«Un trattamento mortificante ai danni di Laterza e del suo territorio, ma noi siamo stanchi e diciamo basta: questo scellerato tira e molla deve finire»: sull'auto medica sottratta alla postazione del 118 di Laterza il sindaco Giuseppe Cristella, va giù pesante. Duro. Conferenza stampa di fuoco ieri mattina, nella sede operativa della “Luce-Croce Azzurra”, al poliambulatorio cittadino.sabato 10 maggio 2008
118 a Laterza è codice rosso
«Un trattamento mortificante ai danni di Laterza e del suo territorio, ma noi siamo stanchi e diciamo basta: questo scellerato tira e molla deve finire»: sull'auto medica sottratta alla postazione del 118 di Laterza il sindaco Giuseppe Cristella, va giù pesante. Duro. Conferenza stampa di fuoco ieri mattina, nella sede operativa della “Luce-Croce Azzurra”, al poliambulatorio cittadino.118, il medico è di nuovo sparito
LATERZA – Il codice rosso, stavolta, è toccato alservizio 118. Il paziente grave, anzi gravissimo, è però la postazione Bls di Laterza, che dal 1° maggio non ha più la copertura medica. Un vuoto che il sindaco Giuseppe Cristella ha cercato di “riempire” tuonando alla sua maniera: “L’Asl Ta 1 deve immediatamente restituirci il medico, perché i miei cittadini non sono di serie B”. La differenza, ieri mattina in postazione, l’ha spiegata un medico-cittadino: “E’ come barcamenarsi tra la vita e la morte”. Il protocollo richiede otto minuti per essere sul posto dell’incidente: un secondo in più può voler dire perdere una vita. E loro, i 26 sconfortati volontari del Bls laertino, sono abilitati al trasportoimmediato soltanto nei casi più lievi (codice bianco e verde), mentre in quelli più seri (giallo e rosso) non possono fare altro che aspettare. Aspettare che cosa? Un’altra ambulanza che arrivi col medico a bordo, magari da Castellaneta, Ginosa o Mottola. Dipende da quella che è libera e che la centrale operativa può attivare. Beccarsi un infarto, allora, può essere una fatalità, ma sopravvivere può diventare una questione di
maledetti minuti. E di fortuna: se parte l’ambulanza medicalizzata dal posto sbagliato, perché magari quella più vicina è già altrove, si rischia grosso. E rischiano anche gli stessi autisti-soccorritori, che prestano i primi soccorsi e devono dare risposte ai familiari, sapendo che mezzi, procedure e competenze hanno un limite invalicabile.
Insomma, l’emergenza è la ragione stessa per cui è stato istituito il 118. Il problema, allora, nasce quando è lo stesso servizio che va in emergenza. Il caso di Laterza
è emblematico di questo corto circuito della «Sanità di periferia»: nel mese di aprile, ad esempio, ci sono stati soltanto 18 turni coperti su un totale di 90.
Ma la storia dei “mancamenti” è vecchia di quattro anni. Già nel 2004, quando il servizio è partito, lo ha fatto con un pezzo (importante) in meno: il medico destinato a Laterza dal Governo Fitto, infatti, finì “miracolosamente” a Ginosa. E ci sono voluti un paio d’anni e i pugni del sindaco Cristella sbattuti sui tavoli dell’Asl per assistere – era il 9 ottobre 2006 – ad un cambio di registro. L’allora direttore generale Marco Urago mandò il medico e, troppa grazia, pure l’automedica. “Un sogno durato due giorni – ricorda Basilio Solazzo, storico volontario dell’Associazione La Luce –, poi siamo tornati alle carenze di sempre, ai medici a tempo, ad un servizio coperto a macchia di leopardo e agli
sprechi causati da qualche politico. E tutto ciò mentre i
volontari vengono mandati allo sbaraglio”.
