rassegna, che ha visto una grande partecipazione, coordinata da Domenico Savino già a lavoro per organizzare la seconda edizione.

mercoledì 30 aprile 2008

Si raddoppiano le visite al Pd Laterza

Nel mese di aprile il nostro blog ha ricevuto tantissime visite, 11.479 pagine visitate da parte di 4.588 visitatori.
Oltre il doppio di pagine e visitatori rispetto al mese di marzo (5.255 pagine e 2.723 visitatori) che era stato il mese dei record.
Questo risultato impone una riflessione sullo strumento internet ed una accelerazione per la trasformazione del blog in sito internet (cliccando sull'immagine è possibile ingrandire il grafico).

Qui la crisi, lì il letargo

La maggioranza scossa da: la polemica con Leone, il magro risultato elettorale per le prossime scadenze, i boatos sul fotovoltaico, il rientro di Rizzi. L’opposizione continua a tacere e dopo l’uscita di scena di Di Lena e Caldaralo, anche la Bruno rinuncerebbe

In crisi la maggioranza, inesistente la minoranza.

La seconda sindacatura di Giuseppe Cristella, quella plebiscitata con quasi 6 mila voti, oltre il 58%, si trova fra i piedi più d’un intralcio: problemi in casa, in maggioranza, nell’opposizione.
Il caso Leone è il più appariscente, ma il più leggero perché ha soltanto il peso di un consigliere comunale isolato. La maggioranza perde un componente dei 13 dei quali è composta, più il sindaco, cosa irrisoria in sé. Sarebbe preoccupante se Leone avesse dalla sua una qual eloquenza, di quelle che mettono in difficoltà chiunque li ascolti. Ma questo genere di eloquenza ha bisogno di tre cose: cultura, oratoria naturale e nessuno scheletro nell’armadio. Leone, preso con un po’ di coca in casa, e reo confesso di usarla per sue sniffate, quand’anche avesse cultura e oratoria, con tanto scheletro nell’armadio le sue parole sarebbero più evanescenti del fiato emesso per pronunciarle.
Che egli resti in Consiglio e ne esca è la stessa cosa, è come se il Consiglio laertino invece di essere di 21 membri, fosse di 20.
Ma può essere un randagio solo per poco, può diventare un voto pesante per i problemi esplosi in Forza Italia. Nelle politiche di due settimane fa, anche sommando i voti dell’Udc, oggi avversario, son mancati all’appello un po’ di quei 6 mila voti di due anni fa, almeno 1500, una massa consistente. S’è abbassata di parecchio la percentuale del Pdl per un seggio in Provincia e per una richiesta di candidatura regionale con probabilità d’elezione.
Il magro risultato elettorale delle politiche è stato argomento delle sedute sezionali: più che domandarsi il perché di questa forte diminuzione, gli “azzurri” laertini si son domandati come recuperare, in vista delle provinciali del prossimo anno e delle regionali del 2010. Ma soprattutto per le provinciali, dove possono aspirare in molti. Alle regionali, infatti, può aspirare solo il sindaco, che, però, dovrebbe dimettersi, ma 4000 voti di partenza non è più una soglia di sicurezza. E al giovane sindaco laertino potrebbe non convenire rischiare due anni di sindacatura per una speranza, non esile, ma neppure robusta e solida.
Ma il vero problema del Pdl laertino è lo scranno provinciale con parecchi pretendenti. E siccome questi pretendenti non se la giocheranno, la candidatura provinciale, né a carte, né a dadi, è certo che i malumori diverranno rancori che esploderanno nell’urna, poi in sezione, infine in municipio. E allora Michele Leone, lo sniffatore messo alla porta, può tornare ad essere una pedina importante nelle future strategie, che riguarderanno la successione al sindaco.
Cristella infatti, è al suo secondo mandato, non può ricandidarsi sindaco e non è detto che quando si tratterà di designare il suo successore avrà la golden share, cioè la parola decisiva.
