martedì 5 agosto 2008

Un paese dove è tutto tipico

La sagra del pane, della focaccia e dell’arrosto. Ma anche del fumo. Un po’ ne è stato venduto infatti preannunziando una tre giorni all’insegna dei prodotti tipici che in realtà non c’è stata. La sagra vera e propria si è tenuta solo domenica, nonostante certo battage promozionale l’avesse diluita in tre giorni.
Tanti sono stati i turisti accorsi venerdì sera convinti di trovare banconi allestiti con le tipiche prelibatezze laertine. Attese tradite e non di certo ricompensate dal rito della cuccagna o dall’ossessivo percussionismo degli artisti itineranti che l’altra sera si aggiravano per le vie del centro. Il sabato tanta gente, forse informata che non vi era nessun trittico, ha preferito risparmiare chilometri. Tanto una voce per Sanremo la si può sempre incontrare. Le presenze rispetto a venerdì sono state sicuramente inferiori. Domenica,invece, l’affluenza è stata altissima. La presenza dei comici del fortunatissimo Zelig ha fatto da ottimo traino alla promozione gastronomica. Una scelta azzeccata. Come azzeccata è risultata la data. Dopo due edizioni settembrine, finalmente i fornelli sono usciti d’agosto, mese certamente più a vocazione turistica.
Da segnalare che la sagra non si è potuta svolgere nel tratto della piazza nei pressi della fontana. Precisamente scendendo verso il municipio sulla sinistra. Tale zona è infatti off limits, dato che una folta colonia di volatili, nidificante sugli antistanti frondosissimi alberi, l’ha ormai adibita a propria personale cloaca. Il guano ed il suo odore investono ormai la zona, compresa la panchina divenuta inservibile. Speriamo che i tanti visitatori accorsi, inebriati dal fumo dei fornelli, non v’abbiano fatto caso…
Akerfeldt

zitti, sordi e ciechi - Evviva l'accademia degli indecenti

Esistono nel nostro Paese famose e illustre Accademie: l’Accademia della Crusca, l’Accademia degli Arcadi, l’Accademia del Cimento, l’Accademia dei Georgofili.

Insieme a queste ci sono parecchie che sono veramente bizzarre: l’Accademia degli Illuminati, l’Accademia degli Illusi, l’Accademia degli Umidi.

L’ultima, fortemente caratterizzata, di recente costituzione, è l’ ”Accademia degli Indecenti”, conta 14 iscritti, il cui Presidente, eletto all’unanimità, è Gisella KRISTALLIN (“Lo voglio bene al mio paese io”).

Questa organizzazione si regge finora esclusivamente sulla fama del suo Presidente, bravissimo, parla pacato, risponde con gentilezza, pronuncia parole e frasi, una per una, perfettamente comprensibili, “lo”, “bene”, “al”, “io”, “mio”, “voglio”, “paese”: alla fine, dopo che le parole, le frasi, si adunano tutte insieme, si mischiano l’una all’altra, chi l’ascolta, compiaciuta, si domanda cosa abbia detto quest’uomo così compito e intelligente.

Tra le ultime imprese del Presidente ricordiamo l’aumento della TARSU, l’incremento dell’addizionale comunale, dallo 0,2% all’0,8%, la positività dimostrata al “Consorzio del pane” quando unilateralmente si sono aumentato il costo del pane di 30 centesimi, giustificato dall’aumento di 5 centesimo al chilo del costo del grano; oggi, con grande coraggio e forza è silente oppositore alla minaccia che i panificatori hanno fatto di diminuire il costo del pane di 50 centesimi, come conseguenza di diminuzione di 15 centesimi al chilo del costo del grano.

E’ grazie alla sua “fattibilità”, al fatto di stare con i più deboli, panificatori, macellai, gente che ha sempre pagato le tasse, a differenza di quei evasori sovversivi di operai e pensionati, che i cittadini del paese di KRISTALLIN. Gli augurano un futuro politico roseo, magari a Roma, insieme a “Fefè” di cui è il delfino, anche se, a malincuore, lascerà la presidenza dell’”Accademia degli Indecenti” e in paese si costituirà un club della buona amministrazione.

Firma per salvare l'Italia

"Salva l'Italia!". S'intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che è partita a Luglio per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito.La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo e la lotta per far ripartire l'Italia, cominciando da stipendi e pensioni.Obiettivo, primario completare la raccolta di firme promossa dal segretario nazionale Walter Veltroni per dire no ad un governo che non rispetta le regole democratiche, forza la mano sui temi della giustizia e non fa nulla per far crescere salari e pensioni mentre l'Italia vive una pesante crisi e le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese .L'itinerario pugliese così come fino ad ora è stato fatto in altre regioni prevederà molti piccoli comuni perché, come dichiara Beppe Fioroni, coordinatore dell'iniziativa "vivere in un centro al di sotto dei 5.000 abitanti diventerà un lusso".
Ad accogliere il pullman in Puglia ci sarà il Segretario Regionale Michele Emiliano e tutti i parlamentari e dirigenti pugliesi .
Riportiamo di seguito le tappe pugliesi:


MARTEDI' 5 Agosto

* ore 14,00 - Marina di LEPORANO (TA).
* ore 15,30 - Marina di PULSANO (TA).
* ore 16,30 - LIZZANO (TA. ore 18,30 - San PIETRO in Bevania (TA).
* ore 20,30 - TREPUZZI (LE)

MERCOLEDI' 6 Agosto

ore 10,30 -CAMERINI - Marina di OSTUNI (BR) c/o Il FARO.
ore 16,00 - Spiaggia PANE e POMODORO, BARI.
ore 20,30 - P.zza CASTELLO, BARLETTA (BA).

