martedì 19 agosto 2008
I poveri ricchi di Laterza
venerdì 15 agosto 2008
Verso le provinciali 2009
TARANTO - L’ultima novità-indiscrezione è quella di una possibile candidatura alle primarie del centrosinistra di un italo-americano, tale Gianluca Galletto, originario di Grottaglie. Economista, laurea alla Bocconi, Galletto vive e lavora a New York. Sul suo nome punterebbe l’asse, ormai consolidato, tra Gaetano Carrozzo, Rocco Ressa e Rocco Loreto. Un patto d’acciaio anti-Florido che Tarantosera aveva anticipato nei mesi scorsi e che oggi trova piena conferma. Ma sarà davvero Galletto il candidato da opporre al presidente uscente o questa è solo una boutade messa in giro ad arte per sparigliare le carte e tutelare il vero candidato? Alla fine, infatti, a giocarsi la partita con Gianni Florido potrebbe essere Rocco Loreto, desideroso di tonare d incarichi di prestigio dopo aver perso lo scettro di sindaco di Castellaneta. Sul centrosinistra incombe poi l’incognita Stefàno. Cosa deciderà di fare il sindaco del comune capoluogo? Esclusa ogni possibilità di intesa con Florido, l’area che si coagula intorno al sindaco di Rifondazione potrebbe sposarsi con Carrozzo-Ressa-Loreto - e sarebbe un fatto abbastanza clamoroso, viste le ruggini tra il primo cittadino ed il suo ex vicesindaco - oppure potrebbe decidere di giocarsi la partita in proprio, puntando su qualche nome a sensazione, come l’imprenditore Enzo D’Addario, sponsor di Stefàno alle comunali dello scorso anno.mercoledì 13 agosto 2008
«L’aria è irrespirabile»
«A poco più di un mese dall’inutile ordinanza sindacale del blocco dell’impianto - si legge in un comunicato distribuito in occasione del sit-in con raccolta firme che si è tenuto venerdì sera, in piazza centrale - il problema dei cattivi odori (lievemente meno intensi rispetto al recente passato) non è stato risolto». In interi quartieri tuttora «fortemente investiti dalla puzza - scrive il Comitato - diventa disagevole e sconsigliabile svolgere qualsiasi attività».
Una situazione, viene ribadito, non più sostenibile. «La società Progeva - si legge nella nota - non può condizionare così negativamente la qualità della vita di un’intera comunità»: per questo «il comitato per l’ambiente non si rassegna e si insedia in via Umberto 59, con una sede fissa di mobilitazione permanente a disposizione di tutti i cittadini, con l’obiettivo, prescindendo dalle tardive verifiche dell’Arpa (si attendono i risultati dei primi prelievi, ndr), di vigilare e intensificare la lotta, fino a quando la nostra comunità tornerà a respirare aria salutare, senza alcun cattivo odore Progeva». Dubbi e perplessità vengono quindi espressi in merito all’ordinanza sindacale, datata 25 giugno, che, «dietro la pressione della mobilitazione cittadina», disponeva il blocco della produzione in base a quanto «prescritto dal comitato di Valutazione impatto ambientale regionale nella seduta del 5 marzo 2007»: «In realtà - sostiene il Comitato -, l’impianto non è mai stato bloccato, sono solo cambiati i turni di lavorazione e il temporaneo scarico di altri rifiuti».
Richiamate, nella nota, le responsabilità, anche politiche, dell’amministrazione Cristella: perché non in grado di risolvere il problema, e per la «localizzazione dell’azienda a ridosso del centro urbano». Il Comitato, sulla scorta «di centinaia di firme già raccolte», invita infine i cittadini a dare più voce alla protesta (ieri sera incontro organizzativo in sede), e ad essere vigili «sino alla eliminazione totale e definitiva dei cattivi odori» e fino a certezza acquisita «che l’aria che respiriamo non sia dannosa per la salute».
martedì 12 agosto 2008
Il rivale di Florido ha un nome: Galletto
Provinciali, la provincia assalta il capoluogo.La corrente dei sostenitori del metodo delle primarie nasce a Palagiano, regno indiscusso di Rocco Ressa; al quale ha subito dato manforte il leader del Pd di Laterza Franco Catapano, vicepresidente regionale della Cia, il sindacato degli agricoltori di sinistra; e ai quali si è associato Rocco Loreto, dominus di Castellaneta, di ricchissimo palmares, presidente della seconda Usl nel 1986, sindaco, consigliere regionale, senatore e sindaco fino al 2001. A questi tre paesi del versante occidentale ionico Gaetano Carrozzo aggiunge la sua potente corrente tarantina.