Anzi da certi “boatos” provenienti dalla sezione, non l’avrebbe già più. Il gruppo, infatti, si sarebbe aggrovigliato sul come prendere l’energia solare.
Laterza e Castellaneta, grazie ai buoni uffici della Comunità montana di Mottola, presieduta dal laertino Arcangelo Rizzi sono saliti agli onori della cronaca per aver ammassato nel loro territorio i progetti di quasi la metà delle torri eoliche previste per tutta la Puglia. Ora quelle pale non gireranno più nella vallata che va da Castellaneta a Laterza. Ma le energie alternative sono l’oro del domani: lasciato il rinfresco del vento si passa al tepore e al calore del sole.
Rizzi, poi, perduta la sua quota di potere, sussurrerà alla sua maniera suadente e fraterna, come solo i nipoti di prete sanno fare: ed a me ora che cosa mi fate fare?
Questa prima crisi della maggioranza di Cristella, però, non ha smosso dal suo letargo l’opposizione di sinistra. Nel quinquennio passato l’Unione fu inesistente, pur essendo consapevole della sua inesistenza. In questo biennio: nulla di nuovo, inesistenti come prima, neppure dopo la fondazione del Pd e lo tsunami delle elezioni politiche.
L’ex Unione laertina versa in una così profonda, e molti dicono irreversibile, astenia, che in questi due anni ha patito ben tre crisi d’identità. Dopo pochi mesi, lasciò il suo scranno consiliare il capolista, l’urologo Nino Di Lena. Ma fu solo una perdita d’immagine, perché Di Lena, preso dalla sua professione, non frequentava la vita politica. Una perdita, invece, per la sinistra e la vita politica del paese è l’uscita di scena di Lorenzo Caldaralo: comunista fin dal latte materno, mai “compagno trinariciuto”, quelli che obbediscono all’ordine e al contrordine, poi Pds, poi Ds, fino alla scissione mussiana. La scomparsa dell’Arcobaleno lo ha prostrato: gli ha rivelato che il comunismo, se lo è stata, non è più una religione per gli ultimi della terra; e gli ha anche rivelato che i suoi “maggiori” sono stati spazzati via perché si son mostrati indegni di ricevere la riconferma, essendosi smarriti nelle frivolezze e nelle vacuità. Caldaralo conosce paese e paesani, sa esprimere un pensiero compiuto ed ha una credibilità personale: senza di lui, il Consiglio non perderà una voce, perderà un buon consiglio. Al suo posto dovrebbe subentrare l’architetto Irene Bruno, con il collega Toni Gallitelli, antesignana del prodismo e con lui, dopo lo sprofondamento del prodismo ionico nella partitocrazia, anch’essa in crisi d’identità.
Lo smarrimento del Pd laertino era evidente domenica sera: botta e risposta al vetriolo fra Leone e la maggioranza della quale era stato assessore e il Pd non ha avuto nulla da dire. Era stato posto un problema di dignità politica e di legalità, erano state lanciate accuse criptiche; ma il Pd non ha chiesto conto, non ha scavato di suo, non ha informato il paese che nel Palazzo s’agita una impetuosa tempesta: non un comizio, ma nemmeno un tazebao, i manifesti delle guardie rosse di Mao.
Se la Bruno confermerà la sua volontà di star fuori da questa politica, le subentrerà Paolo Giannico, ex dc purosangue, già consigliere comunale, coltivatore diretto, cioè che usa lavorare il suo campo con le sue mani e quelle della sua famiglia, dirigente della Coldiretti, ottimo e appassionato oratore. Un contadino che conferma il poetico e virile elogio di Catone per i suoi contadini: dai campi giungono soldati valorosi e uomini fortissimi.
Ciò che occorre oggi.
Michele Cristella - Corriere del Giorno - 29 aprile 08

Dare il giusto reddito agli agricoltori

Lettera inviata e pubblicata nella rubrica del Corriere della Sera curata da Beppe Severgnini