GIOVEDI' 7 Agosto

ore 10,30 - Lungomare E. MATTEI - VIESTE (FG).

lunedì 4 agosto 2008

Tassati SI , Creduloni NO!

Non è vero che il mancato rispetto del patto di stabilità relativo all’esercizio finanziario 2006 sia stato indolore per il Comune di Laterza, e il «virtuosismo» del 2007, anno in cui il patto è stato invece «centrato», è frutto dell’aumento dell’aliquota Irpef all’indice massimo.
E’ quanto sostiene, in sintesi, sulle pagine elettroniche del blog ufficiale del Partito democratico laertino, il consigliere comunale Franco Catapano, in relazione e in risposta alle dichiarazioni rilasciate nei giorni corsi alla stampa dall’assessore alla Programmazione economica, Vito Minei.
«Per il 2008 Laterza non ha diritto a partecipare all’incremento del gettito sulla compartecipazione comunale dell’Irpef» scrive il consigliere del Pd, rimandando alla consultazione diretta di un apposito link del sito web del ministero dell’Interno. Dove, chiarisce Catapano, è possibile notare che «Laterza è uno dei 50 comuni pugliesi (su un totale di 258) che nel 2006 non hanno rispettato il patto di stabilità», e per questo non hanno preso parte «alla suddivisione dei fondi (51 milioni di euro) destinati alla Puglia, riferiti all’Irpef 2006». Cosa che altri comuni hanno invece fatto: «Per esempio: Massafra (circa 70mila euro), Ginosa (46mila), Castellaneta (23mila), Palagiano (36mila)». Per rientrare nel patto di stabilità nel 2007, osserva a seguire il consigliere del Pd, «la maggioranza di centrodestra decise di aumentare iniquamente le tasse dei laertini (Tarsu e Irpef), in particolare innalzò l’addizionale Irpef dal 2 all’8 per mille; Laterza divenne perciò uno dei comuni più tassati della provincia di Taranto e della Puglia (in Italia solo 460 comuni su 8.101 aumentarono l’Irpef al massimo)».
Nella sostanza, per Catapano, i dati «trionfalistici» dell’assessore Minei «si riferiscono a studi e proiezioni che riguardano la manovra finanziaria 2008 ed i bilanci di previsione comunali per il 2009» che, peraltro, «non tengono conto di quello che potrà accadere con la prossima finanziaria». E i 77mila euro di premialità disposti per Laterza, nell’esercizio 2007 comune «virtuoso», sono - ribadisce Catapano - «strettamente legati al gettito dell’Irpef (ovvero rischiamo di prendere di più perchè già paghiamo di più)».
Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno

Caro-affitti, 33 mln ai pugliesi bisognosi

BARI - Oltre 33 milioni di euro sono contenuti nella delibera approvata dalla Regione Puglia, su proposta dall’assessore all’Edilizia residenziale pubblica, Angela Barbanente, per il «fondo per il sostegno all’affitto» per l’anno 2007, che individua i Comuni beneficiari dei contributi per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione.
Il fondo è costituito da 14.646.758,07 euro della assegnazione fondi in favore della Regione dal ministero delle Infrastrutture e da 18.636.049,79 euro stanziati dalla Regione.
Quest’anno, dunque, la Regione – è detto in una nota dell’ufficio stampa – “per non far gravare proprio sulle persone e le famiglie meno abbienti i tagli statali, ha contribuito con una somma maggiore rispetto a quella degli scorsi anni e per la prima volta superiore persino a quella stanziata dal ministero”.
Anche quest’anno – si spiega nella nota – si è deciso di accantonare una somma, pari a euro 5.000.000, per incentivare i Comuni a concorrere al Fondo con risorse proprie, attribuendo loro una premialità”.
Il meccanismo previsto contiene alcune novità rispetto all’anno scorso. Per essere più incisivi nell’incentivazione dei Comuni, l’attribuzione della premialità avviene secondo due criteri distinti: la prima tiene in maggiore considerazione il fabbisogno, la seconda dà maggiore importanza alla quota di partecipazione comunale.
La somma da concedere come premialità è ripartita in due parti: la prima di importo pari a euro 3.000.000,00 e la seconda a euro 2.000.000,00.
La deliberazione di giunta ribadisce per i Comuni l’obbligo comunale, già previsto dalla legge, di compiere “controlli rigorosi sull'attendibilità delle dichiarazioni dei richiedenti” e “prevede la trasmissione alla Regione di una dettagliata relazione sugli accertamenti effettuati e sui relativi risultati e provvedimenti assunti”.
La documentazione, compresi gli eventuali atti deliberativi riguardanti il cofinanziamento comunale per la premialità, dovrà giungere alla Regione entro il termine perentorio del 19 dicembre 2008.