Il guaio più grosso, però, resta la carenza di medici: ce ne sono sei, tutti precari, in un territorio (da Mottola a Ginosa passando per Laterza) in cui ne servirebbero il triplo. E quelli che ci sono – confessa uno di essi – “vogliono scappare via, perché sono tre anni che ci promettono l’assunzione e siamo ancora attaccati ad una misera convenzione”. “Ma col medico a bordo – spiega la responsabile del 118 locale, Rosalisa Leogrande
– abbiamo fatto anche quattro interventi al giorno e l’anno scorso abbiamo dimezzato le vittime, da 14 a 7”. Cioè il medico del 118, qui a Laterza dove molta popolazione è sparsa nell’agro, non è un lusso. Anche se nei piani alti dell’Asl può sembrare così. “Ci
hanno tolto il medico – lamenta il sindaco con al fianco tutta la giunta – senza nemmeno avvisarci, senza neanche uno straccio di fax in cui ci fosse scritta una motivazione: forse non l’avremmo condivisa, ma almeno avremmo potuto dare una risposta ai cittadini”.
“La scorrettezza istituzionale – continua – è grave, perché non ci si è degnati di avvisare la massima autorità socio-sanitaria, che è il sindaco della città. Ecco ciò che fa rabbia: l’incomunicabilità, la mancanza di rispetto per un’intera comunità. Sono 20 giorni che non
abbiamo un contatto con l’Asl: eppure Balzanelli, che è il responsabile del Set 118, e sopra di lui il direttore generale Colasanto, sanno tutto”.
Poi annuncia il prossimo passo: domenica mattina alle 10, nel piazzale della poliambulatorio, ci sarà un sit-in di protesta al quale saranno invitati cittadini e
istituzioni. “E convocheremo un Consiglio comunale monotematico – spiega il presidente Franco Frigiola – aperto a tutti, perché è arrivato il momento di fissare dei paletti, di dire che cosa si vuol fare di questo territorio dal punto di vista della Sanità che, oggi, è assolutamente latitante”. Senza escludere azioni clamorose: “Siamo pronti a dimetterci dal Consiglio comunale – scandisce il sindaco -. E questo voglio dirlo all’opposizione: ci siamo fatti una guerra di manifesti per prenderci i meriti dell’arrivo del medico al 118,
ma tutti, destra e sinistra abbiamo fallito. Almeno, stavolta cerchiamo di fare una battaglia insieme”.
Il fallimento, però, è più generale: “Perché non funziona il sistema – spiega un medico -. A Ginosa il Punto di Primo Intervento non fa filtro per i casi più lievi e a Castellaneta c’è un Pronto Soccorso che può intervenire su un caso grave per volta perché esiste un solo monitor”. Certo, se l’Asl di Taranto ha raggiunto negli anni scorsi un solo record, cioè essere la più indebitata d’Italia, qualcosa vorrà pur dire: è proprio il “sistema” che non andava...
Il che, comunque sia, non consola i laertini. “Ma proprio a maggio – si sfoga Cristella - quando ci sono i pellegrinaggi per la Madonna e arrivano i turisti nell’Oasi Lipu dovevano toglierci il medico? Proprio ora che qui ne servirebbero due di medici...”. E forse, chissà, non sarebbe inutile mettersi in fila per chiedere una grazia alla Mater Domini. «Codice celeste»: se funziona è un miracolo...