Carissimo Beppe ti scrivo in risposta alla lettera di Domenico Polidoro (“Ue, energia e le sovvenzioni all’agricoltura”) apparsa su “Italians” del 2 aprile. Sono figlio di un coltivatore, ma ho abbandonato l’impresa paterna poiché non c'era reddito. Avrei tanto voluto convertirla all’agricoltura industriale, l'ecologia e il bio-diesel mi affascinano dalle scuole medie.
L'impatto di questi aiuti che si vorrebbero giustamente eliminare è molto minore di quello che si crede nella vita economico-finanziaria dell’impresa. Spesso è una partita di giro che si conclude a vantaggio della UE che obbliga ad esempio a comprare il grano cartellinato, impedendo di seminare il proprio se si vuole la c.d. integrazione. Quella del 2007, l'integrazione intendo non è stata ancora pagata ad esempio, colgo l’occasione per denunciarlo. Per una azienda intorno ai dieci ettari ammonta mediamente alla mitica somma di €1300, includendo il premio per grano ed olio. Una miseria, solo la potatura degli alberi d’olivo vale quei soldi. Chi ci guadagna sono i tanti che hanno imbrogliato sulle carte, via via scoperti dalla UE e dalla Guardia di Finanzia e le varie multinazionali cui questo assetto della agricoltura mondiale fa comodo. Le sementi e quindi lo stesso grano cartellinato sono da loro gestite. I contributi dell'UE sono dati per impedire che l'agricoltura europea sparisca per la competitività giustamente maggiore dei paesi sottosviluppati, creando così una dipendenza alimentare. La politica italiana in Europa non è stata capace di difendere le nostre produzioni, consentendo percentuali sempre più alte di ingredienti artificiali ed extraeuropei nei nostri alimenti. Ora immagini una dipendenza alimentare dall'estero dopo quella del petrolio... E' quello che accadrà se non ci si decide a dare il giusto reddito agli agricoltori, quelli veri e a controllare la filiera. Quei 30 centesimi al giorno, 109 euro annui quindi, mi dispiace dirtelo sono anche pochi. Chi lavora onestamente la terra e credimi è dura, peraltro con una burocrazia asfissiante, gradirebbe, lo dice mio padre, che gli aiuti fossero aboliti. Ma chi coltiverebbe la terra allora? Io faccio l'addetto stampa, la funzione dei miei articoli credo sia importante perché c'è qualcuno che mi paga per farla. Ma ha un difetto: non si può mangiare.

Nicola Natale

L'eolico: energia pulita impatto ambientale inesistente

Scrivo dalla Spagna paese leader nel settore eolico di terra ma che conta specializzarsi anche in quello di mare(offshore), e dopo un tesi di laurea dedicata proprio a questo settore spagnolo mi chiedo quali sono i veri problemi che esistono per il suo sviluppo in italio o al sud...soldi (tanti) o ambiente?...perchè secondo le mie ricerche l'impatto ambientale è praticamente nullo.
Mi spiego meglio, esiste un impatto sull'ambiente ma riguarda rumore e paesaggio, che sono rispettivamente superabili attraverso una certa lontananza dai centri abitati e poi cosa vale di più energia pulita o il fastidio di vedere pale che girano???in quanto agli animali si adattano presto, il disagio per questi riguarda solo la fase di installazione del parco eolico (in Spagna è stato progettato un parco eolico marino combinato con l'itticoltura).
Quello che non capisco e perchè gli ambientalisti si oppongono se si tratta di un forma di produrre energia che non ha bisogno di essere sperimentata, pulita e che con gli investitori giusti può apportare più di un beneficio (energia, lavoro, sviluppo...).
Vorrei ricordare che l'Europa, in particolare Spagna e Germania, rappresenta nel mondo un esempio di sviluppo straordinario senza precedenti.
L'italia potrebbe crescere ma come ci mostrano gli esempi di spagna e Germania solo con un politica e una normativa attenta al problema energetico e allo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma sopratutto attraverso l'impegno a costruire una coscienza sociale energetica, praticamente inesistente in italia e figuraimoci al suditalia
Mi sento di dire volere e potere, sopratutto quando si tratta di in futuro migliore...
Elisabetta - da Madrid