venerdì 1 agosto 2008

Profumo di pane e di arrosti, a Laterza una Sagra che dura tre giorni

Pane e arrosti di carne, Laterza celebra da oggi due prodotti tipici del territorio con una grande sagra. «Questa sagra è la nostra storia, la nostra cultura - dice il sindaco di Laterza, Giuseppe Cristella -. La gente se l’aspetta perché vengono tutto l’anno a Laterza a mangiare arrosto o focaccia, o a comprare pane e carne. Laterza è la capitale della carne, del pane, della maiolica, delle gravine, nonchè oasi protetta».
La sagra del pane e dell’arrosto è in programma oggi, domani e domenica 3 agosto 2008 nella centralissima piazza Vittorio Emanuele di Laterza con il patrocinio del Comune, della Provincia di Taranto, dell’Associazione macellai di Laterza e del Consorzio pane di Laterza. «Abbiamo fatto uno sforzo notevole per non far mancare questo appuntamento che si ripete da cinque anni - rileva l’assessore al Turismo Licia Catucci -. In questa occasione contiamo di avere il popolo degli estimatori di due prodotti che sono famosi anche oltre i confini pugliesi».
Il programma. Oggi alle 20 ci sarà «La Cuccagna» organizzata dalla Pro Loco di Laterza, con la partecipazione di sei squadre a contendersi il ricco montepremi: agnello, provolone e caciocavallo, pollo, coniglio, salsiccia, salumi sottovuoto e prodotti da forno vanto dei produttori locali. Dalle 22 corteo in musica del gruppo folk di percussioni «Officine del ritmo La Bandita» girerà per le vie principali di Laterza a regalare allegria (evento a cura dell’associazione «Solevante» di Laterza).
«La Sagra del pane e dell’arrosto è la vetrina delle nostre produzioni eccellenti - dichiara l’assessore alle Attività produttive, Agostino Perrone -. Buona parte dell’economia cittadina vive di questi due prodotti, insieme ai latticini e alla maiolica». «Per il futuro mi auguro di coinvolgere le altre attività produttive» aggiunge Leonardo Clemente, presidente dei panificatori.
Ancora il programma. Domani spazio per la musica con il concorso «Una Voce per Sanremo» riservato ad interpreti, cantautori e gruppi musicali che si esibiranno in canzoni edite. Il gruppo folk colombiano «Danzat» proporrà colori e musica e si esibiranno nello Joropo, ballo tradizionale che rappresenta la festa degli Llaneros che coinvolge e diverte i partecipanti attraverso i suoni di arpe, cuatro e maracas. Infine, domenica appuntamento con la «Sagra del pane e dell’arrosto». Il il ticket degustazione darà diritto a pane, salsicciotti e fegatini, nonché focaccia e latticini, fin dalle 20. Non mancheranno gli spettacoli con gli artisti di Zelig Circus, fra cui Diego Parassole, Antonio e Michele, Bruce Ketta, e da «La Sai l’Ultima?» Laura Leo.
Francesco Romano- La Gazzetta del Mezzogiorno

giovedì 31 luglio 2008

L'informazione e la politica locale

Riportiamo un commento analitico e appropriato di Akerfeldt che ancora una volta è riuscito a mettere ordine ad un confronto sterile e forse anche tendenzioso sui giornali locali e il rapporto con la politica.