I tre paesi occidentali, più Grottaglie e il suo hinterland danno l'immagine che la Provincia voglia stringere come una tenaglia su Taranto, entro le cui mura, inoltre, è all'opera una forte “quinta colonna”, Carrozzo appunto. E' l'assalto della Provincia al capoluogo, una vexata e annosa questione per il potere dell'inutile ente provinciale.
Questo primo nucleo di “primaristi”, che è uscito allo scoperto pochi giorni fa, con un documento firmato dagli aderenti, ha scelto di mantenere segreto il nome del suo alfiere, cioè candidato di bandiera o proprio conducator. Ma si sa, il modo migliore per violare un segreto è dire che è un segreto,purché resti segreta la fonte, o la gola profonda; ed ecco che il nome è stato rivelato: Gianluca Galletto.
La corrente, già nel suo primo embrione, ha una sua propria competitività con il resto del Pd e con il presidente uscente della Provincia Gianni Florido. Loreto, infatti, è stato eletto tre volte senatore e la quarta ha mancato l'elezione per un soffio; quindi in ogni paese della provincia ionica ha grandi e semplici elettori. Anche Catapano presenta un settore ben organizzato, che tra l'altro fece bella figura nelle primarie del 14 ottobre scorso, essendo vicepresidente regionale di un sindacato presente in ogni paese, la Cia, appunto. Ressa porta in dote la maggiorana assoluta del suo paese, il solo dove la sinistra ha vinto bene l'anno scorso. E la dote elettorale di Galletto è la movimentazione del territorio del quale fa parte, quello salentino della provincia ionica.
Così strutturata, la corrente può iniziare il suo proselitismo di profondità, sezione per sezione, con i suoi pro e i suoi contro, e i suoi trucchi.
I pro: il Pd è un partito esausto; i suoi dirigenti, da Roma in ogni anfratto della periferia, sono ignari dei problemi del loro elettorato; ciascuno di essi è un Ghino di Tacco sulla porta della propria sezione, cioè fa l'esame del Dna a chiunque voglia entrarvi; e, perciò, nessuno vi entra; rimuoverli in blocco è il sogno di molti loro elettori con propensione talebanesca, o animus fondamentalista.
I contro: esausti sono anche i due generali della corrente, Loreto e Carrozzo, veterani pieni di ferite per le estenuanti battaglie combattute; Loreto, inoltre, un anno e mezzo fa a Castellaneta rifiutò le primarie, nelle quali sarebbe stato “raccontato” da qualche nemico personale, e con esse la vittoria; ora non ne può essere il teorico; hanno con sé la parte più vivace del partito, vivacità occorre, infatti, per contestare l'establishment; ma non hanno, essi, l'aura del Cincinnato.
I trucchi: Il loro candidato è effettivo, di bandiera, o di schermo? Galletto è ignoto agli elettori del Pd, quindi è necessario scoprire la genesi della sua scelta: può darsi che lo abbiano scelto perché un economista che lavora a New York dev'essere una testa di prim'ordine, può darsi che chi lo conosce abbia intravisto in lui un carisma mediatico trascinante e quindi, in tempi di mediocrazia sarebbe il miglior candidato; può darsi anche che, avendo amicizie altolocate, il D'Alema, abbia sia un salvaconotto in ogni ambiente di potere, sia una devozione riflessa per i dalemiani in circolazione, pochi o tanti che siano; può darsi che intanto che la corrente si diffonda e si strutturi meglio, avere un nome con fideiussiori solvibili sia un ottimo specchietto per allodole; infine, può darsi che, consuetudine della politica italiana, ed anche della letteratura del “Dolce stil novo” sia un candidato-schermo, dietro il quale cioè cammini il partitante che al momento opportuno inventerà qualcosa per essere il “salvatore della patria”, anzi della corrente.
I bene informati dicono di aver regalato a Florido l'aureo libretto del generale cinese del 1200 Lao Tzu, perché capisca le intenzioni dei suoi avversari dai movimenti nell'accampamento.
Il movimento: molti ricordano il suo ultimo teorico: il mister iuventino Heriberto Herrera che è passato alla storia pallonara con il suo incitare che era un intercalare: “movimiento, movimiento”; ma forse pochi ricordano ancora il primo e insuperato teorico del movimento: il greco Eraclito, quello del “panta rei”, tutto scorre, per cui “non ci si può bagnare due volte nelle stesse acque”: dove c'è movimento, dunque, non solo non c'è stagnazione, ma c'è vita.