martedì 29 aprile 2008

Censis: tanta voglia di Stato centrale

Gli italiani credono nel ruolo dello Stato centrale: nonostante le elezioni abbiano premiato una forza come la Lega Nord fortemente localistica, al contempo c'è una richiesta crescente di dare più potere allo Stato, un ente che deve «aiutare la famiglia e risollevare le condizioni di vita». È quanto scaturisce da una ricerca del Censis, che ha intervistato duemila persone all’uscita dal seggio elettorale nei giorni 13 e 14 aprile scorsi.
Le motivazioni del voto delle Politiche 2008 – ha spiegato il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma – mostrano il lento declino del richiamo a ideali e valori e il ritorno del leader come mobilitatore del consenso: scende infatti del 4,6%, rispetto al 2006, la quota di chi ha scelto uno schieramento perchè si identifica con i suoi valori, mentre cresce di quasi 6 punti quella di chi ha deciso in base al capo della coalizione.

Dalla ricerca emerge poi come un quarto degli elettori, nella vita quotidiana, abbia un rapporto patologico con la politica, vissuto come scambio di favori e richiesta di soluzione di problemi personali. Soprattutto nei piccoli comuni e al centro-sud, dalle emergenze sanitarie alla ricerca di lavoro, ha ammesso di essersi rivolto a un politico il 23,1% degli elettori, ma c'è un 30% che non ha voluto rispondere.
Dal governo, gli italiani, fortemente condizionati dalla percezione di grande vulnerabilità socioeconomica, si aspettano soprattutto interventi di razionalizzazione della spesa pubblica: per il 24,2% va aumentata la spesa per le infrastrutture (+13,8% rispetto al 1996), per i servizi pubblici come trasporti e raccolta rifiuti (+6,7%), per l’ordine pubblico e la giustizia (+6,5%) e per le prestazioni previdenziali (+6,3%). Resta forte, anche se diminuisce nel tempo, la richiesta di spesa sanitaria (33,4%), diminuisce lievemente quella per la scuola.
In questo panorama, spicca la «voglia crescente di Stato centrale»: sono passati dal 33,3% del 2001 al 47,5% del 2008 gli italiani convinti che in una nuova distribuzione di poteri fra le istituzioni occorra privilegiare il ruolo dello Stato centrale, mentre diminuiscono coloro che vogliono potenziare le Regioni (dal 39% al 28,4%) o dare più potere a Comuni e Province (dal 27,7% al 24,1%). A questo, si affianca la centralità della famiglia come soggetto sociale che, secondo il 72% deve essere sostenuto dallo Stato, mentre cala il consenso verso le imprese e le associazioni.

Laterza 2 maggio ore 9,30 - Consiglio Comunale

E' stato convocato venerdì 2 maggio alle ore 9,30, presso la Cittadella della Cultura, il Consiglio Comunale di Laterza con i seguenti punti all'o.d.g.:
1) Surroga consigliere comunale Caldaralo Lorenzo;
2) Approvazione verbali seduta precedente;
3) Approvazione regolamento sulle forme di consultazione popolare;
4) Approvazione regolamento Piano delle Antenn;
5) Sdemanializzazione di relitto stradale in località "Serro Lapillo" e adesione del Comune al Paino di lotizzazione in zona Cr. 2 sub comparto k;
6) Progetto realizzazione insediamento produttivo - Ditta Pietricola srl - serramenti, infissi interni e commercializzazione.

