sabato 10 maggio 2008

118 a Laterza è codice rosso

«Un trattamento mortificante ai danni di Laterza e del suo territorio, ma noi siamo stanchi e diciamo basta: questo scellerato tira e molla deve finire»: sull'auto medica sottratta alla postazione del 118 di Laterza il sindaco Giuseppe Cristella, va giù pesante. Duro. Conferenza stampa di fuoco ieri mattina, nella sede operativa della “Luce-Croce Azzurra”, al poliambulatorio cittadino.
«Hanno staccato la spina all’unico servizio sanitario “concesso” alla nostra comunità, dopo anni di tribolazioni e di battaglie, senza neanche informarci: per l’Asl e per la Regione contiamo meno di niente» tuona il Cristella. E poi rincara la dose: «Non chiediamo incontri, né vertici di sorta, aspettiamo invece l’immediato ripristino dell’auto medica: siamo stanchi di parlare a vuoto, di ascoltare i soliti discorsi rassicuranti quanto improduttivi; è tempo - incalza Cristella - che per Laterza si parli finalmente in termini operativi di altri servizi sanitari, e che si metta la parola fine ad una vicenda assurda, incomprensibile, insostenibile». Sintesi spietata quella del sindaco: «L'ultima turnazione medica è ferma ad aprile - scandisce -, il servizio è rimasto fin qui scoperto e a tutt'oggi non ci è dato sapere per quali motivi: nessuno si è preoccupato di avvisare il Comune o il suo sindaco a spregio del più elementare dei rapporti istituzionali». Laterza “schiacciata” fra Castellaneta e Ginosa, Laterza lontana da Taranto ma «non facciamo campanile» precisa Cristella: «Non vogliamo che si tolga ad altri, riteniamo però ingiusto e irresponsabile che si sottragga ad un territorio perifericamente esteso come quello laertino l’unica risorsa in grado di fronteggiare l’emergenza sanitaria». Di sprechi evidenti a vantaggio di alcuni e di «cinghia stretta» imposta a Laterza parla Basilio Solazzo, tra i fondatori dell’associazione La Luce, da sempre impegnato nel volontariato: «In origine - dice - a Laterza la postazione medica era prevista, e il dottor Mario Balzanelli, responsabile territoriale del servizio, lo sa bene: è stata proprio la logica del campanile ad escluderla dalla sera alla mattina». Il «di più» è altrove, aggiunge Solazzo: «E qui manca il minimo indispensabile ». Domenica, sit-in davanti al poliambulatorio: «Inviteremo, parlamentari, istituzioni, medici, operatori, stiamo pensando ad azioni più incisive» informa il sindaco Cristella. E il presidente del Consiglio Franco Frigiola prennuncia una seduta monotematica della massima assemblea cittadina: «La misura è colma». E’ codice rosso.
Franco Romano - La gazzetta del mezzogiorno

118, il medico è di nuovo sparito

LATERZA – Il codice rosso, stavolta, è toccato alservizio 118. Il paziente grave, anzi gravissimo, è però la postazione Bls di Laterza, che dal 1° maggio non ha più la copertura medica. Un vuoto che il sindaco Giuseppe Cristella ha cercato di “riempire” tuonando alla sua maniera: “L’Asl Ta 1 deve immediatamente restituirci il medico, perché i miei cittadini non sono di serie B”. La differenza, ieri mattina in postazione, l’ha spiegata un medico-cittadino: “E’ come barcamenarsi tra la vita e la morte”. Il protocollo richiede otto minuti per essere sul posto dell’incidente: un secondo in più può voler dire perdere una vita. E loro, i 26 sconfortati volontari del Bls laertino, sono abilitati al trasporto
immediato soltanto nei casi più lievi (codice bianco e verde), mentre in quelli più seri (giallo e rosso) non possono fare altro che aspettare. Aspettare che cosa? Un’altra ambulanza che arrivi col medico a bordo, magari da Castellaneta, Ginosa o Mottola. Dipende da quella che è libera e che la centrale operativa può attivare. Beccarsi un infarto, allora, può essere una fatalità, ma sopravvivere può diventare una questione di
maledetti minuti. E di fortuna: se parte l’ambulanza medicalizzata dal posto sbagliato, perché magari quella più vicina è già altrove, si rischia grosso. E rischiano anche gli stessi autisti-soccorritori, che prestano i primi soccorsi e devono dare risposte ai familiari, sapendo che mezzi, procedure e competenze hanno un limite invalicabile.
Insomma, l’emergenza è la ragione stessa per cui è stato istituito il 118. Il problema, allora, nasce quando è lo stesso servizio che va in emergenza. Il caso di Laterza
è emblematico di questo corto circuito della «Sanità di periferia»: nel mese di aprile, ad esempio, ci sono stati soltanto 18 turni coperti su un totale di 90.
Ma la storia dei “mancamenti” è vecchia di quattro anni. Già nel 2004, quando il servizio è partito, lo ha fatto con un pezzo (importante) in meno: il medico destinato a Laterza dal Governo Fitto, infatti, finì “miracolosamente” a Ginosa. E ci sono voluti un paio d’anni e i pugni del sindaco Cristella sbattuti sui tavoli dell’Asl per assistere – era il 9 ottobre 2006 – ad un cambio di registro. L’allora direttore generale Marco Urago mandò il medico e, troppa grazia, pure l’automedica. “Un sogno durato due giorni – ricorda Basilio Solazzo, storico volontario dell’Associazione La Luce –, poi siamo tornati alle carenze di sempre, ai medici a tempo, ad un servizio coperto a macchia di leopardo e agli
sprechi causati da qualche politico. E tutto ciò mentre i
volontari vengono mandati allo sbaraglio”.
Il guaio più grosso, però, resta la carenza di medici: ce ne sono sei, tutti precari, in un territorio (da Mottola a Ginosa passando per Laterza) in cui ne servirebbero il triplo. E quelli che ci sono – confessa uno di essi – “vogliono scappare via, perché sono tre anni che ci promettono l’assunzione e siamo ancora attaccati ad una misera convenzione”. “Ma col medico a bordo – spiega la responsabile del 118 locale, Rosalisa Leogrande
– abbiamo fatto anche quattro interventi al giorno e l’anno scorso abbiamo dimezzato le vittime, da 14 a 7”. Cioè il medico del 118, qui a Laterza dove molta popolazione è sparsa nell’agro, non è un lusso. Anche se nei piani alti dell’Asl può sembrare così. “Ci
hanno tolto il medico – lamenta il sindaco con al fianco tutta la giunta – senza nemmeno avvisarci, senza neanche uno straccio di fax in cui ci fosse scritta una motivazione: forse non l’avremmo condivisa, ma almeno avremmo potuto dare una risposta ai cittadini”.
“La scorrettezza istituzionale – continua – è grave, perché non ci si è degnati di avvisare la massima autorità socio-sanitaria, che è il sindaco della città. Ecco ciò che fa rabbia: l’incomunicabilità, la mancanza di rispetto per un’intera comunità. Sono 20 giorni che non
abbiamo un contatto con l’Asl: eppure Balzanelli, che è il responsabile del Set 118, e sopra di lui il direttore generale Colasanto, sanno tutto”.
Poi annuncia il prossimo passo: domenica mattina alle 10, nel piazzale della poliambulatorio, ci sarà un sit-in di protesta al quale saranno invitati cittadini e
istituzioni. “E convocheremo un Consiglio comunale monotematico – spiega il presidente Franco Frigiola – aperto a tutti, perché è arrivato il momento di fissare dei paletti, di dire che cosa si vuol fare di questo territorio dal punto di vista della Sanità che, oggi, è assolutamente latitante”. Senza escludere azioni clamorose: “Siamo pronti a dimetterci dal Consiglio comunale – scandisce il sindaco -. E questo voglio dirlo all’opposizione: ci siamo fatti una guerra di manifesti per prenderci i meriti dell’arrivo del medico al 118,
ma tutti, destra e sinistra abbiamo fallito. Almeno, stavolta cerchiamo di fare una battaglia insieme”.
Il fallimento, però, è più generale: “Perché non funziona il sistema – spiega un medico -. A Ginosa il Punto di Primo Intervento non fa filtro per i casi più lievi e a Castellaneta c’è un Pronto Soccorso che può intervenire su un caso grave per volta perché esiste un solo monitor”. Certo, se l’Asl di Taranto ha raggiunto negli anni scorsi un solo record, cioè essere la più indebitata d’Italia, qualcosa vorrà pur dire: è proprio il “sistema” che non andava...
Il che, comunque sia, non consola i laertini. “Ma proprio a maggio – si sfoga Cristella - quando ci sono i pellegrinaggi per la Madonna e arrivano i turisti nell’Oasi Lipu dovevano toglierci il medico? Proprio ora che qui ne servirebbero due di medici...”. E forse, chissà, non sarebbe inutile mettersi in fila per chiedere una grazia alla Mater Domini. «Codice celeste»: se funziona è un miracolo...