Esempi POSITIVI
In seguito all’approvazione dello statuto regionale toscano del Partito Democratico, sicuramente il più avanzato in tema di primarie - che sono previste sempre anche per deputati, senatori e parlamentari europei, oltre ai consiglieri comunali, provinciali e regionali - abbiamo chiesto un’intervista al segretario regionale del Partito Democratico in Toscana, Andrea Manciulli, che molto gentilmente ha risposto alle nostre domande. Ringraziamo molto il segretario per la sua disponibilità, e ci sentiamo di condividere e sottolineare in modo particolare, tra le altre, una delle sue affermazioni: “dovrà passare un tempo in cui le primarie entrino a far parte di una cultura condivisa di democrazia“. E’ così, e anche per questo noi continueremo ad impegnarci.
Che cosa rende, in riferimento alle Primarie, il partito toscano di fatto il punto più avanzato, più moderno e innovativo - e insieme più in sintonia con lo spirito con cui è nato il Partito Democratico - dell’intera “macchina” nazionale? Qual è il “segreto” della Toscana?
L’esperienza delle primarie in Toscana nasce in tempi antecedenti alla scoperta di questo fondamentale strumento di partecipazione a livello nazionale. In Toscana anche prima della nascita del Partito Democratico, le primarie sono state utilizzate per la selezione delle candidature a Sindaco, Consigliere regionale e comunale. Per questo nel momento in cui ci siamo trovati a scrivere lo Statuto regionale del nuovo Partito è stato naturale dare alle primarie un significato più ampio e parte dei caratteri fondanti del PD. In questo senso pensiamo di aver interpretato il senso profondo e il carattere inedito che ha rappresentato la nascita del PD con il “modello 14 ottobre”. Fare delle primarie uno strumento, ma anche un valore, non significa per noi sollevare i gruppi dirigenti dalle loro responsabilità di sintesi politica, bensì consolidare il rapporto tra politica e cittadini, indispensabile per un reale processo di rinnovamento.
Com’è stata la discussione a livello di assemblea regionale, come si è arrivati a questa decisione? Ci sono state particolari resistenze (ed eventualmente come sono state superate)?
La discussione si è sviluppata principalmente durante i lavori della Commissione Statuto, ai quali hanno partecipato e portato il proprio contributo tutti i soggetti fondatori del PD. Trattandosi di un punto dirimente per le modalità organizzative e per la vita democratica all’interno del partito stesso, il dibattito è ovviamente uscito anche fuori dalle stanze e dai posizionamenti, interessando buona parte dei fondatori toscani del PD e membri del gruppo dirigente nazionale. Noi pensiamo che aver posto l’attenzione sul ruolo delle primarie, sia stato un contributo decisivo per non arretrare rispetto alla grande partecipazione con cui è nato il PD.
Potrebbe fornire alle altre Regioni, e a quei dirigenti nazionali che sono più restii su questo terreno, tre buone ragioni per convincersi, come è avvenuto in Toscana, che le Primarie sono un elemento fondante e imprescindibile per noi e che vanno assolutamente adottate veramente e sempre?
Primo: attraverso le primarie è possibile colmare, almeno in parte, quel vuoto e quella distanza tra i cittadini e la politica che in questi ultimi quindici anni ha caratterizzato il sistema politico italiano, facendogli perdere credibilità e capacità di incidere sulla realtà spostando altrove dalla rappresentanza democratica i poteri decisionali.
Secondo: le primarie hanno rappresentato l’innovazione più grande degli ultimi anni di storia politica italiana e sono state per noi un tratto distintivo, quello che più di tutti ci ha differenziato dagli altri partiti. Per questo non possiamo adesso che il partito si struttura dandosi delle regole, ritornare ad un passato di chiusura e lontananza, così facendo rinunceremmo ad un pezzo dell’identità del PD.
Terzo: le primarie possono rappresentare un momento di maturazione per il partito e i suoi gruppi dirigenti, insegnandoci un approccio per così dire più laico nell’utilizzo di questo strumento, che non può diventare sinonimo di scontro e conflitto tra parti.
Relativamente all’inserimento delle primarie per le cariche assembleari: cosa ha portato a compiere una scelta così “radicale” e quali sono, in ogni caso, le buone ragioni per selezionare con le primarie anche queste candidature?