La coscienza sporca e la morale pulita

Di seguito riportiamo un commento di akerfeldt che analizza il "battibecco" tra Sindaco e Leone,. Un botta e risposta che ci ha lasciati inebetiti e impressionati ed è per questo abbiamo inserito quel tipo di immagine, ad ogni buon conto abbiamo provveduto a sostituirla.
PD Laterza

“Non si fa politica con la morale ma nemmeno senza”. Dipende dalla morale.
Se il Sindaco e la giunta chiedono le dimissioni di Leone, reo di essere un consumatore accanito di droga (se è riuscito, non si sa come, a far passare quindici grammi quindici per uso personale), perché loro invece rimangono incollati allo scranno, pur essendo indagati per ipotesi di reato correlate al loro ruolo istituzionale?
Se la vicenda, come disse il Sindaco all’inizio, non c’entrava con la politica né con l’amministrazione, perché ora assume conseguenze politiche corredate da valutazioni squisitamente politiche sull’operato in consiglio del Leone? A che pro quella dichiarazione? Una specie di excusatio non petita per reprimere strumentalizzazioni politiche? O si voleva sostenere che l’amministrazione non avesse a che fare con la droga? Ma chi avrebbe potuto pensare che l’amministrazione, sia essa organo o funzione, fosse implicata nel caso?
Il cittadino non si rende conto da solo, senza che glielo dica qualcuno, dell’inadeguatezza di Leone a essere consigliere con delega alle politiche giovanili? Come dare l’esempio ai giovani? Facendosi beccare con della polvere bianca?
In fondo, secondo la morale del consigliere, lui non ha fatto niente di male. Ha solo danneggiato se stesso. Mica ha ammazzato qualcuno. Perché dovrebbe dimettersi? In realtà è lapalissiano che abbia sbagliato e debba dimettersi.
Ma che glielo venga a chiedere questa giunta in evidente stato confusionale, che prima, attraverso il Sindaco, nega ogni risvolto politico della vicenda e poi, accortasi dell’errore, ne trae le logiche conseguenze politiche, è qualcosa di grottesco dettata da una sorta di doppiopesismo morale. Una morale attagliata alle esigenze di ognuno.
Due pesi due misure, ma niente bilancino.

P.S.: togliete quella foto che fa impressione.

Turismo, imprenditoria, ambiente e diritti dei cittadini si tengono insieme con le regole

Siamo alle porte della stagione estiva ed è necessario scongiurare quanto accaduto durante l’estate 2007, dove, il nostro territorio è stato protagonista di atti di sequestro di immobili e aree demaniali occupate e utilizzate abusivamente.

Appare scontato dire che è necessario una forte azione di controllo da parte delle autorità competenti (ad ogni livello e nessuno escluso), ma l’ente locale dovrebbe dotarsi di un piano comunale delle coste.

Sarebbe necessario, infatti, scrivere le regole che innanzitutto garantiscano l’imparzialità di una pubblica amministrazione (e che è un dovere per chi ci amministra) per poter offrire a imprenditori e cittadini un quadro chiaro, certo e uguale per tutti. Ma le regole si rendono ancora più utili se la politica e i suoi amministratori hanno la voglia e la sensibilità di voler superare la gestione irrazionale e non programmata avvenuta in questi anni e che ha portato alla creazione di strutture spesso abusive.

Un piano comunale delle coste che riesca a contenere strategie per poter tenere insieme sia le iniziative imprenditoriali, importanti per la nostra economia e per l’occupazione, che la salvaguardia del territorio e la difesa dei cittadini.

Vi sono leggi dello stato, leggi e delibere regionali che sanciscono i criteri di pianificazione dell’uso del demanio marittimo con finalità turistico – ricreative e da esse si evince ad esempio un limite nel concedere aree demaniali fino ad un massimo del 40% del totale delle aree destinate all’uso turistico – ricreativo e che il restante 60%, calcolato al netto della porzione di costa inutilizzabile e non fruibile ai fini della balneazione, deve essere utilizzato come spiagge libere.

Il nostro litorale è diviso in due parti di cui la prima si estende per circa 197mila metri quadri dove è consentita l’installazione di attrezzature provvisorie balneari e di facile accesso ai bagnanti e l’altra di circa 282mila metri quadri non accessibili liberamente.