Massimo D’Onofrio – Corriere del Giorno – 9 maggio 2008

Otto ore di sciopero alla Natuzzi

LATERZA - Le assemblee dei lavoratori dello stabilimento Natuzzi di Laterza (1° e 2° turno), unitamente alle rappresentanze sindacali unitarie e alle segreterie territoriali Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil, hanno deciso per oggi otto ore di sciopero, per il 1°, 2° e 3° turno per protestare contro «l’insensibilità della Impresa Natuzzi che ha deciso di avviare la procedura di Cassa Integrazione Ordinaria prima dell’incontro ufficiale che si terrà il 13 maggio prossimo».
I lavoratori - riferiscono i sindacati - «ancora una volta, protestano per la mancata chiarezza da parte dell’impresa e per la mancata presentazione del piano industriale che la stessa si era impegnata a presentare già da novembre 2007. I lavoratori preoccupati per l’imminente scadenza della Cassa Integrazione Straordinaria, prevista per la metà del prossimo mese di giugno, hanno chiesto la sospensione della Cassa Integrazione Ordinaria, decisa dalla Impresa Natuzzi senza alcun criterio di rotazione, sino all’incontro del 13 maggio».
Corriere del Giorno, 9 maggio 2008

il Governo Ombra del Pd

Come promesso, a 48 ore dalla nascita del governo Berlusconi, il Segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, ha presentato il governo ombra del Pd. Guidato dal leader del Pd, dal vice Franceschini e coadiuvato dai capigruppo alle Camere, Fionocchiaro e Soro, il governo ombra per Veltroni avrà “un compito di iniziativa politica e programmatica. Sarà uno degli strumenti dell’opposizione per rispondere all’azione del governo Berlusconi, ma anche per individuare soluzioni alternative e servirà a far crescere il consenso che sicuramente ci sarà nei prossimi mesi”.

La squadra è composta da Piero Fassino agli Esteri, Marco Minniti all’Interno, Pierluigi Bersani all’Economia, Enrico Letta al Lavoro, salute e politiche sociali, Matteo Colaninno allo Sviluppo Economico, Lanfranco Tenaglia alla Giustizia, Maria Pia Garavaglia all’Istruzione, Roberta Pinotti alla Difesa, Alfonso Andria alle Politiche agricole, Ermete Realacci all’Ambiente, Andrea Martella alle Infrastrutture e trasporti, Vincenzo Cerami ai Beni culturali, Giovanna Melandri alla Comunicazione, Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, alle Riforme per il federalismo, Mariangela Bastico ai Rapporti con le Regioni, Linda Lanzillotta alla Pubblica amministrazione e innovazione, Vittoria Franco alle Pari opportunità, Beatrice Magnolfi alla Semplificazione normativa, Maria Paola Merloni alle Politiche comunitarie, Michele Ventura all’attuazione del programma, Pina Picerno alle Politiche per i giovani.