Otto ore di sciopero alla Natuzzi
LATERZA - Le assemblee dei lavoratori dello stabilimento Natuzzi di Laterza (1° e 2° turno), unitamente alle rappresentanze sindacali unitarie e alle segreterie territoriali Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil, hanno deciso per oggi otto ore di sciopero, per il 1°, 2° e 3° turno per protestare contro «l’insensibilità della Impresa Natuzzi che ha deciso di avviare la procedura di Cassa Integrazione Ordinaria prima dell’incontro ufficiale che si terrà il 13 maggio prossimo».il Governo Ombra del Pd
Come promesso, a 48 ore dalla nascita del governo Berlusconi, il Segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, ha presentato il governo ombra del Pd. Guidato dal leader del Pd, dal vice Franceschini e coadiuvato dai capigruppo alle Camere, Fionocchiaro e Soro, il governo ombra per Veltroni avrà “un compito di iniziativa politica e programmatica. Sarà uno degli strumenti dell’opposizione per rispondere all’azione del governo Berlusconi, ma anche per individuare soluzioni alternative e servirà a far crescere il consenso che sicuramente ci sarà nei prossimi mesi”. La squadra è composta da Piero Fassino agli Esteri, Marco Minniti all’Interno, Pierluigi Bersani all’Economia, Enrico Letta al Lavoro, salute e politiche sociali, Matteo Colaninno allo Sviluppo Economico, Lanfranco Tenaglia alla Giustizia, Maria Pia Garavaglia all’Istruzione, Roberta Pinotti alla Difesa, Alfonso Andria alle Politiche agricole, Ermete Realacci all’Ambiente, Andrea Martella alle Infrastrutture e trasporti, Vincenzo Cerami ai Beni culturali, Giovanna Melandri alla Comunicazione, Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, alle Riforme per il federalismo, Mariangela Bastico ai Rapporti con le Regioni, Linda Lanzillotta alla Pubblica amministrazione e innovazione, Vittoria Franco alle Pari opportunità, Beatrice Magnolfi alla Semplificazione normativa, Maria Paola Merloni alle Politiche comunitarie, Michele Ventura all’attuazione del programma, Pina Picerno alle Politiche per i giovani.
Ci sarà anche un coordinamento del governo ombra formato da Piero Fassino, Pierluigi Bersani, Marco Minniti, Enrico Letta e Goffredo Bettini. Riccardo Franco Levi sarà il portavoce, coordinatore, invece, Enrico Morando. Infine, Giuseppe Fioroni e Paolo Gentiloni assumono gli incarichi di coordinatore dell’area organizzazione e dell’area comunicazione.
venerdì 9 maggio 2008
Nani e Ballerine, il nuovo modello politico
Ora a distanza di quasi venti anni ne raccogliamo uno dei frutti più maturi: la nomina a ministro di una donna che fino a due-tre anni fa sedeva tra Giancarlo Magalli e Paolo Fox ( con rispetto parlando) e si esibiva discinta in balletti. Poi rimane folgorata sulla via d’Arcore, si candida e viene eletta, grazie alle liste bloccate, senza una minima preparazione politica, forte solo della sua laurea in giurisprudenza. A due anni di distanza dall’ingresso in campo diviene addirittura ministro. Un vero portento, un luminare della giurisprudenza se in due anni ha bruciato le tappe in questo modo. Ma chi in venti anni ha bruciato le tappe in maniera altrettanto eccezionale è la politica italiana: si è passati dalle assemblee partitiche di “nani e ballerine” di craxiana memoria al governo nazionale di “(psico)nani e ballerine” di berlusconiana genesi.
LATERZA SENZ'ACQUA
Pertanto, il Codici, invia un’istanza di accesso agli atti al Comune di Laterza e all’Acquedotto Pugliese per avere chiarimenti in merito alle famiglie di Laterza che da quattro anni vivono tale disagio.»
Pd, punto e a capo
E ieri sera c’erano proprio tutti a questo rendez- vous – anche Nicola Taurino, una vita spesa a far politica - a parlare dell’esigenza di costruire un partito pronto a ritornare tra la gente, a capirne gli umori, a interpretarne i desideri. Salvo poi a fare dell’emergenza Arsenale e di quella ambientale una sorta di desaparecidos dall’agenda politica e a bandire, e quelle volte che è stata pronunciata è avvenuto molto a bassa voce, la parola sconfitta.