A questo punto mi chiedo se il nostro litorale può contenere nuove iniziative per l’insediamento di stabilimenti balneari? Senza un piano comunale delle coste la risposta e no . Il piano dovrà sancire se il nostro litorale è saturo e quindi non in grado di poter accogliere nuove istanze di concessione, viceversa, invece, dare nuove opportunità imprenditoriali e occupazionali di cui il nostro territorio ne ha estremo bisogno.

Il piano, non ultimo per importanza, è necessario per programmare la realizzazione di interventi che superino le barriere architettoniche per i portatori di handicap, garantendo la vivibilità e la visibilità di beni e luoghi naturali che il nostro territorio si pregia di avere e che, allo stato dei fatti, persone meno fortunate di noi non possono godere nella stessa misura.

L’ente locale che è gravemente in ritardo ha un obbligo, anzi un dovere morale e civico.

Luigi Notarfrancesco – consigliere comunale del Partito Democratico

Due padri per una sconfitta

Lo tsunami del 13 aprile sommerge la Capitale. Com'era prevedibile, l'onda lunga della destra italiana travolge anche l'ultima, flebile "resistenza" romana. La vittoria a Sondrio o a Vicenza è un pannicello caldo, che non lenisce ma semmai acuisce la ferita profonda patita dal centrosinistra, prima a livello nazionale e poi, dopo i ballottaggi, a livello locale. Con la trionfale marcia su Roma di Alemanno la sconfitta del Pd diventa disfatta. Una disfatta che non è orfana, ma stavolta ha almeno due padri. C'è un padre, sul piano della proiezione politica romana. Si chiama Francesco Rutelli. Nonostante l'ottimo passato da sindaco negli ormai lontanissimi anni '90, stavolta Rutelli è stato un handicap, non una risorsa. Non è un giudizio politico, ma numerico.
Il candidato alla provincia del Pd Zingaretti, nelle stesse circoscrizioni in cui si votava anche per le comunali, ha ottenuto 731 mila voti contro i 676 mila ottenuti da Rutelli.
Vuol dire che quasi 60 mila elettori di centrosinistra, con un ragionato ancorché masochistico calcolo politico, hanno votato "secondo natura" alla provincia, mentre hanno fatto il contrario per il Campidoglio. Piuttosto che votare l'ex vicepremier del governo Prodi, hanno annullato o lasciato bianca la scheda. In molti casi hanno addirittura votato Alemanno. Dunque, a far montare la "marea nera" della Capitale che ha portato alla vittoria il candidato sindaco del Pdl ha contribuito un'evidente "pregiudiziale Rutelli" a sinistra. Soprattutto nelle aree più radicali. Che magari non ne hanno mai apprezzato "l'equivicinanza" tra le disposizioni della Curia vaticana e le posizioni della cultura laica. E che forse, punendo Rutelli, hanno deciso di dare una lezione al Pd, colpevole di aver "cannibalizzato" la sinistra nel voto nazionale di due settimane fa. Con una campagna elettorale imperniata su un principio giusto (l'autosufficienza dei riformisti) ma declinato nel modo sbagliato (il principale "nemico" è la sinistra). Così Veltroni, salvo che negli ultimissimi giorni, ha finito per perdere di vista il vero avversario, cioè Berlusconi. Adottando nei confronti del Cavaliere una forma di parossistica "pubblicità involontaria", con la trovata non proprio geniale del "principale esponente dello schieramento a noi avverso", ripetuta ossessivamente, fino all'assurdo, e così trasformata in un boomerang .
Di questa disfatta, quindi, c'è un padre anche sul piano della dimensione politica nazionale. Quel padre si chiama Walter Veltroni. Il leader del Pd ha scontato un deficit oggettivo: nella partita sulla sicurezza, determinante nel giudizio degli elettori in tutta Italia e nelle singole città, ha dovuto inseguire il Pdl. E da sempre, in quello che Barbara Spinelli sulla Stampa definisce il "populismo penale", la destra eccelle storicamente sulla sinistra. Semplicemente perché, nella percezione dei cittadini impauriti (giusta o sbagliata che sia) "does it better": può farlo meglio. Ma il leader del Pd ha pagato anche un errore soggettivo: non ha capito che la sfida su Roma avrebbe richiesto un altro "metodo di selezione", più consono all'idea del Partito democratico costruito "dal basso", che gli elettori avevano iniziato a conoscere e ad apprezzare con le primarie. La candidatura di Rutelli, al contrario, è il frutto dell'ennesima alchimia di laboratorio (o di loft). Una collocazione di "prestigioso ripiego", per un dirigente che è già stato sindaco due volte, che ha corso e perso un'elezione politica nel 2001, che è stato vicepremier nel 2006 e che ora, nel nuovo organigramma del Pd sconfitto il 13 aprile, rischiava di ritrovarsi senza un "posto di lavoro". L'opinione pubblica, di sinistra ma anche di centro e di destra, ne ha tratto la sgradevolissima impressione di una nomenklatura che usa le istituzioni come "sliding doors". Porte girevoli, dalle quali si entra e si esce secondo opportunità pratica personale, e non secondo utilità politica generale. Ora, sul terreno di questa incipiente Terza Repubblica, per il centrodestra si aprono le verdi vallate del governo nazionale e locale, da Milano a Roma, con la fine di quello che Ilvo Diamanti definisce il "bipolarismo metropolitano". Per il centrosinistra, al contrario, non restano che macerie. Risultati alla mano, è difficile contestare l'irridente sberleffo di uno striscione della destra che, in serata, inneggiava a "Veltroni santo subito", lungo la scalinata del Campidoglio: "Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi. Con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento. Candidando Rutelli ha perso Roma". L'analisi è rozza, ma ha un suo fondamento. Ora il Pd corre un rischio mortale. All'indomani della disfatta, un regolamento di conti al vertice sarà inevitabile. Ma a un anno dalle elezioni europee, nelle quali si voterà con il proporzionale, un possibile ritorno al passato (cioè alla vecchia e agonizzante divisione Ds-Margherita) sarebbe imperdonabile.
da www.repubblica.it