Ci sarà anche un coordinamento del governo ombra formato da Piero Fassino, Pierluigi Bersani, Marco Minniti, Enrico Letta e Goffredo Bettini. Riccardo Franco Levi sarà il portavoce, coordinatore, invece, Enrico Morando. Infine, Giuseppe Fioroni e Paolo Gentiloni assumono gli incarichi di coordinatore dell’area organizzazione e dell’area comunicazione.

venerdì 9 maggio 2008

Nani e Ballerine, il nuovo modello politico

La nomina a ministro di Mara Carfagna è la punta parossistica di un processo di spettacolarizzazione della politica iniziato ormai circa venti anni fa. Tale processo è stato causato da due fattori concomitanti: la perdita d’attrazione della politica e l’affermazione del dominio della televisione.
Il primo fenomeno è dovuto al crollo delle grandi ideologie e alla scomparsa dei partiti della prima repubblica travolti dall’onda lunga dello tsunami Tangentopoli, ed è esemplificato dal basso indice di partecipazione politica, misurato principalmente nel numero d’iscritti a partiti o movimenti politici in fortissimo calo. Il dominio televisivo, o meglio neo-televisivo per dirla alla Eco, si afferma con lo sviluppo della televisione commerciale che, durante gli anni ottanta, divulga uno stile di vita improntato ad un benessere immediato di pura matrice edonistica, a una felicità a basso costo ottenibile hic et nunc, al rinvio sine die dei sacrifici necessari al conseguimento del bene comune. Con l’implosione della prima repubblica, la politica, in crisi di credibilità, ripiega sempre più verso il medium televisivo, si conforma ai suoi stilemi comunicativi imperniati sulla semplificazione, sull’apparenza e sull’appeal. Gli uomini “nuovi” della politica italiana possono affermarsi specie se hanno acquisito credibilità in campi diversi e meno inquinati, agli occhi della pubblica opinione, rispetto a quello della politica: l’impresa privata, lo sport, lo spettacolo. E specie se dimostrano una certa telegenicità. L’azione combinata di questi fenomeni permette l’affermazione rapida e clamorosa di Silvio Berlusconi e del suo partito. La situazione negli anni si cristallizza. Il modello di politica rimane quello: personalizzato, spettacolarizzato, mediatizzato.

Ora a distanza di quasi venti anni ne raccogliamo uno dei frutti più maturi: la nomina a ministro di una donna che fino a due-tre anni fa sedeva tra Giancarlo Magalli e Paolo Fox ( con rispetto parlando) e si esibiva discinta in balletti. Poi rimane folgorata sulla via d’Arcore, si candida e viene eletta, grazie alle liste bloccate, senza una minima preparazione politica, forte solo della sua laurea in giurisprudenza. A due anni di distanza dall’ingresso in campo diviene addirittura ministro. Un vero portento, un luminare della giurisprudenza se in due anni ha bruciato le tappe in questo modo. Ma chi in venti anni ha bruciato le tappe in maniera altrettanto eccezionale è la politica italiana: si è passati dalle assemblee partitiche di “nani e ballerine” di craxiana memoria al governo nazionale di “(psico)nani e ballerine” di berlusconiana genesi.

LATERZA SENZ'ACQUA

Da 4 anni senz’acqua: odissea di 16 famiglie nelle case dello Iacp
Appello di «Codici»


E’ emergenza idrica: sedici famiglie vivono senz’acqua da quattro anni, da quando si sono trasferite nel complesso edilizio dello Iacp, alla periferia di Laterza.L’osservatorio Codici, Centro per i Diritti del Cittadino, ha documentato di recente «l’emergenza idrica in cui versa la provincia di Taranto, infatti questa situazione si verifica non solo nelle periferie di Laterza, ma gli stessi abitanti della Città Vecchia di Taranto devono ogni giorno, ormai da diverso tempo, vivere in questa condizione di disagio».«Naturalmente l’arrivo della stagione estiva peggiora la situazione, famiglie dell’intera città potranno rimanere senz’acqua per giorni - commenta il segretario nazionale del Codici, Ivano Giacomelli -. Secondo alcuni dati, nella stagione estiva 2007, per la scarsità di risorse idriche, 2 famiglie su 3 non aveva acqua nelle abitazioni per un periodo di 5 giorni consecutivi e ad intervalli frequenti nel corso della stagione. E’ vergognoso e occorre cercare una soluzione del problema».
Pertanto, il Codici, invia un’istanza di accesso agli atti al Comune di Laterza e all’Acquedotto Pugliese per avere chiarimenti in merito alle famiglie di Laterza che da quattro anni vivono tale disagio.»

da Corriere del Giorno

Pd, punto e a capo

Il Pd ionico si guarda allo specchio, c’è da tenere sotto controllo un principio di rughe che mal si concilia con la giovane età del partito. Una situazione ancora non da chirurgo plastico ma da paziente che deve stare attento a non lasciarsi andare troppo, quello sì. Allora urge una seduta di gruppo che Donato Pentassuglia, segretario provinciale del partito, ha provveduto a convocare nel Salone di rappresentanza della Provincia.

E ieri sera c’erano proprio tutti a questo rendez- vous – anche Nicola Taurino, una vita spesa a far politica - a parlare dell’esigenza di costruire un partito pronto a ritornare tra la gente, a capirne gli umori, a interpretarne i desideri. Salvo poi a fare dell’emergenza Arsenale e di quella ambientale una sorta di desaparecidos dall’agenda politica e a bandire, e quelle volte che è stata pronunciata è avvenuto molto a bassa voce, la parola sconfitta.

C’è voglia di parlare tanto è vero che il presidente dell’assemblea, Cosimo Nume, ha oltre venti interventi prenotati. Alla fine parleranno in sette, tutti gli altri dovranno aspettare lunedì 19, alle ore 16, quando l’assemblea provinciale del Pd tornerà a riunirsi. Tocca a Donato Pentassuglia dare il la alla serata. E lo fa con tono pacato, quasi monocorde, anche quando c’è da richiamare all’ordine le voci fuori dal coro, che in questi giorni si sono esibite sulle colonne dei quotidiani locali, ricordando loro che, comunque sia andato il risultato elettorale, «il risultato del Pd a Taranto è stato il migliore della Puglia».

Tutto ciò a dispetto di una gestione dirigistica fatta dai livelli regionali del partito che hanno di fatto escluso il capoluogo ionico da rappresentanze più cospicue nelle liste in Puglia. Ma ieri c’era l’esigenza di far capire a tutti che «le polemiche non fanno bene» perché «il Pd ionico ha grosse potenzialità». Insomma, i panni sporchi, se ci sono, vanno lavati in famiglia e, soprattutto, sarebbe il caso di non mettere in difficoltà con esternazioni in libertà «amministrazioni e sindaci espressione del Pd» perchè a rimetterci «non è l’amministratore ma il partito». E in vista delle imminenti scadenze elettorali non è proprio il caso che il partito non si presenti con la consapevolezza che vanno combattute «una destra che si è ben organizzata» e la Lega Nord «che ha saputo interpretare i bisogni della gente e quei 9 punti percentuali sono davvero tanti». Poi c’è da affrontare la vexata questio dei rapporti tra il Pd e

l’amministrazione Stefàno. «Noi - ha ribadito Pentassuglia - non stiamo e mai staremo con il cappello in mano dietro la porta del sindaco. Ma il fatto che Stefàno voglia dialogare con noi all’indomani dell’approvazione del bilancio è politicamente scorretto perché la redazione di un documento così importante non può vedere estraneo il Pd».