Nel caso di selezione delle candidature per le cariche monocratiche le primarie sono riconosciute come uno strumento normale. Per le cariche assembleari proprio le caratteristiche già richiamate dell’esperienza toscana spiegano il perché della nostra decisione, ispirata alla volontà di accorciare le distanze tra rappresentati e rappresentanti.
Non vede il rischio che, pure nella condizione avanzata del partito toscano che si è dato queste regole, si facciano primarie sempre ma non “vere” (con una vera competizione e un equilibrio dei mezzi in campagna elettorale)?
Ad oggi vedo un partito che per la prima volta assume su di sé la responsabilità di innovare le regole del sistema politico italiano. Indubbiamente prima di arrivare ad utilizzare a pieno gli strumenti che abbiamo scelto, non solo le primarie ma anche i forum tematici e tutte le altre modalità di partecipazione, dovrà passare un tempo in cui le primarie entrano a far parte di una cultura condivisa di democrazia.
E cosa è necessario fare affinché le primarie siano sempre, anche fino in fondo, vere, e non siano ingessate?
Innanzi tutto è necessario che quella cultura che richiamavo prima diventi patrimonio del partito in tutte le sue rappresentanze anche a livello locale; che i cittadini siano chiamati ad esprimersi quando effettivamente c’è una scelta vera da compiere e che la condizione in cui esse si svolgono sia di coesione progettuale e programmatica, affinché non diventino né un momento sterile di conflitto, né un’occasione semplicemente confermativa di decisioni già assunte.
Intervista rilasciata a www.primeriesempre.org
lunedì 11 agosto 2008
Pentassuglia e i fantasmi del passato
Pentassuglia, si sente sotto attacco?E le primarie?
«Anche su questo voglio esser chiaro: alle primarie il Pd sta lavorando. C’è un tavolo della coalizione. C’è una bozza di regolamento in fase di preparazione. Entro fine mese questa bozza sarà completata. A settembre verranno presentate le candidature e ad ottobre il popolo del centrosinistra sarà chiamato a pronunciarsi. Chi vuole potrà fare le sue proposte, candidarsi. Siamo aperti soprattutto al contributo della società. L’idea di un gruppo dirigente immobile è assolutamente falsa. Però se salta il progetto al quale lavoriamo in questo momento, cioè il ricompattamento della coalizione, non escludo che si possa andare al voto con i propri candidati senza primarie».
«No, difendo l’unico obiettivo sensato per il centrosinistra: l’unità delle forze politiche vincitrici delle provinciali 2004. Certo, rispetto a quattro anni fa lo scenario è mutato. La coalizione ha vissuto una fase difficile, con strappi laceranti. Ma io credo in quel progetto, riveduto e corretto.
E con il rimpasto alla Regione come la mettiamo?
«Io continuo a non dar nulla per scontato. Ho ritirato le dimissioni, credendo in una rapida soluzione della crisi e in una più larga rappresentanza tarantina nella giunta Vendola. E sono convinto che il Pd troverà un accordo con il presidente. Monitoriamo, comunque, la situazione».
Tornando alle provinciali, qualcuno sostiene che una lista trasversale, di disturbo al centrosinistra e al centrodestra, potrebbe nascere. E che potrebbe avere sponsor eccellenti: Stefàno, Cito, Carrozzo, Ostillio...
«Il rischio di pateracchi stile comunali
Fulvio Colucci – Gazzetta del Mezzogiorno – 11 agosto 08
Articolo Imperdibile!
di Tito Boeri* 06.08.2008
Il Parlamento approva la manovra economica depressiva del Governo, che prevede un ulteriore incremento della pressione fiscale, mentre ci sarebbe bisogno di ridurre le tasse sul lavoro per allontanare lo spettro di una recessione. L'unica novità di rilievo introdotta dal Parlamento è la misura sui precari che applica al mercato del lavoro il metodo seguito dal Presidente del Consiglio nell'affrontare i suoi problemi con la giustizia: si interviene sui processi in corso. Una manovra insomma che non da speranza. Mentre non si perde occasione per predicare la paura.