C’è voglia di parlare tanto è vero che il presidente dell’assemblea, Cosimo Nume, ha oltre venti interventi prenotati. Alla fine parleranno in sette, tutti gli altri dovranno aspettare lunedì 19, alle ore 16, quando l’assemblea provinciale del Pd tornerà a riunirsi. Tocca a Donato Pentassuglia dare il la alla serata. E lo fa con tono pacato, quasi monocorde, anche quando c’è da richiamare all’ordine le voci fuori dal coro, che in questi giorni si sono esibite sulle colonne dei quotidiani locali, ricordando loro che, comunque sia andato il risultato elettorale, «il risultato del Pd a Taranto è stato il migliore della Puglia».
Tutto ciò a dispetto di una gestione dirigistica fatta dai livelli regionali del partito che hanno di fatto escluso il capoluogo ionico da rappresentanze più cospicue nelle liste in Puglia. Ma ieri c’era l’esigenza di far capire a tutti che «le polemiche non fanno bene» perché «il Pd ionico ha grosse potenzialità». Insomma, i panni sporchi, se ci sono, vanno lavati in famiglia e, soprattutto, sarebbe il caso di non mettere in difficoltà con esternazioni in libertà «amministrazioni e sindaci espressione del Pd» perchè a rimetterci «non è l’amministratore ma il partito». E in vista delle imminenti scadenze elettorali non è proprio il caso che il partito non si presenti con la consapevolezza che vanno combattute «una destra che si è ben organizzata» e
l’amministrazione Stefàno. «Noi - ha ribadito Pentassuglia - non stiamo e mai staremo con il cappello in mano dietro la porta del sindaco. Ma il fatto che Stefàno voglia dialogare con noi all’indomani dell’approvazione del bilancio è politicamente scorretto perché la redazione di un documento così importante non può vedere estraneo il Pd».
Un argomento, questo, che vede in parziale disaccordo Gaetano Carrozzo, che della giunta Stefàno è stato vicesindaco e assessore al Bilancio, secondo il quale, viste la scarsità di risorse finanziarie «e i risultati fallimentari portati a casa dal sindaco», non sarebbe proprio il caso di andare a fare un accordo al buio. Semmai, ha sottolineato Carrozzo, sarebbe il caso che il Pd avvii «una discussione approfondita sugli 11 mesi dell’amministrazione comunale», e lo faccia presto «perchè il tempo stringe», assumendo posizioni chiare e univoche piuttosto che rimanere in mezzo al guado. Poi il Carrozzo che non ti aspetti, quello che veste i panni di Bossi e lancia l’idea della «Lega democratica che antepone a tutto gli interessi della comunità e del territorio».
Concetti che seguono a ruota quelli anticipati da Florido che invita a trarre insegnamenti dal voto della Lega Nord. «Da quel voto - dice Florido – dobbiamo imparare che c’è un rapporto stretto tra il radicamento territoriale e la rappresentazione degli interessi». Ma, vivaddio, se a Taranto e provincia «tutto è commissariato: lo è l’Asl, lo sono gli enti strumentali, lo sono diversi Comuni della provincia» come si può pretendere «che Vendola si interessi di noi visto che il nostro tasso di credibilità è vicino allo zero! Ecco perchè dobbiamo cambiare registro senza uccidere la speranza del cambiamento, senza dimenticare che il potere è tutto». Un assunto, quello sul potere che serve per poter contare, subito fatto proprio da nove componenti il direttivo che presentano, e si vedono votare all’unanimità, un ordine del giorno con il quale si chiede al presidente Vendola una maggiore visibilità della rappresentanza tarantina. Un assist all’ingresso in Giunta di Michele Pelillo o, quanto meno, un ruolo da capogruppo per colui che fino a un attimo prima del vagito del Pd era il portavoce regionale dell’Ulivo.
Alla fine, l’unica voce fuori dal coro è rimasta quella di Rocco Ressa. «Approfondire le questioni della sconfitta - dice - non ci farebbe certo male se vogliamo davvero costruire su fondamenta nuove il Pd. Alla gente era stato promesso un partito a piramide rovesciata e così non è stato; di primarie non si sente più parlare quando sarebbe il caso che vengano rispolverate in vista delle prossime scadenze elettorale, provinciali in testa», aggiunge volgendo lo sguardo a Florido non prima di aver ammonito tutti che «se sottraiamo al 32% il voto utile il Pd va sotto il 30%».