Un argomento, questo, che vede in parziale disaccordo Gaetano Carrozzo, che della giunta Stefàno è stato vicesindaco e assessore al Bilancio, secondo il quale, viste la scarsità di risorse finanziarie «e i risultati fallimentari portati a casa dal sindaco», non sarebbe proprio il caso di andare a fare un accordo al buio. Semmai, ha sottolineato Carrozzo, sarebbe il caso che il Pd avvii «una discussione approfondita sugli 11 mesi dell’amministrazione comunale», e lo faccia presto «perchè il tempo stringe», assumendo posizioni chiare e univoche piuttosto che rimanere in mezzo al guado. Poi il Carrozzo che non ti aspetti, quello che veste i panni di Bossi e lancia l’idea della «Lega democratica che antepone a tutto gli interessi della comunità e del territorio».

Concetti che seguono a ruota quelli anticipati da Florido che invita a trarre insegnamenti dal voto della Lega Nord. «Da quel voto - dice Florido – dobbiamo imparare che c’è un rapporto stretto tra il radicamento territoriale e la rappresentazione degli interessi». Ma, vivaddio, se a Taranto e provincia «tutto è commissariato: lo è l’Asl, lo sono gli enti strumentali, lo sono diversi Comuni della provincia» come si può pretendere «che Vendola si interessi di noi visto che il nostro tasso di credibilità è vicino allo zero! Ecco perchè dobbiamo cambiare registro senza uccidere la speranza del cambiamento, senza dimenticare che il potere è tutto». Un assunto, quello sul potere che serve per poter contare, subito fatto proprio da nove componenti il direttivo che presentano, e si vedono votare all’unanimità, un ordine del giorno con il quale si chiede al presidente Vendola una maggiore visibilità della rappresentanza tarantina. Un assist all’ingresso in Giunta di Michele Pelillo o, quanto meno, un ruolo da capogruppo per colui che fino a un attimo prima del vagito del Pd era il portavoce regionale dell’Ulivo.

Alla fine, l’unica voce fuori dal coro è rimasta quella di Rocco Ressa. «Approfondire le questioni della sconfitta - dice - non ci farebbe certo male se vogliamo davvero costruire su fondamenta nuove il Pd. Alla gente era stato promesso un partito a piramide rovesciata e così non è stato; di primarie non si sente più parlare quando sarebbe il caso che vengano rispolverate in vista delle prossime scadenze elettorale, provinciali in testa», aggiunge volgendo lo sguardo a Florido non prima di aver ammonito tutti che «se sottraiamo al 32% il voto utile il Pd va sotto il 30%».

Punto e a capo. Appuntamento a lunedì 19 per la seconda manche.

Pierpaolo D’Auria – corriere del Giorno

LA NUOVA IMMAGINE DEL GOVERNO NEL MONDO


ROMA - «Berlusconi ha la ministra più bella del mondo». Ad assegnare l'immaginaria «corona di bellezza» tra le politiche del pianeta è la "Bild": il sito del quotidiano popolare tedesco si riferisce ovviamente alla nomina di Mara Carfagna a ministro per le Pari opportunità del quarto governo di Silvio Berlusconi. IRONIA - «Riusciranno i deputati a concentrarsi sulla politica? I dubbi sono giustificati...», aggiunge maliziosa la 'Bild', che pubblica una foto senza veli della Carfagna con due didascalie: «Ecco com'è bollente la politica italiana» e «La giurista Mara Carfagna porta un vento nuov nel governo italiano». Per il giornale tedesco, che sulla prima pagina della sua edizione online titola in grande «Mamma mia (in italiano, ndr), la ministra più bella del mondo», osserva al tempo stesso che della cosa non dovrebbe essere del tutto entusiasta la moglie di Berlusconi, Veronica Lario. Il giornale ricorda infatti come in passato Berlusconi, «in uno show televisivo, dinanzi alle telecamere, aveva "flirtato" con la sua nuova ministra». «Io con te andrei ovunque, anche su un'isola solitaria - riporta la "Bild", riferendosi alle frasi del Cavaliere - Io ti sposerei subito, se non fossi già sposato».

giovedì 8 maggio 2008

Assemblea Pd, scoppia il caso Vico

I grandi assenti sono due: l’onorevole Ludovico Vico, a Roma per impegni parlamentari «coincisi» con l’assemblea; e poi una lucida analisi della sconfitta elettorale che passi attraverso una proposta costruttiva sulle reali emergenze del territorio: l’Arsenale, l’ambiente, la sicurezza sul lavoro. Queste ultime tre parole non sono state mai pronunciate durante l’assemblea del Partito democratico svoltasi ieri pomeriggio al salone di rappresentanza della Provincia e aggiornata al 19 maggio (ore 16) con il suo carico di interventi non esauriti in poco meno di tre ore di dibattito.

Sul «caso» Vico è lo stesso segretario provinciale Donato Pentassuglia a smussare gli spigoli: «Mi dispiace, non è stata una mancanza di rispetto.

C’è bisogno di recuperare i rapporti». Ma quello di Vico è, in realtà, uno strappo «silente» anche se già percepito nelle interviste del dopo voto. Quel «silenzio» ha macerato, negli ultimi giorni, l’insoddisfazione non tanto e non solo per il risultato del Pd, ma per la gestione complessiva del partito nelle fasi pre e post-elezioni. Insomma Vico, l’onorevole Vico, l’unico parlamentare eletto a Taranto, voleva e vuole porre l’accento sulla necessità di cambiare, di tornare ad una forma-partito più robusta, meno «liquida» - il partito boehémienne come ha detto più volte ai suoi fedelissimi-, puntando al radicamento nei luoghi del lavoro, della socialità, dell’emarginazione. Insomma un partito che rappresenti realmente la comunità ionica e le sue emergenze. Il pensiero di Vico incrocia quello di Massimo D’Alema sulla non autosufficienza del Pd (e non solo in termini numerici). Non a caso Vico ha partecipato alla riunione romana della neonata corrente parlamentare dalemiana di «ItalianiEuropei». Vico gioca d’interdizione con l’altra anima del partito ora incarnata dal presidente della Provincia Gianni Florido. All’analisi del parlamentare, Florido oppone una più ruvida e spiccia quadratura delle alleanze (leggi accordo con l’Udc), pensando già alle prossime provinciali e alla necessità di «sedare» la fronda interna. Ieri, per esempio, durante il suo intervento, il sindaco di Palagiano Rocco Ressa, ha detto senza mezzi termini che «dalle elezioni provinciali in poi tutto va deciso ricorrendo alle primarie».