IL PARTITO DEMOCRATICO PER IL PRIMO MAGGIO

Cari democratici, care democratiche del Dipartimento reg.le Lavoro

ritengo come penso tutti voi, che il 1° Maggio 2008 possa e debba significare per il nostro Partito, una importante occasione per rilanciare ed affermare le ragioni del Valore del Lavoro.
In tal senso sarebbe auspicabile, quanto doveroso promuovere iniziative diffuse su tutto il territorio Pugliese per il 1° Maggio.
L’infinito susseguirsi di morti sul lavoro, la necessità di affrontare urgentemente la questione salariale e continuare l’azione intrapresa dal Governo Prodi di stabilizzazione del lavoro e di sostegno alle imprese per uno sviluppo di qualità credo debbano essere punti importanti che devono ispirare l’azione di opposizione dei nostri Parlamentari e Deputati eletti nel Governo di centro-destra come quella di ognuno di noi lì dove governiamo e nelle attività di Partito locale affinché si affermi una nuova Cultura del Lavoro.

Il Partito Democratico in Italia , come in Puglia e per quanto ci riguarda, a partire dai livelli di direzione regionale , provinciali e di circolo deve porre adesso, al centro della sua iniziativa politica il Lavoro :

1) Perché non si deve morire di lavoro.
Bisogna dire basta alla cruenta catena di morti sul lavoro, sono in media 4 al giorno uomini,donne,giovani, immigrati a perdere la vita per il lavoro.
Il Testo Unico varato dal Governo Prodi è un’importante conquista per il mondo del
lavoro,bisogna da subito esigere la sua totale e corretta applicazione in ogni luogo di lavoro e per ogni prestazione, per garantire la tutela di tutti i lavoratori e le lavoratrici.
Va radicata una vera cultura della Sicurezza e della Prevenzione puntando sulla formazione per i lavoratori , le lavoratrici e per gli imprenditori.
Il tema della Sicurezza deve diventare punto centrale di ogni confronto interistituzionale e di contrattazione tra parti datoriali e organizzazioni sindacali.