Punto e a capo. Appuntamento a lunedì 19 per la seconda manche.
Pierpaolo D’Auria – corriere del Giorno
LA NUOVA IMMAGINE DEL GOVERNO NEL MONDO

ROMA - «Berlusconi ha la ministra più bella del mondo». Ad assegnare l'immaginaria «corona di bellezza» tra le politiche del pianeta è la "Bild": il sito del quotidiano popolare tedesco si riferisce ovviamente alla nomina di Mara Carfagna a ministro per le Pari opportunità del quarto governo di Silvio Berlusconi. IRONIA - «Riusciranno i deputati a concentrarsi sulla politica? I dubbi sono giustificati...», aggiunge maliziosa la 'Bild', che pubblica una foto senza veli della Carfagna con due didascalie: «Ecco com'è bollente la politica italiana» e «La giurista Mara Carfagna porta un vento nuov nel governo italiano». Per il giornale tedesco, che sulla prima pagina della sua edizione online titola in grande «Mamma mia (in italiano, ndr), la ministra più bella del mondo», osserva al tempo stesso che della cosa non dovrebbe essere del tutto entusiasta la moglie di Berlusconi, Veronica Lario. Il giornale ricorda infatti come in passato Berlusconi, «in uno show televisivo, dinanzi alle telecamere, aveva "flirtato" con la sua nuova ministra». «Io con te andrei ovunque, anche su un'isola solitaria - riporta la "Bild", riferendosi alle frasi del Cavaliere - Io ti sposerei subito, se non fossi già sposato».giovedì 8 maggio 2008
Assemblea Pd, scoppia il caso Vico
Sul «caso» Vico è lo stesso segretario provinciale Donato Pentassuglia a smussare gli spigoli: «Mi dispiace, non è stata una mancanza di rispetto.
C’è bisogno di recuperare i rapporti». Ma quello di Vico è, in realtà, uno strappo «silente» anche se già percepito nelle interviste del dopo voto. Quel «silenzio» ha macerato, negli ultimi giorni, l’insoddisfazione non tanto e non solo per il risultato del Pd, ma per la gestione complessiva del partito nelle fasi pre e post-elezioni. Insomma Vico, l’onorevole Vico, l’unico parlamentare eletto a Taranto, voleva e vuole porre l’accento sulla necessità di cambiare, di tornare ad una forma-partito più robusta, meno «liquida» - il partito boehémienne come ha detto più volte ai suoi fedelissimi-, puntando al radicamento nei luoghi del lavoro, della socialità, dell’emarginazione. Insomma un partito che rappresenti realmente la comunità ionica e le sue emergenze. Il pensiero di Vico incrocia quello di Massimo D’Alema sulla non autosufficienza del Pd (e non solo in termini numerici). Non a caso Vico ha partecipato alla riunione romana della neonata corrente parlamentare dalemiana di «ItalianiEuropei». Vico gioca d’interdizione con l’altra anima del partito ora incarnata dal presidente della Provincia Gianni Florido. All’analisi del parlamentare, Florido oppone una più ruvida e spiccia quadratura delle alleanze (leggi accordo con l’Udc), pensando già alle prossime provinciali e alla necessità di «sedare» la fronda interna. Ieri, per esempio, durante il suo intervento, il sindaco di Palagiano Rocco Ressa, ha detto senza mezzi termini che «dalle elezioni provinciali in poi tutto va deciso ricorrendo alle primarie».