Al segretario provinciale Pentassuglia, ieri al tavolo dell’assemblea insieme al vicesegretario regionale Mazzarano, al segretario cittadino Chiatante, al presidente dell’Assemblea Nume e al capogruppo alla Provincia Blè, è toccato fare una analisi della sconfitta poco appassionata. Solo il passaggio sulle candidature, nel quale Pentassuglia ha attaccato Bari e Roma per le scelte penalizzanti rispetto agli interessi di Taranto, è stato in qualche modo «acceso». Per il resto non un guizzo, ma era prevedibile vista la nuova patata bollente che proprio Pentassuglia è chiamato a gestire: la mediazione tra Florido e Vico e il loro difforme punto di vista. Interessante la coincidenza fra le parole di Florido e quelle di Carrozzo sulla necessità di tutelare gli interessi del territorio. Carrozzo addirittura parla di una lega del Sud. L’assemblea ha votato un ordine del giorno in cui, cripticamente, si chiede alla Regione di tener conto di Pelillo per la carica di capogruppo alla Regione. Florido, scuotendo la sala e parlando di interessi dei cittadini da tutelare ha dichiarato: «Il potere è tutto».

Scrive Aldo Moro dalla prigione del popolo delle br il 30 aprile 1978 a Riccardo Misasi: «Datemi da una parte milioni di voti e toglietemi dall’altra parte un atomo di verità, ed io sarò comunque perdente».

Fulvio Colucci – La Gazzetta del Mezzogiorno

Ospedale di Castellaneta, una radiografia da approfondire

Ecco alcune delle richieste prospettate (finora invano) alla direzione generale della ASL:
  • 1) non utilizzabilità di ben cinque sale operatorie, pur ottimamente attrezzate;
  • 2) sospensione delle sedute operatorie pomeridiane nelle due sale in attività, per mancanza di personale (con allungamento delle liste di attesa);
  • 3) gravi insufficienze (personale ed apparecchiature strumentali) per il pronto soccorso (urgente l’attivazione del cosiddetto triage, ossia la procedura per l’accettazione dei pazienti in base alla gravità delle patologie riscontrate);
  • 4) carenza di infermieri coordinatori e capi-sala;
  • 5) mancato adeguamento del blocco parto alle norme sull’accreditamento (varate dalla stessa Regione Puglia sin dal 2003) ed inesistenza sala operatoria per ginecologia d’urgenza;
  • 6) permanenza della cucina nella vecchia struttura, in condizioni di precaria igienicità;
  • 7) infiltrazioni d’acqua meteorica dal solaio dell’ala utilizzata per attività ambulatoriali;
  • 8) grave ristrettezza degli spazi destinati ad oncologia medica;
  • 9) TAC e risonanza magnetica vetuste di circa un ventennio, con impossibilità di esecuzione di esami con mezzi di contrasto e quindi trasporto pazienti in altre strutture.

In attesa dei tempi biblici delle gare per le nuove apparecchiature, sarebbe ipotizzabile garantire servizi adeguati attraverso l’utilizzo temporaneo di strutture mobili? In tal modo di eviterebbe il trasporto con autoambulanza dal nuovo al vecchio ospedale dei pazienti ricoverati (spesso per diverse ore in attesa del mezzo disponibile);

Ed ancora, inesistenza di:

  • 10) carrello di emergenza e defribillatore in tutti i reparti (si aspetta la tragedia per poi scandalizzarsene?);
  • 11) ventilatori assistiti (CPAP), indispensabili in caso di crisi respiratorie;
  • 12) mammografo per completamento iter diagnostico-terapeutico per patologie mammarie;
  • 13) holter pressorio per il monitoraggio della pressione ed elettrocardiogramma dinamico presso la cardiologia;
  • 14) spirometro (presso il reparto medicina) per valutare la capacità respiratoria dei pazienti;
  • 15) dispositivi di protezione individuale per il personale del 118;
  • 16) attrezzature di base (finanche pinze per suture) nei diversi reparti.

Un quadro complessivo lacunoso, quindi (anche a dispetto delle enunciazioni accademiche sulla gestione del cosiddetto ‘rischio clinico’, che in tal modo rimangono mere esercitazioni di astratto rigorismo per conto terzi).

A tutto ciò si aggiunge, ovviamente, il problema della riapertura di UTIC e rianimazione, una volta completati gli accertamenti disposti dalla Magistratura.

Ospedale di Castellaneta, una lenta agonia ?

Lettera aperta al Presidente Vendola

Egregio Presidente,

un anno fa l’ospedale di Castellaneta assurgeva alle dolenti cronache nazionali per le tragiche morti di pazienti ricoverati presso il reparto UTIC.
A quella tragedia seguirono fiumi di dichiarazioni e impegni solenni in merito alla sicurezza negli ospedali e alla garanzia di standard decorosi di assistenza.

Controlli sulla carta

e compensi à la carte

A distanza di un anno sarebbe opportuno conoscere preliminarmente quali innovazioni (normative e tecniche) sono state adottate e, soprattutto applicate, anche per porre fine ai tanto ambiti collaudi formali (rettifico, agli incarichi per collaudare sulla carta e incassare i più che lauti compensi “à la carte”) e per assicurare maggiore sicurezza. Nel loro tragico accadimento quei fatti sconvolgenti rimandavano più in generale allo stato della nuova struttura ospedaliera, su cui inutilmente (e nel silenzio più totale da deserto dei tartari) avevo tentato di richiamare l’attenzione il precedente 26 settembre 2006 con un intervento pubblicato sul ‘Corriere del giorno’.
Tale intervento si apriva con alcuni interrogativi: cosa si vuol fare di questa struttura, quali investimenti si intendono realizzare per qualificarla e garantire livelli di assistenza e cura dignitosi? Si tenga presente che si tratta di uno dei pochi ospedali in Puglia dotato di una struttura edilizia adeguata.
Lenta agonia

A distanza di un anno e mezzo si avverte una inarrestabile deriva ed una ulteriore marginalizzazione della struttura, con l’impoverimento progressivo delle risorse, anzitutto professionali, disponibili e la negazione di basilari attrezzature: si percepisce un progressivo strangolamento della struttura, destinata in queste condizioni ad una lenta agonia.