2) Perché il Partito Democratico col Manifesto per il Lavoro e col punto 6 del suo Programma elettorale fa del Lavoro stabile e sicuro,della lotta alla precarietà e al lavoro nero , dell’innovazione, del sostegno alle retribuzioni basse e dell’accesso al lavoro di giovani,donne e disabili, gli assi portanti di un nuovo sviluppo di qualità e di un welfare inclusivo.

3) Per difendere ed affermare la Democrazia e la Costituzione Italiana che all’art.1 recita: ” L’Italia è una repubblica democratica fondata sul Lavoro. La Sovranità appartiene al Popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”

1° MAGGIO 2008
Festa del Lavoro e dei Diritti,

per l’affermazione di Regole e Legalità.

Civiltà e Solidarietà

Francesca Battista del Dipartimento Reg.le Lavoro

lunedì 28 aprile 2008

Maggioranza scarsa e deprimente, Leone risponde al Sindaco

“Ero a conoscenza della richiesta di dimissioni, giustificata esclusivamente dalle mie vicende personali, ma nessun giudizio era stato espresso finora sulla mia partecipazione alla vita politica”: il consigliere comunale Michele Leone, arrestato per possesso di 15 grammi di cocaina il 3 aprile scorso e scarcerato due giorni dopo per aver ammesso la detenzione di uso personale della sostanza stupefacente, non ci sta.

Ribadisce che non intende lasciare il Consiglio, ritenendo le dimissioni un atto che “non può essere imposto” da alcuno, si dice rammaricato e sorpreso per il “pensiero” del sindaco Cristella appreso “dalle pagine di un giornale” e rilancia: “Il mio apporto è stato scadente, non sono mai stato parte attiva in maggioranza? Le affermazioni del sindaco sono in pieno contrasto con i fatti”, scrive Leone. E poi spiega: “Eletto per due mandati consecutivi, nel primo ricoprendo la carica di assessore, sono stato parte attiva o, meglio, decisiva in molte delle delibere approvate dalla maggioranza. Ho condiviso, ovviamente, le scelte adottate, ma oggi sono costretto a rivedere alcuni episodi e circostanze che allora sembravano ordinari: il mio telefono squillava di continuo in occasione di consigli comunali a maggioranza risicata, e dispiace adesso nutrire il dubbio di aver condiviso idee con chi pensava solo ad utilizzare il mio voto in Consiglio”.

A seguire, una precisazione: “Nessun provvedimento è stato adottato nei miei confronti dalla segreteria dell’Udc”. E un proposito: “Sono pronto a rimettermi in gioco, dopo un esame di coscienza degli errori fatti, magari candidandomi alle prossime elezioni, per lasciare ai cittadini di Laterza l’ultima parola-giudizio su Michele Leone uomo e politico”. Infine, per Michele Leone il sindaco Cristella “farebbe bene ad accorgersi di essere ormai considerato un ex sindaco” e a “preoccuparsi della sua attività politica e dell’opinione che la gente ha sulla stessa”. E comunque: “Se la mia attività politica era scarsa e ora è addirittura deprimente - chiude Leone -, vuol dire che ero e sono ben inserito nella maggioranza”.

A chiedere le dimissioni di Leone era stata, nell’ultima seduta consiliare, anche l’intera coalizione politica, “tenuto conto - si legge nel documento lasciato agli atti - che il ricoprire cariche pubbliche impone un comportamento etico ispirato a valori e principi d’ortodossia politica, e che il comportamento del consigliere Leone Michele non risponde a quanto innanzi cennato”. E’ scontro, insomma.

Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno 28/4/08