A margine di questa discussione un po’ confusa ma stimolante, vorrei fare alcune considerazioni. La prima: capita a volte ai giornalisti di sbagliare. In sede di redazione, revisione o stampa dell’articolo possono avvenire errori del tutto fortuiti dovuti a distrazione o fretta. Ad esempio si può scrivere Catalano invece di Catapano o 70 feriti invece di 71. Sono errori di poco conto. Si può anche scrivere 30000 € invece di 3000, aggiungendo uno zero. La cosa però cambierebbe non poco. Sarebbe quindi meglio rettificare. Nel caso dell’errore commesso dal Corriere del Giorno tra tremila (3000) e trecentomilioni (300000000) di euro la differenza è abissale. Le cifre sono molto diverse. Il refuso non è spiegabile con un semplice errore di battitura. E’ un errore marchiano derivato forse da una mancata verifica della fonte. Ero presente al consiglio comunale dell’8 luglio e non mi sembra aver visto al momento della presentazione del rendiconto finanziario nessun cronista del Corriere. Qualcuno potrebbe essere giunto dopo, aver chiesto informazioni e, o perché vittima di malinteso o perché informato male, aver appreso e riportato la cifra spropositata. Questa, tuttavia, si poteva correggere per tempo, essendo la cronaca del consiglio uscita sul quotidiano tarantino il 14 o 15 luglio. Non so inoltre se sia avvenuta la rettifica, ma dato il caso, questa era altamente consigliabile.
La seconda: purtroppo la stampa locale è particolarmente dipendente dai centri politici (consigli, giunte, sezioni di partito) per tanta parte della materia prima. Può capitare che scorrettamente i fornitori di notizie diffondano dati falsi o imprecisi a inconsapevoli e ingenui cronisti. La regola per un buon giornalista dovrebbe essere quella di fare più domande possibili per smascherare eventuali giochi sporchi dei potenti e verificare i dati ricevuti. Nel caso dell’articolo (tra l’altro non si sa chi l’abbia scritto) del Corriere del Giorno vi è stata negligenza nel non accorgersi di quanto quel dato non potesse essere reale, sia stato esso frutto di un malinteso o di una cattiva informazione data (peraltro paragonabile solo a quella che potrebbe fornire il peggior galoppino di centrodestra). Non bisogna però criminalizzare il Corriere che, ultimamente, non è di certo stato tenero con l’amministrazione laertina. Quindi l’errore, anche se madornale, è, secondo me, stato commesso in buona fede. Non me la sentirei assolutamente di parlare del Corriere, o della stampa locale in genere, come un mero punto vendita delle bufale politiche.
Per ciò che concerne il discorso su Agorà, questo non mi è molto chiaro. Da quanto si evince dai commenti riportati, Agorà sarebbe il simbolo di un giornalismo che s’offre solo come cassa di risonanza (per quel che può risuonare) delle notizie di genesi politica, non preoccupandosi affatto di constatarne la veridicità e assumendo un atteggiamento alquanto prono verso i potenti. Ora, non che Agorà sia un campione del giornalismo d’inchiesta (cosa che in Italia riesce solo e in parte alle migliori testate nazionali), ma da qui a dire che sia un giornale che non abbia motivo d’esistere, perché semplice raccoglitore di comunicati e dichiarazioni politiche o perchè non interesserebbe a nessuno, ne passa. Cerca di fare cronaca locale attingendo per quanto possibile notizie di prima mano e conferendo loro un taglio valutativo, condivisibile o meno che esso sia.
Infine che il giornalismo italiano non goda di buona salute dal punto di vista commerciale e dal punto di vista qualitativo è indubitabile. Su quest’ultimo punto distinguo e opinabilità trascinerebbero in un discorso troppo ampio. Per quanto riguarda il primo punto cerco di sintetizzare alcuni elementi esplicativi. Le anemiche vendite dei quotidiani sono dovute tra l'altro a uno sviluppo della sfera pubblica italiana, nell’ottocento e nella prima metà del novecento, spiccatamente elitario. La costituzione de facto della nazione italiana, attraverso l’adozione di una lingua comune che sconfiggesse l’uso dei dialetti e la nascita di un vero sentimento nazional-popolare, si ha compiutamente solo con il dopoguerra e l’avvento della televisione negli anni cinquanta. I giornali avevano una diffusione limitata, non di massa, scontando la scarsa alfabetizzazione della popolazione italiana e l’asfissia del mercato pubblicitario, e riferendosi perciò alle intelligenthie italiane, da quelle fautrici dell’unità politico amministrativa dello Stivale fino, quanto meno, a quelle dell’immediato secondo dopoguerra. Ciò ha portato a rapporti sempre più stretti tra lobby di potere politico-economico e quotidiani e spiega anche l’endemica dipendenza da finanziamenti statali del mercato editoriale italiano. La situazione (anche se il numero dei lettori è ovviamente aumentato) si è sostanzialmente evoluta poco, dovendo ormai la stampa rincorrere una cultura di massa dall’impriting marcatamente televisivo difficile da sradicare. Essendosi affermata la televisione come principale consumo culturale di massa, i quotidiani e i periodici hanno tuttora un seguito relativamente basso.
Akerfeldt

mercoledì 30 luglio 2008

Perchè non cala il prezzo del pane?

La Federconsumatori Puglia fa ricorso ai Garanti e chiede di verificare perchè se il prezzo del grano continua a scendere non accade altrettanto per i prodotti al consumo. Secondo rilevazioni dell'Associazione, a Brindisi il prezzo di una pagnotta di grano duro è raddoppiato in un anno. Per non parlare della focaccia che a Bari può arrivare a costare 7 euro al chilo



La materia prima, il grano, in un anno è scesa quasi della metà ma il prezzo del pane resta ancora a prezzi elevati. Per questa grave anomalia la Federconsumatori Puglia, depositerà domani mattina ricorso a Mister Prezzi e all’Antitrust che ha già aperto, su richiesta dell’associazione, il procedimento sul cartello dei prezzi di pane e pasta quasi concluso. Ai Garanti si chiede una risposta semplice: perchè se il prezzo del grano alla produzione continua a scendere non accade altrettanto per i prodotti al consumo?
Questi i dati: il frumento tenero e duro nella settimana dal 21 al 27 luglio, venivano venduti all’ingrosso rispettivamente a 202,96 euro/t e a 316,84 euro/t facendo registrare, per la quarta settimana consecutiva, un andamento in discesa. Anche la farina di frumento tenero è diminuita in una settimana del 17,27% (da 392,25euro/t a 324,50euro/t) e quella di semola del 6,27% (da 415,30euro/t a 483,50euro/t). Di fatto i costi in un anno si sono quasi dimezzati ma il pane è rimasto ai prezzi altissimi di un anno fa, anzi è aumentato ancora. Da un’indagine dell’associazione in Puglia sui prodotti da forno (la tabella è in allegato e consultabile sul sito http://www.piazzaconsumatori.it/), un anno fa per una pagnotta di grano duro si spendeva 1,50 euro al chilo, oggi anche 3 euro a Brindisi se non addirittura 4 euro a Lecce. Per non parlare della focaccia che a Bari può arrivare a costare 7 euro al chilo e nel capoluogo salentino 8 euro. Per Federconsumatori, un altro aspetto da denunciare, è la totale assenza di concorrenza specie nei piccoli centri, dove le differenze di prezzo su uno stesso prodotto sono minime se non inesistenti. Nelle città più grandi invece come Bari, i prezzi anche molto diversi dimostrano quanto siano ingiustificabili quelli più elevati.


29/7/2008 - gazzetta del mezzogiorno

martedì 29 luglio 2008

Proposte, proposte e ancora proposte

Di seguito riportiamo l'email di un nostro amico che ci stimola sempre a fare di più. Vogliamo ringranziarlo pubblicamente con questo post e informare i nostri visitatori della sua preziosa presenza a Taranto.