Pur detestando il vaniloquio di circostanza, tanto di moda oggi, osserviamo allarmati l’incomunicabilità della direzione generale della Asl Ta-1, sorda ed impenetrabile di fronte alle richieste di intervento provenienti dall’ospedale, che rimbalzano inutilmente su una vera e propria barriera di gomma.

Trasferimento elettorale e abbandono successivo

Le gravissime lacune determinate dal frettoloso trasferimento nella nuova sede alla vigilia delle consultazioni regionali del 2005 non sono state successivamente affrontate da parte dei responsabili nominati dal Governo regionale in carica.

Un esempio per tutti è l’assurda collocazione separata per blocco parto, sala operatoria per parti cesarei, sala operatoria per ginecologia e reparto ostetricia-ginecologia: ciò richiede la presenza di un numero enorme di medici e personale infermieristico, assolutamente non disponibile.

Stessa cosa dicasi per l’incongruità progettuale della separazione pediatria-nido su diversi piani (con le puericultrici a fare continuamente la spola tra le due aree).

Che fine hanno fatto gli interventi previsti nel cosiddetto crono-programma stilato dal commissario straordinario, viceprefetto dott. Sessa, a metà 2007?

Quanto alla carenza di personale infermieristico, chissà se un giorno qualcuno chiarirà il mistero degli infermieri fatti giungere, tramite opache intermediazioni, da Polonia, Romania, etc.

Nel contempo, però, per delicati posti di responsabilità e direzione si dà spazio a padrinaggi volti a sostenere soggetti in precedenza “sponsorizzati” da altri schieramenti politici (va da se’ che non s’intende fare apologia dello spoil system).

La stessa logica di “signorìa politica” ispira ap-parenti paladini di soggetti che, pur non brillando per capacità ed attaccamento al lavoro, diventano inamovibili satrapi bullonati ai loro incarichi.

Signor Presidente,

mi permetta di osservare che nella sanità, come nei servizi pubblici in generale, ciò che fa la differenza non è la “mitica” comunicazione annunciata e sbandierata, ma anzitutto la elementare, quotidiana percezione degli utenti (nonché contribuenti) del servizio sanitario.

Ed i risultati elettorali non sono poi figli della “insufficiente comunicazione”, come qualche instancabile “costruttore di sconfitte” si ostina ancora a blaterare, ma soprattutto della constatazione che, in fin dei conti, ora non si (avverte di) sta(r) meglio … di quando si stava peggio!

Il sacco della sanità

in provincia di Taranto

Appare infine non più rinviabile una operazione di trasparenza sull’utilizzo dei soldi dei contribuenti destinati alla tutela della salute.

Qual è la reale entità di quello che la Magistratura inquirente ha ipotizzato come vero e proprio “sacco della sanità” a Taranto?

Quante risorse sono state sottratte alla tutela della salute e quali destinazioni hanno preso i soldi dei contribuenti?

Non servono logorroici sermoni, fumose relazioni di cavillosi legulei e ponderosi volumi: sono sufficienti alcune semplici e chiare tabelle con cifre, importi e destinazioni delle ingenti risorse pubbliche inghiottite.

Cordialmente

dott. Leonardo Rubino

COSTANTINO (PD) : I COMUNI DIFFERENZINO SERIAMENTE, O E’ CAMPANIA

La Regione Puglia, con delibera n°231 del 26 Febbraio 2008 fissa i nuovi obiettivi e gli incentivi