Sono tempi difficili. L'inflazione non accenna a diminuire. L’economia più forte del mondo, quella degli Stati Uniti, è stata colpita da tre shock simultanei – il nuovo shock petrolifero, il crollo della Borsa e lo scoppio della bolla immobiliare – e una recessione oltreoceano appare a questo punto inevitabile. Sarà così stagflazione 30 anni dopo. L'Europa si trova in una posizione leggermente migliore degli Stati Uniti perché l'apprezzamento dell'Euro rispetto alla divisa statunitense (grazie Euro!) mitiga gli effetti del caro petrolio. Tuttavia l'Italia è molto più vulnerabile degli altri paesi del Vecchio Continente perché proviene da 15 anni di stagnazione in cui il reddito pro-capite è sceso sotto non solo la media dell’Unione europea a 15, ma anche dell’UE19, che include Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I salari reali degli italiani in questo periodo sono rimasti piatti come le lande dei Paesi Bassi e sono ora del 30-40 per cento inferiori a quelli pagati in Francia e Germania. E il nostro paese continua a non avere un paracadute, una rete di protezione sociale di base che tuteli chi perde il posto di lavoro e cade in condizioni di povertà estrema.
COSA DOVREBBE FARE IL GOVERNO
La cosa più giusta da fare in questo momento sarebbe quella di utilizzare tutti questi proventi straordinari per abbassare la pressione fiscale sul lavoro. Questo avrebbe effetti espansivi sia sulla domanda – che è addirittura diminuita in termini reali nell’ultimo anno – che sull’offerta. Infatti i salari netti aumenterebbero e parte della riduzione delle tasse porterebbe a una riduzione del costo del lavoro man mano che i contratti vengono rinnovati (il che favorirebbe anche una conclusione più rapida delle molte vertenze in corso), favorendo così l'assorbimento del nostro immenso bacino di persone in età lavorativa che non hanno un impiego. Un modo per fare tutto questo senza complicare ulteriormente la nostra struttura fiscale consiste nell'aumentare le detrazioni fiscali per chi lavora, il che è legittimato anche dall'aumento dei costi per la produzione di reddito (dato il caro trasporti).
COSA FA INVECE
*Ph.D. in Economia alla New York University, per 10 anni è stato senior economist all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, poi consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Commissione Europea e dell'Ufficio Internazionale del Lavoro. Oggi è professore ordinario all'Economia Bocconi, dove ha progettato e diretto il primo corso di laurea interamente in lingua inglese. E' Direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, responsabile scientifico del festival dell'economia di Trento e collabora con La Stampa.
domenica 10 agosto 2008
Supplizio divino o condanna democratica?
Poco più di un anno fa di fronte alla crisi di consenso del governo Prodi e travolti dallo scandalo Unipol gli attuali capicorrenti (o capi fondazione) decisero di andare in processione da Veltroni per chiedergli di accelerare il processo costituente del partito democratico e di assumere la leadership. Dopo il discorso al lingotto di Torino e la manifestata volontà di Veltroni si acquietarono felici dietro di lui (D'Alema, Marini, Fioroni, Fassino, Rutelli, Latorre ....) convinti che era meglio, per il momento, nascondersi. Si decise di dar vita al processo costituente del PD attraverso lo strumento fondativo popolare: LE PRIMARIE!
Già verso fine luglio 2007, durante la composizione del regolamento, iniziarono a mettere i paletti per imprigionare il futuro leader democratico: liste chiuse senza preferenze ed una sola lista a supporto del candidato. Un chiaro tentativo di egemonizzare il processo tenendosi nascosti e nel contempo controllando il nuovo leader. Veltroni riuscì ad allargare la competizione pretendendo e ottenendo almeno che vi fossero più liste a supporto del candidato. Ciò permise, quantomeno, di fare delle primarie vere (ricordo quante difficoltà fummo costretti a superare per partecipare alle primarie senza sottometterci ai padroni del listone) e di competere nei diversi collegi. Eravamo convinti che si poteva partecipare alle primarie e sostenere Veltroni ed Emiliano, senza necessariamente genuflettersi ai capibastone regionali o provinciali. Le primarie in Italia ed in Puglia furono un successo, oltre qualsiasi previsione, grazie alla competizione tra le liste.
Le tappe successive al 14 ottobre, ovvero la fase della COSTRUZIONE DEL PD, è stata una "escalation depressiva" prima il commissariamento Mazzarano e poi l'investitura Pentassuglia hanno alimentato "l'oligarchia democratica". Un partito senza regole, senza merito (devi essere amico di qualcuno e dire con chi stai) comandato da "Generali senza esercito", senza una linea politica, alla ricerca solo di posti di "potere" alla Regione e al Comune. Dove la ricerca, l'elaborazione, i contenuti contano quanto al "2 di bastone quando la briscola è a coppe", mentre si assiste all'esaltazione del potere e alla distorsione dei processi democratici.