Cari Amici,
Vi ringrazio per le notizie che mi trasmettete.
Non ho che da complimentarmi per il Vostro impegno e la Vostra generosità.
Non dimenticate mai, tuttavia, le problematiche della crescita della comunità locale. Proposte, proposte e ancora proposte, senza le quali si gioca solo di rimessa.
Il PD è nato per essere forza di governo, sempre e comunque, anche dall'opposizione.
Un caro saluto e tenete duro. Il primo agosto sono stato invitato a Taranto a discutere sul piano strategico. Vi andrò e dirò la mia.
Prof. Federico Pirro
docente di Storia dell’Industria - Università di Bari

Solo tre comunità montane in Puglia e senza comuni al livello del mare

Comunità montane: ridurre la spesa, riorganizzare il sistema, associare in tre soli enti tutti i comuni montani e semimontani della Puglia. Questi, nelle parole dell'assessore regionale Guglielmo Minervini, gli obiettivi del disegno di legge di riordino, all'esame di tre commissioni congiunte del Consiglio regionale: enti regionali, sviluppo economico, affari istituzionali."La seduta è stata dedicata alla relazione introduttiva del rappresentante del governo regionale. Abbiamo incardinato l'argomento - ha dichiarato il presidente della seconda, - e contiamo di esaminare nel merito e licenziare il ddl dopo la pausa estiva, in modo da consentire al Consiglio regionale di approvarlo come legge entro la scadenza di fine settembre".
La Finanziaria 2008 ha fissato norme di riduzione della spesa, chiedendo alle Regioni di legiferare nelle aterie indicate e prevedendo sanzioni in caso di inosservanza. Nel caso pugliese si giungerebbe "all'automatica riduzione alla sola comunità montana del Subappennino - ha spiegato l'assessore - ma la Giunta regionale ha deciso di definire l' iniziativa legislativa. Altre cinque lo hanno già fatto". Due le ragioni della scelta, che punta a conservare i 4 milioni e mezzo di euro di risorse nazionali assegnati annualmente per interventi delle comunità montane pugliesi sul territorio."Da un lato - ha fatto presente Minervini - vogliamo operare una sensibile, massiccia riduzione dei costi di gestione delle comunità, che ora finiscono per assorbire quasi totalmente le risorse pubbliche trasferite. Puntiamo sul forte snellimento dell'impianto gestionale e calcoliamo di far scendere al 30% la percentuale dei finanziamenti (ora tocca l'80%) assorbita dalle spese di funzionamento delle comunità. Il 70% delle risorse sarebbe effettivamente al servizio nelle zone disagiate".Il secondo degli obiettivi è conservare le risorse qualificandone la spesa. Si dovrebbe ottenere riducendo a tre le comunità (Appennino Dauno, Gargano e Murge), ridisegnando e snellendo l'articolazione territoriale, tagliando drasticamente i costi.
Viene del tutto eliminata la "chiacchierata" terza categoria: quella dei comuni svantaggiati (anche a livello del mare). Il criterio resta oggettivo: comuni geograficamente situati sui rilievi."Ci sembra una buona mediazione, una legge va adottata se vogliamo conservare le rimesse statali - ha concluso l'assessore Minervini - ma se a livello nazionale dovesse emergere l'orientamento a cancellare le comunità montane, il governo regionale non avrebbe difficoltà ad adeguarsi. Il punto è non perdere i 4,5 milioni di euro ed è quello che avverrebbe, allo stato attuale, in mancanza di indicazioni statali, sostituendo alle comunità le unioni di comuni montani, come richiesto dall'Anci. Di fatto, però, le comunità montane da noi ridisegnate ricalcano proprio queste unioni".

La differenziata è sotto la media regionale

Sul sito della Regione Puglia (www.rifiutiebonifica.puglia.it) è possibile verificare i dati della raccolta dei rifiuti urbani dei comuni pugliesi. Laterza, dopo il falso boom, continua ad arrancare sulla raccolta differenziata. Siamo in attesa che alcuni provvedimenti, citati per iscritto nella risposta alla nostra interpellanza, si attuino (ecocentro - porta porta per l'umido - sostituzione raccoglitori per la plastica). Nel frattempo notiamo che la percentuale di raccolta differenziata è sotto la media regionale ed inferiore ai comuni di Castellaneta, Palagianello e Mottola (superiamo la media di Palagiano).
PD Laterza

Tagli alla sanità, si paga per Papilloma ed epidurale


Fanno discutere i tagli alla Sanità previsti dalla manovra triennale del governo.