BARI – Diciamolo chiaramente: la differenziata in Puglia, e segnatamente in Provincia di Taranto, non decolla. E questo nonostante 34 milioni di € investiti nello sviluppo della raccolta differenziata tra il 2006 e il 2007. La Regione Puglia ha fatto il possibile e anche l’impossibile per migliorarla, in questo senso non si può che ringraziare l’assessore regionale all’Ambiente Michele Losappio per l’equilibrio e la determinazione mostrata in un settore così complesso e delicato. Il Programma operativo approvato dalla Giunta Regionale guidata dal Presidente Vendola ci mette una pezza e fissa gli obiettivi. Primo fra tutti, ridurre quasi alla metà i rifiuti urbani prodotti da ciascun pugliese e smaltiti in discarica. Secondo, aumentare del 40% la raccolta differenziata, che in alcuni casi monstre, come nel mio Comune, Ginosa in provincia di Taranto retto da una maggioranza di centrodestra dal 2001, è al deludentissimo 6%. Terzo, aumentare al 20% la frazione umida (i residui prettamente alimentari e vegetali) trattata in impianti di compostaggio.
La delibera della Regione Puglia n°231/2008 individua sostanzialmente 3 azioni: 1) riduzione dei rifiuti e dotazione di mezzi ed attrezzature, 2) campagne di sensibilizzazione nelle scuole ed istituzionale, 3) azioni di programmazione ed indirizzo in particolar modo con gli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione tesi a premiare negli appalti le imprese che offrono prodotti e servizi sostenibili, tesi al rispetto dell’ambiente nell’intero ciclo di vita. Tutto questo in un quadro di azioni che discende direttamente dall’Unione Europea passando per il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 e l’art.1108 della Legge Finanziaria 2007. Quelli sopra sono standard minimi con verifica intermedia al 2009. Praticamente domani, e rischiamo di arrivare fortemente impreparati. In questo senso la Regione spende ulteriori €660.000 dei POR 2000-2006 di cui 100.000€ di fondi regionali per le campagne di sensibilizzazione. Il programma operativo poi riafferma la centralità degli ambiti territoriali ottimali (A.T.O.) per la efficienza della raccolta e del trasporto dei rifiuti e soprattutto per il raggiungimento dei livelli di autosufficienza nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Vedi ad esempio il caso di Fragagnano e Grottaglie su cui siamo intervenuti più volte. Ma anche il problema degli imballaggi che vedrebbe una buona soluzione con i dispenser di detersivi in accordo con lo slogan “il flacone ha un costo, compralo una sola volta”. Nel Piano Operativo si ribadisce che i contributi aggiuntivi su finanziamenti POR saranno legati alla percentuali di raccolta differenziata raggiunte. Insomma una catena di interventi e uno sforzo finanziario senza precedenti ma poco compreso a livello locale.
Citiamo due soli brevi fatti ad esempio.
Non più di sei mesi fa (5 Novembre 2007) un protocollo di intesa fra la Regione Puglia, Provincia di Taranto e l’ATO – ambito territoriale ottimale - TA 1 finanziava con 4,5 milioni di euro un programma di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani dei 12 Comuni dell’ATO. L’ATO TA 1 comprende i comuni di Castellaneta - Crispiano - Ginosa - Laterza - Martina Franca - Massafra - Montemesola - Mottola - Palagianello - Palagiano - Statte – Taranto. Il programma puntava sulla raccolta porta a porta in alcune zone come i centri storici dei Comuni più popolosi, all’acquisto di mezzi ed attrezzature, ad una campagna di sensibilizzazione della popolazione. Quindi normale collaborazione interistituzionale fra Enti anche di colore politico divergente. Il progetto era immediatamente operativo. Da allora però questo scatto non si è visto, poiché l’impegno è stato in molti casi fiacco, l’incentivo visivo alla differenziata costituito da isole eco-logiche con punti di raccolta con orari e giorni chiaramente visibili è mancato, si è abbandonata in molti casi la via dei cassonetti di diverso colore sempre pronti etc. etc. In molti di questi Comuni, agli ignari cittadini si aggiungerà al danno la beffa. Poiché la ecotassa aumenterà per i Comuni inadempienti rispetto alla raccolta differenziata, peraltro percettori di fondi appositi.
Due mesi prima, era il settembre 2007, il PD di Ginosa e Marina di Ginosa con il mio pieno coinvolgimento organizzò una manifestazione di protesta in Piazza Indipendenza a Marina di Ginosa. Anche allora l’allarme è rimasto lettera morta. In questi giorni la sentenza del Consiglio di Stato che dà ragione alla Cisa, il consorzio che gestisce i rifiuti dell’ATO TA/1, fa aumentare fino a 85 euro la tonnellata i costi di conferimento in discarica. Ai ginosini la tassa sugli RSU era stata già aumentata (dal Comune) del 40%, ora si aggiungono ulteriori 1,3 milioni di euro non comprensivi di spese ed interessi legali. Con una buona differenziata i circa 63 euro che ogni abitante dovrà sborsare sarebbero stati probabilmente molto meno.
Bari, 8 Maggio 2008
Il consigliere regionale del PD
Paolo Costantino

Paolo Giannico propone "La spesa a chilometro zero"

Il farmers market compie tre anni: gli agricoltori vendono i prodotti direttamente, i consumatori trovano qualità e risparmio. Così ci guadagnano tutti e in mezza Italia “copiano” il modello Taranto

Quando è cominciato tutto, tre anni fa, sembrava un’americanata. In realtà il farmers market lo è, ma solo nel senso che l’idea della vendita diretta di prodotti agricoli è a stelle e strisce da almeno trent’anni e la declinazione tarantina è una rivisitazione adeguata ai tempi moderni.Il primo farmers market d’Italia, ma chi lo ha fondato preferisce definirlo “mercato degli agricoltori”, ha aperto i battenti esattamente il 12 maggio 2005; un po’ per sfida un po’ per rispondere ad un’esigenza sempre più sentita: fare la spesa sì, ma comprando prodotti di qualità e a prezzi competitivi. Rigorosamente in chiave locale.Così nel cuore di Taranto, in corso Umberto 121, tre anni fa è partito un pionieristico esperimento di vendita fatta direttamente dal produttore al consumatore, cioè senza (costosi) passaggi intermedi.
Il vicepresidente della Coldiretti laertina Paolo Giannico, uno di quelli che ci ha creduto
assieme a Paolo Nigro e Giuseppe Scagliola (i vertici provinciali di Coldiretti, dove oggi siede Francesco Carbone), ha una sola parola per dire com’è andata la scommessa: «Un successo». Che, oggi, conta pure 12 dipendenti.Prima del “boom”, però, ci sono stati quattro anni di gavetta. «Tutto è cominciato con Campagna Amica – dice Giannico, che in azienda ha tutta la famiglia –, vendendo prodotti tipici e facendoli assaggiare a due passi da Piazza Immacolata, ma era un appuntamento occasionale, sotto le feste. L’idea di fare il grande salto ci è venuta quando la gente ha cominciato a chiedere: “E adesso dove veniamo a trovarvi?”».
Detto, fatto. Il farmers market è nato così; una novità capace di cambiare le abitudini di acquisto, ma anche i ritmi di produzione, visto che, ad esempio, per trovare la ricotta calda o le mozzarelle alle otto e mezza di mattina le mucche vanno munte alle 3 di notte. E l’acquirente, di contro, trova tutto quello che gli serve concentrato nello stesso posto. E’ il modello della spesa a chilometro zero, un freno rispetto ai prezzi galoppanti, ma anche la risposta tutta locale ai “pirati dell’agroalimentare”.Basta fare un giro tra i banconi per “ritrovarsi” nelle aziende di Laterza (pane, latticini e ortofrutta), passare per Martina Franca (salumi, pasta fresca e mele), fare un salto a Statte (olio e conserve di pomodoro), curiosare per Castellaneta e Foggia (conserve, salse e miele) e fare una capatina a Manduria (olio e sott’oli). In tutto una quindicina di aziende agricole con i loro banconi e le casse, simboli della filiera lunga che va in soffitta. Addio intermediatori, trasportatori, confezionatori e trasformatori. E, ovviamente, relativi costi. «Quel margine di guadagno in più – dice Giannico – lo dividiamo a metà, tra noi e i consumatori». Con soddisfazione e vantaggi reciproci.Soprattutto in tempi in cui ai picchi dei prezzi corrisponde un crollo dei consumi per i generi di prima necessità, pane e pasta su tutti. Nei primi tre mesi del 2008 - dicono le statistiche più recenti - c’è stato un calo, rispettivamente, del 3,5 e del 1,8 per cento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Mentre i prezzi al dettaglio hanno proseguito la loro corsa: più 18,6 per cento per la pasta e 13,1 per cento per il pane nei confronti del primo trimestre del 2007.Nel mercato degli agricoltori, invece, il panorama cambia: «Il consumatore - conferma Giannico - viene da noi perchè trova mediamente un risparmio del 20 per cento. Le mozzarelle, ad esempio, costano un euro meno di quelle dei caseifici baresi e sono fresche di giornata e senza additivi». E poi ci sono le offerte a metà mese su prodotti specifici: un modo per combattere l’effetto «quarta settimana». «E a noi conviene stare assieme - aggiunge Giannico - perchè abbattiamo i costi di gestione o del fitto dei locali».Certo, la novità del farmer non è stata presa bene da tutti: «All’inizio fioccavano le multe per i parcheggi in doppia fila». Poi è arrivata la “salvezza”: «Una fermata del bus. La gente viene, fa la spesa e riparte». E, a quanto pare, anche gli altri commercianti si sono adeguati: «Hanno abbassato i prezzi per essere competitivi: è così quando la concorrenza funziona. Anzi, qualcuno vien pure a comprare da noi...». Potenza del rapporto qualità-prezzo.Insomma, quella del farmers market è la storia di un’idea vincente. Che Giannico vorrebbe contagiasse un po’ tutti i comuni (una legge targata Coldiretti-De Castro lo permette), ma che nel frattempo è stata già copiata nella vicina Bari ed è stata studiata dagli emissari delle regioni Toscana, Sardegna e Trentino. Per una volta, almeno, il modello che funziona siamo noi.»
da Corriere del Giorno di Massimo D’Onofrio