Al segretario provinciale Pentassuglia, ieri al tavolo dell’assemblea insieme al vicesegretario regionale Mazzarano, al segretario cittadino Chiatante, al presidente dell’Assemblea Nume e al capogruppo alla Provincia Blè, è toccato fare una analisi della sconfitta poco appassionata. Solo il passaggio sulle candidature, nel quale Pentassuglia ha attaccato Bari e Roma per le scelte penalizzanti rispetto agli interessi di Taranto, è stato in qualche modo «acceso». Per il resto non un guizzo, ma era prevedibile vista la nuova patata bollente che proprio Pentassuglia è chiamato a gestire: la mediazione tra Florido e Vico e il loro difforme punto di vista. Interessante la coincidenza fra le parole di Florido e quelle di Carrozzo sulla necessità di tutelare gli interessi del territorio. Carrozzo addirittura parla di una lega del Sud. L’assemblea ha votato un ordine del giorno in cui, cripticamente, si chiede alla Regione di tener conto di Pelillo per la carica di capogruppo alla Regione. Florido, scuotendo la sala e parlando di interessi dei cittadini da tutelare ha dichiarato: «Il potere è tutto».
Scrive Aldo Moro dalla prigione del popolo delle br il 30 aprile
Fulvio Colucci –
Ospedale di Castellaneta, una radiografia da approfondire
- 1) non utilizzabilità di ben cinque sale operatorie, pur ottimamente attrezzate;
- 2) sospensione delle sedute operatorie pomeridiane nelle due sale in attività, per mancanza di personale (con allungamento delle liste di attesa);
- 3) gravi insufficienze (personale ed apparecchiature strumentali) per il pronto soccorso (urgente l’attivazione del cosiddetto triage, ossia la procedura per l’accettazione dei pazienti in base alla gravità delle patologie riscontrate);
- 4) carenza di infermieri coordinatori e capi-sala;
- 5) mancato adeguamento del blocco parto alle norme sull’accreditamento (varate dalla stessa Regione Puglia sin dal 2003) ed inesistenza sala operatoria per ginecologia d’urgenza;
- 6) permanenza della cucina nella vecchia struttura, in condizioni di precaria igienicità;
- 7) infiltrazioni d’acqua meteorica dal solaio dell’ala utilizzata per attività ambulatoriali;
- 8) grave ristrettezza degli spazi destinati ad oncologia medica;
- 9) TAC e risonanza magnetica vetuste di circa un ventennio, con impossibilità di esecuzione di esami con mezzi di contrasto e quindi trasporto pazienti in altre strutture.
In attesa dei tempi biblici delle gare per le nuove apparecchiature, sarebbe ipotizzabile garantire servizi adeguati attraverso l’utilizzo temporaneo di strutture mobili? In tal modo di eviterebbe il trasporto con autoambulanza dal nuovo al vecchio ospedale dei pazienti ricoverati (spesso per diverse ore in attesa del mezzo disponibile);
Ed ancora, inesistenza di:
- 10) carrello di emergenza e defribillatore in tutti i reparti (si aspetta la tragedia per poi scandalizzarsene?);
- 11) ventilatori assistiti (CPAP), indispensabili in caso di crisi respiratorie;
- 12) mammografo per completamento iter diagnostico-terapeutico per patologie mammarie;
- 13) holter pressorio per il monitoraggio della pressione ed elettrocardiogramma dinamico presso la cardiologia;
- 14) spirometro (presso il reparto medicina) per valutare la capacità respiratoria dei pazienti;
- 15) dispositivi di protezione individuale per il personale del 118;
- 16) attrezzature di base (finanche pinze per suture) nei diversi reparti.
Un quadro complessivo lacunoso, quindi (anche a dispetto delle enunciazioni accademiche sulla gestione del cosiddetto ‘rischio clinico’, che in tal modo rimangono mere esercitazioni di astratto rigorismo per conto terzi).
A tutto ciò si aggiunge, ovviamente, il problema della riapertura di UTIC e rianimazione, una volta completati gli accertamenti disposti dalla Magistratura.
Ospedale di Castellaneta, una lenta agonia ?
Egregio Presidente,
un anno fa l’ospedale di Castellaneta assurgeva alle dolenti cronache nazionali per le tragiche morti di pazienti ricoverati presso il reparto UTIC.