Il provvedimento, che prima di essere approvato deve fare l’ultimo passaggio al Senato, se rimanesse così ritirerebbe il decreto sui Lea approvato ad aprile. E così i Livelli essenziali di assistenza sanitaria, ovvero le prestazioni che il Ssn è tenuto a garantire a tutti i cittadini senza affidarle alla discrezionalità delle Regioni, verrebbero meno per carenze di copertura economica. Niente vaccino contro il Papilloma virus per prevenire il tumore alla cervice uterina, stop alle cure odontoiatriche per gli indigenti e all’anestesia epidurale per il parto indolore, alt alle esenzioni per 109 malattie rare. Ma il decreto approvato dal governo Prodi garantiva anche una maggiore assistenza ai malati cronici, a cominciare da chi soffre di Alzheimer, e forniva gli apparecchi acustici e quelli per parlare a chi è affetto da disturbi dell’udito e della parola.Le prestazioni garantite dal decreto di aprile sono raggruppate in tre aree: assistenza ospedaliera, assistenza distrettuale e assistenza collettiva di prevenzione. Vediamo nel dettaglio cosa prevedeva il decreto per ciascuna di queste aree di intervento e cosa quindi, a manovra approvata, potrebbe non essere più garantito ai cittadini.Area assistenza ospedaliera. Incentivare l’uso dell’epidurale durante il travaglio della partoriente, diagnosi neonatale di sordità e di cataratta congenita. Oltre a queste novità in ambito ospedaliero i Lea prevedevano anche l’ampliamento degli interventi in regime di day ospital (da 43 a 108). Ampliata anche l’assistenza per chi soffre di malattie rare e croniche, l’esenzione dalle spese sanitarie viene estesa a un elenco di 109 malattie rare e sei patologie gravi (BPCO, Rene policistico autosomico dominante, Osteomielite cronica, Sarcoidosi grave, Malattie renali croniche, Sindrome da talidomide). Tra le croniche invece era stata inserita anche la celiachia, data l’alta prevalenza dei casi in Italia. In questo settore verrebbero meno i fondi per l’epidurale per il parto indolore, la diagnosi neonatale di sordità congenita, l’assistenza ai portatori di malattie rare e croniche.Assistenza collettiva di prevenzione. In questo livello sono comprese le prestazioni che riguardano la profilassi delle malattie infettive, inclusi i programmi vaccinali, la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, negli ambienti aperti, nella sanità animale e nell’igiene urbana. Inoltre prevede programmi per arginare la diffusione dell’alcool e del fumo tra i giovani, e quindi la promozione di stili di vita sani e gli interventi di prevenzione nutrizionale e i programmi di screening. In questa area il decreto prevedeva l’introduzione della vaccinazione anti Papillomavirus Umano (HPV) per tutte le ragazze tra l’undicesimo e il dodicesimo anno di età (circa 280 mila ogni anno). In Italia ogni anno muoiono per colpa di questo carcinoma 1000 donne, mentre 3500 si ammalano. Secondo gli esperti vaccinare una donna prima che questa abbia avuto rapporti sessuali oltre a ridurre la possibilità di contrarre la malattia, nel giro di vent’anni potrebbe debellarla.I tagli riguarderebebro la vaccinazione anti-papilloma virus e i centri di dipendenza da alcol e fumo.Area dell’assistenza distrettuale. È un settore che prevede diversi livelli di assistenza: medicina di base, assistenza farmaceutica, specialistica e diagnostica, fornitura protesi, servizi domiciliari e territoriali. Tra le novità del decreto dello scorso aprile, la fornitura gratuita di prodotti aproteici (a basso contenuto di proteine) alle persone affette da nefropatia cronica. Cambiamenti anche nelle terapie specialistiche; un esempio è costituito dalla "terapia fotodinamica laser per il trattamento di lesioni retiniche con Verteporfina" riservata a coloro che sono affetti da lesioni retiniche legate all’età. In pratica è una moderna terapia che consente di poter intervenire senza arrecare danni ai tessuti sani. Nell’ambito delle prestazioni di laboratorio sono state introdotte pratiche per la diagnosi o il monitoraggio di malattie rare (ad esempio, per le malattie metaboliche, il dosaggio degli enzimi mitocondriali e il dosaggio di acidi organici urinari con metodi gas cromatografici). Un’ulteriore novità era rappresentata dalla “enteroscopia con microcamera ingeribile”, ovvero dall’uso di una video capsula monouso per individuare i casi in cui è difficile espolare l’intestino. E ancora, la "sedazione cosciente" per i pazienti sottoposti a endoscopie e biopsie in corso di endoscopie per garantire esami indolori e più accettabili in termini di confort. Grande attenzione verso i portatori di gravi disabilità grazie all’introduzione di nuovi ausili informatici di comunicazione e di controllo ambientale. Per quanto riguarda invece l’assistenza domiciliare e territoriale sono state riservate particolari cure ai malati in fase terminale. Per ora sono stati annullati i fondi per la diagnosi delle malattie rare, la fornitura di farmaci per nefropatia cronica, terapia laser per lesioni retiniche, l’analisi per mobilità personale per chi non può parlare e per i sordi e l’assistenza per i malati terminali e le cure odontoiatriche per indigenti.


Amen

I numeri al lotto

In attesa di aprire una sartoria l'assessore Minei continua a dare i numeri. Infatti dopo aver fatto ridere mezza provincia con i 300milioni di euro di avanzo di bilancio e illuso qualche sprovveduto laertino (che sul nostro blog iniziava a vantare crediti dal bilancio comunale) hanno pensato bene, prima di andare in ferie, di regalarci altri giochi di prestigio contabile.
Non è la prima volta e nemmeno l'ultima che mio malgrado sono costretto ad intervenire sulle vicende del bilancio comunale. Ritengo perciò doveroso chiarire alcune questioni tecniche e veritiere.
Per il 2008 Laterza non ha diritto a partecipare all'incremento del gettito sulla compartecipazione comunale dell'Irpef come potete verificare direttamente sul sito del ministero degli interni al seguente indirizzo:
www.finanzalocale.interno.it/ser/compartecipazione/2008/tabreg.html
Noterete che Laterza è uno dei 50 comuni pugliesi (su un totale di 258 comuni) che nel 2006 non ha rispettato il patto di stabilità e pertanto non ha potuto partecipare alla suddivisione dei fondi (51milioni di euro) destinati alla Puglia e riferiti all'IRPEF del 2006. Mentre gli altri comuni per esempio: MASSAFRA: euro 69.639,65; GINOSA: euro 45.988,28; CASTELLANETA: euro 23.350,37; PALAGIANO: euro 36.168,06 hanno partecipato alla ripartizione.