IL SOTTILE CONFINE DELLA LEGALITA'


Vanity Fair, 7 maggio 2008


Ci sarà pure l’invidia sociale e il voyeurismo morboso a avvelenare la glasnost fiscale voluta dal povero (e martoriato) Vincenzo Visco, ma in via di principio, l’operazione trasparenza, con i redditi degli italiani consultabili via Internet, non mi sembra affatto uno scandalo. Convinto come sono che siano infinitamente più oltraggiose le bugie dei dentisti da mille euro al mese, dei commercianti con Suv, ma nullatenenti, e degli imprenditori più poveri dei propri dipendenti, come ogni anno ci raccontano le dichiarazioni dei redditi degli italiani brava gente. Tanto, tanto devoti alla propria privacy. Hanno scritto che non è bello spiare il proprio vicino di casa o di ufficio, rovistare dentro al portafoglio di un calciatore e della sua bella. D’accordo, non è nemmeno elegante. Ma intanto l’elenco alfabetico di Internet riguarda tutti, va da a alla zeta, senza deroghe. Nei suoi labirinti si guarda e si è guardati. Non ci sono buchi della serratura a metterci in salvo, ma pagine di un libro aperto, dove tutti noi diventiamo controllori e controllati. Che poi sarebbe un principio elementare della democrazia contro il segreto, contro tutti i segreti, che di solito nutrono i poteri oligarchici e di casta.Smisurate grida hanno convinto il garante a chiudere le porte elettroniche degli elenchi (anche se troppo tardi). Piegandosi ai clamori di un Paese dove si evadono 200 miliardi di euro l’anno. Dove trenta (o quaranta o cinquanta) italiani su cento non pagano le tasse. Compiendo un gesto antisociale, prima che contabile. Perché usano strade, scuole, ospedali, boschi, coste e città costruite con la fatica (e il denaro) degli altri.

Godendosi i propri vantaggi, mordendo gli intrusi, senza mai far scandalo, ben protetti dalla privacy.

Segnalazioni

E' in edicola l'edizione tascabile di Vita agra di un anarchico, ripubblicato da Baldini Castoldi Dalai. Il libro, introvabile da anni, contiene una nuova prefazione.

LA BUONA POLITICA

Agnese Moro ricorda il padre oggi a Laterza“Incontri con la Santità”, ultimo appuntamento
«Papà ho sete, mi porti l’acqua? E’ notte fonda, papà si alza e mi porta l’acqua, o forse l’aveva portata ad un fratello, o a una sorella, e io mi aggrego. Mi porti l’acqua papà? E l’acqua arriva sempre».
Così Agnese Moro, figlia del grande statista barbaramente ucciso dalle Brigate rosse trent'anni fa, ricorda l’uomo Aldo Moro.“Un uomo così”: è, appunto, il titolo del libro di Agnese Moro (Rizzoli, 2003) che questa sera (ore 19), in Santa Croce, farà da guida nell’ultimo dei quattro “Incontri con la santità” proposti dalla parrocchia laertina, in collaborazione con l’Azione cattolica. Degna chiusura, dunque, per una rassegna che con Madre Teresa di Calcutta, don Tonino Bello e don Luigi Sturzo ha fin qui toccato espressioni diverse, eppure convergenti, di quella santità “feriale” ch e va oltre gli onori degli altari, umilmente esaltandosi (e non è un paradosso) al di qua di essi: nell’esercizio quotidiano dell’esistenza. «La Santità - scrive don Lorenzo Cangiulli, parroco di Santa Croce che con Domenico Savino e Giovanni Pietricola ha coordinato gli “incontri”- è essere gioiosi, ma è accettare anche le sofferenze fino all’estremo sacrificio della propria vita: è quello che Aldo Moro ha lasciato in eredità a tutti noi». Insieme ai cinque uomini della sua scorta trucidati nell’agguato di via Fani: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino. Sociopsicologa, impegnata in coordinamenti di ricerca no-profit (è fra l’altro presidente dell’Associazione nazionale donne per lo Sviluppo e la lotta all’esclusione sociale), Agnese Moro centellina pagine inedite della vita del suo “papà”. Pagine che, a trent'anni dalla Renault rossa di via Caetani (9 maggio 1978), provano a raccontare Aldo Moro fuori dal clamore della politica e dentro la sensibilità degli affetti. Per quanto sia possibile, parlando di lui, tenere le due cose separate senza sminuirne la straordinaria carica umana che le univa. «Andava a messa tutte le mattine, come anche mia madre - scrive Agnese Moro -. Credo lo facesse non per convenienza, ma per un bisogno interiore di inginocchiarsi e di chiedere aiuto; di rimettersi a qualcosa di più alto e di più grande». Un po' come aspettare l’acqua a notte fonda.»

da La Gazzetta del Mezzogiorno di Francesco Romano