A quella tragedia seguirono fiumi di dichiarazioni e impegni solenni in merito alla sicurezza negli ospedali e alla garanzia di standard decorosi di assistenza.
Controlli sulla carta
e compensi à la carte
A distanza di un anno e mezzo si avverte una inarrestabile deriva ed una ulteriore marginalizzazione della struttura, con l’impoverimento progressivo delle risorse, anzitutto professionali, disponibili e la negazione di basilari attrezzature: si percepisce un progressivo strangolamento della struttura, destinata in queste condizioni ad una lenta agonia.
Pur detestando il vaniloquio di circostanza, tanto di moda oggi, osserviamo allarmati l’incomunicabilità della direzione generale della Asl Ta-1, sorda ed impenetrabile di fronte alle richieste di intervento provenienti dall’ospedale, che rimbalzano inutilmente su una vera e propria barriera di gomma.
Trasferimento elettorale
Le gravissime lacune determinate dal frettoloso trasferimento nella nuova sede alla vigilia delle consultazioni regionali del 2005 non sono state successivamente affrontate da parte dei responsabili nominati dal Governo regionale in carica.
Un esempio per tutti è l’assurda collocazione separata per blocco parto, sala operatoria per parti cesarei, sala operatoria per ginecologia e reparto ostetricia-ginecologia: ciò richiede la presenza di un numero enorme di medici e personale infermieristico, assolutamente non disponibile.
Stessa cosa dicasi per l’incongruità progettuale della separazione pediatria-nido su diversi piani (con le puericultrici a fare continuamente la spola tra le due aree).
Che fine hanno fatto gli interventi previsti nel cosiddetto crono-programma stilato dal commissario straordinario, viceprefetto dott. Sessa, a metà 2007?
Quanto alla carenza di personale infermieristico, chissà se un giorno qualcuno chiarirà il mistero degli infermieri fatti giungere, tramite opache intermediazioni, da Polonia, Romania, etc.
Nel contempo, però, per delicati posti di responsabilità e direzione si dà spazio a padrinaggi volti a sostenere soggetti in precedenza “sponsorizzati” da altri schieramenti politici (va da se’ che non s’intende fare apologia dello spoil system).
La stessa logica di “signorìa politica” ispira ap-parenti paladini di soggetti che, pur non brillando per capacità ed attaccamento al lavoro, diventano inamovibili satrapi bullonati ai loro incarichi.
Signor Presidente,
mi permetta di osservare che nella sanità, come nei servizi pubblici in generale, ciò che fa la differenza non è la “mitica” comunicazione annunciata e sbandierata, ma anzitutto la elementare, quotidiana percezione degli utenti (nonché contribuenti) del servizio sanitario.
Ed i risultati elettorali non sono poi figli della “insufficiente comunicazione”, come qualche instancabile “costruttore di sconfitte” si ostina ancora a blaterare, ma soprattutto della constatazione che, in fin dei conti, ora non si (avverte di) sta(r) meglio … di quando si stava peggio!
Il sacco della sanità
in provincia di Taranto
Appare infine non più rinviabile una operazione di trasparenza sull’utilizzo dei soldi dei contribuenti destinati alla tutela della salute.
Qual è la reale entità di quello che
Quante risorse sono state sottratte alla tutela della salute e quali destinazioni hanno preso i soldi dei contribuenti?
Non servono logorroici sermoni, fumose relazioni di cavillosi legulei e ponderosi volumi: sono sufficienti alcune semplici e chiare tabelle con cifre, importi e destinazioni delle ingenti risorse pubbliche inghiottite.