Nel 2007 la maggioranza di centrodestra decise, per rientrare nel patto di stabilità, di aumentare iniquamente le tasse dei laertini (Tarsu e addizionale Irpef), in particolare aumentò al massimo l'addizionale IRPEF dal 2 al 8 per mille. Laterza divenne perciò uno dei comuni più tassati della provincia di Taranto e della Puglia (in Italia solo 460 comuni su 8.101 aumentarono l'Irpef al massimo).
Naturalmente in sede di approvazione del bilancio 2007 non mancarono le promesse per aiutare le fasce deboli (ricordate la famosa NonnoCard?) e rivedere l'addizionale dal 2008. Niente di tutto ciò l'aliquota è rimasta invariata continuando a penalizzare quei poveri fessi (dipendenti e pensionati) che pagano le tasse a Laterza.

I dati trionfalistici (di Minei e del sindaco) si riferiscono ad uno studio e delle proiezioni che riguardano la manovra finanziaria 2008 ed i bilanci di previsione comunali per il 2009. Naturalmente le proiezioni non tengono conto di quello che potrà accadere con la prossima finanziaria (ridimensionamento dell'ICI e blocco delle aliquote) e "la variabile Tremonti" così come si evince leggendo il rapporto. Inoltre i 77.000 euro di premialità, citati nelle note stampe, sono strettamente legati al gettito dell'Irpef (ovvero rischiamo di prendere di più perchè già paghiamo di più).
Il resto è propaganda, tra l'altro di bassa "lega".
Franco Catapano - Pd Laterza

Lettera di una fannullona al ministro Brunetta

Gentile Ministro,
perdoni se ho l’ardire di rivolgermi a Lei in questo momento così impegnativo per il governo in preda ad un parossismo decisionale che possa consegnarlo alla storia come merita, Le chiedo solo di leggere questa lettera che non sottrarrà più di cinque minuti al Suo indice di produttività. Le racconto in breve la mia storia: sono una dipendente di un istituto di previdenza da più di dieci anni in servizio effettivo, mamma di due bambine e vivo in una città del profondo Sud. Appartengo anch’io a quella schiera di impiegati da Lei etichettati “fannulloni” non perché intendesse offenderci, questo lo capisco bene, ma semplicemente per fare capire in maniera immediata quale era il problema (un po’ come dire se io ripetessi in questa sede quel che di Berlusconi ha detto Di Pietro, anche in quel caso non per offendere, questo è ovvio, ma per far capire dove sta il problema). Signor Ministro le scrivo per raccontarle, attraverso la mia vicenda, quella di milioni di altre mamme-impiegate affinché Lei, che per altri versi è così sensibile ai problemi della gente si renda conto della realtà in cui viviamo noi “fannulloni” (perdoni l’abuso del termine, il fine è sempre quello della comprensione). Io, come altre mie colleghe, da brava fannullona, mi alzo ogni mattina alla ore 6 a.m. e dopo aver fatto colazione e aver preparato le mie bambine di 4 e 6 anni esco di casa con le suddette bambine entro le 7.00, perché vede, io abito fuori città e per arrivare al lavoro devo uscire di casa molto presto. Dopo aver timbrato, solitamente alle 7.30, comincio la mia giornata lavorativa: il mio lavoro è ripetitivo ma l’utilità sociale che è insita nel predisporre le pensioni per chi (beato lui) ha maturato i requisiti e fare in modo che ne possa godere senza ritardi, pensi lei mi fa sentire utile. Da brava fannullona sforno decreti di pensione a tutto spiano affinché non debba sentire nessuno venir da me a dire “e iu comu mangiu”, affinché a fine mese possa percepire il mio stipendio pensando di essermelo più che guadagnato. Negli anni la sede in cui lavoro si è svuotata di personale che è andato in pensione e non è stato sostituito da nessuno, pertanto più e più volte ho visto il mio carico di lavoro aumentare, ma a fronte dell’acquisizione di nuove e complesse competenze mi si continua a dire che siamo in esubero, che bisogna ridurre l’organico e lavorare di più: ma com’è possibile? Me lo chiedo ma nessuno mi risponde. Intanto l’arretrato avanza e quando qualcuno di noi comunica che presto andrà in pensione tutti ci guardiamo in faccia e ci chiediamo di quanto la redistribuzione del lavoro che consegue a ciascun pensionamento inciderà sul nostro carico di lavoro. E poi nessuno si spiega perché mai ci sia tanto arretrato, sarà che la matematica è un’opinione. Malgrado tutte le suddette difficoltà continuo a lavorare con quel senso del dovere che mi ha trasmesso mio padre e dal quale non posso prescindere. Pensi lei, signor Ministro, ogni giorno mi illudo di aver lavorato bene, e nel mio piccolo, di essere stata utile a qualcuno compiendo il mio dovere con la serietà e la professionalità che negli anni ho acquisito. Questo mi consente di guardarmi allo specchio ogni mattina e di non vergognarmi di essere un impiegato pubblico, come lei ha di recente sostenuto che molti di noi fanno, ma anzi di essere orgogliosa. Ma ultimamente qualcosa è cambiato, sa Signor Ministro, comincio a sentirmi demotivata: a che serve che io lavori così tanto se poi comunque di me si dirà sempre che appartengo alla schiera dei “fannulloni”?: la tentazione di incrociare la braccia è forte, molto forte. L’opinione pubblica, adeguatamente manipolata da una campagna mediatica diffamatoria e parziale, non è con me, ma contro di me, e non è facile far capire alla gente. Quel che è facile, invece, è cavalcare l’onda del malcontento della gente e indirizzare la folla a puntare contro il “mostro” di turno, pubblico impiegato o rom o sinti che sia. Puntare sul malcontento porta sempre tanto consenso, questa non è una novità, è facile, infatti, dire che le cose non funzionano, su questo siamo tutti d’accordo e pronti a battere le mani, ma, ahimè, non è riducendo i salari che si rende più efficiente la PA (altrimenti lo avrebbero già fatto da tempo), né privatizzando quelli che oggi sono dei servizi che nascono da diritti per i quali si è a lungo lottato, così come non è riducendo la retribuzione di chi si ammala (non occorre che io Lei ricordi, con gli adeguati scongiuri, quanto sia diffuso il cancro) che disincentiviamo l’assenteismo ma è piuttosto intensificando i controlli che facilmente si distinguerà il “falso” malato da quello vero, perché purtroppo, nessuno sceglie di ammalarsi e non è giusto accanirsi con chi già non ha abbastanza soldi per curarsi. Tutto questo lede la dignità del malato, del pubblico impiegato, attualmente indicato a “dito”, ma soprattutto lede la dignità della persona in quanto tale. Le dirò signor Ministro, anziché carnefice come impiegato pubblico e vittima come cittadino, oggi mi sento più volte vittima: come cittadina, come lavoratrice, come mamma, come italiana. Però, quel che è giusto è giusto, bisogna riconoscere che questo governo ha alleggerito la pressione fiscale, si, infatti, sappiamo tutti cosa ha fatto: ha tolto l’ICI. Certo, nel mio caso, sarebbe stato meglio che anziché togliere l’ICI avesse evitato di toccare il mio salario. Infatti, io di ICI, io, che non ho una villa ma solo una casa di prima abitazione in un comune in periferia (con il mio stipendio, infatti, non potrò mai permettermi una casa in centro: è già tanto se mi riesce di finire di pagare questa) e dunque ho sempre usufruito di sgravi, non ho mai pagato più di € 60 euro all’anno. Grazie signor Ministro: quest’anno sul mio bilancio, a fronte di sessanta euro di risparmio fiscale avrò qualcosa come 5.000 euro di meno sull’importo di stipendio annuo. Non Le dico come sono contenta! Adesso Lei si chiederà perché non sono contenta, e perché mai sulla mia fronte si sia disegnata quella ruga, mah non so, sarà che i fannulloni di oggi sono un po’ più complicati di quelli del passato. L’autunno si preannuncia caldo ma pieno di nembi all’orizzonte, la lotta sarà dura ma, Le dirò, Signor Ministro, non demorderò facilmente se non altro perché mia figlia, interrogata sulla professione della madre, non abbia da vergognarsi a dire che è un’impiegata pubblica e non si debba vergognare una seconda volta a dire che in famiglia non si arriva alla fine del mese anche perché, in previsione del futuro, sto cercando di spiegarle che povertà non è vergogna ma, invece, corruzione, tangenti, peculato, immoralità (tutti termini che la classe politica ben conosce) queste sì che sono vergogne.
Fannullona INPDAP - 26 luglio 2008, in Diario

lunedì 28 luglio 2008

Negozi aperti di giovedì e mercato serale per l'estate

LATERZA - Negozi aperti di giovedì, e per massimo 13 ore al giorno, e mercati settimanali di pomeriggio. Anche gli orari delle attività commerciali si adeguano ai ritmi dell'estate e, per rispondere alle esigenze dei clienti e dei turisti, si allungano.
A stabilirlo una ordinanza dell'assessore alle Attività produttive, Agostino Perrone, che modifica in parte la precedente disposizione del 28 gennaio scorso, con alcune deroghe permesse dalla legge regionale n.5 del 7 maggio scorso.
Pertanto, i negozi possono rimanere aperti dalle 7 di mattina massimo fino alle dieci di sera, con orario libero e comunque non superiore alle 13 ore giornaliere.
Tutti i giovedì del mese di luglio e agosto è concessa una deroga alla chiusura imposta dalla precedente ordinanza di gennaio, quindi, ogni commerciante potrà scegliere se aprire o meno, così come viene anche permessa l'apertura per due domeniche estive: 27 luglio e 17 agosto (oltre al 12 ottobre).
Infine, l'assessore stabilisce che i mercati settimanali del lunedì, nei giorni 28 luglio, 4 e 11 agosto, siano effettuati di pomeriggio dalle 17 alle 22. Una scelta già adottata nell'estate scorsa, che rende sicuramente più piacevole la passeggiata tra le bancarelle del mercato, rispetto alla calura della mattina.
Insomma, non saranno la stessa cosa di ombrelloni e spiagge, né tantomeno l'equivalente dei famosi mercatini di alcune città del Nord Europa, ma sicuramente trovare un negozio aperto di giovedì o in orari più flessibili del consueto, così come poter fare la spesa al mercato con il fresco della sera fanno "più" estate. Anche in collina.