Cordialmente
COSTANTINO (PD) : I COMUNI DIFFERENZINO SERIAMENTE, O E’ CAMPANIA
Paolo Costantino
Paolo Giannico propone "La spesa a chilometro zero"
Il vicepresidente della Coldiretti laertina Paolo Giannico, uno di quelli che ci ha creduto assieme a Paolo Nigro e Giuseppe Scagliola (i vertici provinciali di Coldiretti, dove oggi siede Francesco Carbone), ha una sola parola per dire com’è andata la scommessa: «Un successo». Che, oggi, conta pure 12 dipendenti.Prima del “boom”, però, ci sono stati quattro anni di gavetta. «Tutto è cominciato con Campagna Amica – dice Giannico, che in azienda ha tutta la famiglia –, vendendo prodotti tipici e facendoli assaggiare a due passi da Piazza Immacolata, ma era un appuntamento occasionale, sotto le feste. L’idea di fare il grande salto ci è venuta quando la gente ha cominciato a chiedere: “E adesso dove veniamo a trovarvi?”».
Detto, fatto. Il farmers market è nato così; una novità capace di cambiare le abitudini di acquisto, ma anche i ritmi di produzione, visto che, ad esempio, per trovare la ricotta calda o le mozzarelle alle otto e mezza di mattina le mucche vanno munte alle 3 di notte. E l’acquirente, di contro, trova tutto quello che gli serve concentrato nello stesso posto. E’ il modello della spesa a chilometro zero, un freno rispetto ai prezzi galoppanti, ma anche la risposta tutta locale ai “pirati dell’agroalimentare”.Basta fare un giro tra i banconi per “ritrovarsi” nelle aziende di Laterza (pane, latticini e ortofrutta), passare per Martina Franca (salumi, pasta fresca e mele), fare un salto a Statte (olio e conserve di pomodoro), curiosare per Castellaneta e Foggia (conserve, salse e miele) e fare una capatina a Manduria (olio e sott’oli). In tutto una quindicina di aziende agricole con i loro banconi e le casse, simboli della filiera lunga che va in soffitta. Addio intermediatori, trasportatori, confezionatori e trasformatori. E, ovviamente, relativi costi. «Quel margine di guadagno in più – dice Giannico – lo dividiamo a metà, tra noi e i consumatori». Con soddisfazione e vantaggi reciproci.Soprattutto in tempi in cui ai picchi dei prezzi corrisponde un crollo dei consumi per i generi di prima necessità, pane e pasta su tutti. Nei primi tre mesi del 2008 - dicono le statistiche più recenti - c’è stato un calo, rispettivamente, del 3,5 e del 1,8 per cento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Mentre i prezzi al dettaglio hanno proseguito la loro corsa: più 18,6 per cento per la pasta e 13,1 per cento per il pane nei confronti del primo trimestre del 2007.Nel mercato degli agricoltori, invece, il panorama cambia: «Il consumatore - conferma Giannico - viene da noi perchè trova mediamente un risparmio del 20 per cento. Le mozzarelle, ad esempio, costano un euro meno di quelle dei caseifici baresi e sono fresche di giornata e senza additivi». E poi ci sono le offerte a metà mese su prodotti specifici: un modo per combattere l’effetto «quarta settimana». «E a noi conviene stare assieme - aggiunge Giannico - perchè abbattiamo i costi di gestione o del fitto dei locali».Certo, la novità del farmer non è stata presa bene da tutti: «All’inizio fioccavano le multe per i parcheggi in doppia fila». Poi è arrivata la “salvezza”: «Una fermata del bus. La gente viene, fa la spesa e riparte». E, a quanto pare, anche gli altri commercianti si sono adeguati: «Hanno abbassato i prezzi per essere competitivi: è così quando la concorrenza funziona. Anzi, qualcuno vien pure a comprare da noi...». Potenza del rapporto qualità-prezzo.Insomma, quella del farmers market è la storia di un’idea vincente. Che Giannico vorrebbe contagiasse un po’ tutti i comuni (una legge targata Coldiretti-De Castro lo permette), ma che nel frattempo è stata già copiata nella vicina Bari ed è stata studiata dagli emissari delle regioni Toscana, Sardegna e Trentino. Per una volta, almeno, il modello che funziona siamo noi.»
IL SOTTILE CONFINE DELLA LEGALITA'