Come è bello essere liberi di dire quello che si pensa, senza preoccuparsi di dispiacere ai potenti di turno. Libero di pensare, di esprimersi senza subalternità e timori reverenziali, di non accettare contentini, di votare contro anche quando tutti svogliatamente votano a favore. Libero senza avere nulla da perdere perchè con la politica hai solo messo il resto, libero di essere riformista senza essere RED.
Senza le primarie è difficile essere liberi nel Pd, senza le primarie si commettono di nuovo gli stessi errori, senza le primarie "vere" il centrosinistra e il Pd perdono. Senza le primarie i mediocri e gli YesMan vincono. Senza le primarie non ci sono nuove idee perchè non c'è partecipazione altro che supplizio divino.
Patto Jonico per le primarie
Terza ed ultima questione, «la collocazione del Pd all’interno dell’Amministrazione Stefàno. E, per adesso, capire se si tratti o meno di vera opposizione».
Hanno sottoscritto il “patto jonico” Rocco Ressa, Franco Catapano, Massimo Mancini, Vito Mario Laruccia, Rocco Loreto, Veneranda Carrino, Gaetano Carrozzo, Benedetto Giannuzzi,
Corriere del Giorno – 9 agosto 08 – T. M.
sabato 9 agosto 2008
Nasce patto Jonico 2009
TARANTO - Un patto per fare chiarezza all’interno del Pd e nella coalizione di centrosinistra sulla questione “Taranto” e sulla svolgimento delle primarie per l’individuazione del candidato presidente per le prossime provinciali.Il nodo fondamentale, le primarie. “Chiediamo lo svolgimento delle primarie aperte a tutti (anche ai non iscritti, ndr). Che siano delle primarie serie. Bisogna partire dal regolamento”. “Alle primarie possono confrontarsi proposte di programma e di candidature alternative - è la linea del Patto Jonico. Ma tutte le alternative devono stare dentro una linea politica chiara e condivisa che presuppone il primato dei programmi, la conseguente limpida azione di opposizione al Comune di Taranto”. E’ un’altra delle questioni sollevate. “Bisogna capire come si colloca il Pd all’interno dell’amministrazione comunale di Taranto. Se fa o meno opposizione. Finora non è stato chiaro, esempio ne è la votazione sul bilancio”.
Chiedono la convocazione degli organismi dirigenti, per decidere sulla linea politica e, solo conseguentemente organizzare le primarie.
venerdì 8 agosto 2008
un MITO tipico
sindaco che “Lo vuole bene al mio paese”.
La vera forza di questo dio e sindaco del nostro paese non sta nella finezza delle sue intuizioni politiche, né nell’autorità che contraddistingue ogni suo gesto di primo cittadino, né nella (s)cortese ma irremovibile capacità di respingere consigli difformi ai suoi personali propositi, né nella sua non da tutti avvertita capacità di comando (vero Peppino dell'ASL?, confermi Fefè,che chiude gli ospedali?).
Invece Gisella KRISTALLINA ha una sua forza invincibile che nessuno sospettava: la fantasia, l’invenzione, l’estro, il ghiribizzo.
Quando l’opposizione sembra avere il sopravvento, quando tutti gli assessori, anche Davinci, noto azzeccagarbugli, famoso per l’ottimismo con cui esercita la sua professione, sono rassegnati al cedimento, alla sconfitta, il volto di Gisella si illumina e propone un marchingegno:
Tutti i suoi assessori rimangono sbalorditi, meravigliati e, anche con una punta di invidia, si chiedono come abbia potuto venirgli in mente un’invenzione tanto geniale, nonostante la sua aria da tanica vuota.
E’ questa la vera forza di Gisella KRISTALLIN; egli come un dio greco si ricrea, si partorisce ogni giorno, è diventato per tutto il paese "UN MITO": ma si sa che mythos in greco significa “PAROLE SENZA FATTI”.
http://lucifero.bloog.it/ - chi si offende è un fetente
giovedì 7 agosto 2008
Bilancio: il sindaco risponde a Catapano
Botte, risposte e repliche. In cifre.Prima quelle «virtuose» dell’assessore alla Programmazione economica Vito Minei: patto di stabilità rispettato, rigore e sviluppo coniugati con oculata competenza, 77mila euro di premialità per il Comune in vista dell’esercizio 2009, per una fetta procapite di torta da 5,12 euro.
Adesso, le cifre-non-cifre del sindaco Cristella: «Gli euro in più o in meno, le premialità o i castighi contano relativamente - ribatte Cristella alla Gazzetta -: determinanti sono invece i cantieri che si aprono e le opere che si realizzano, come da noi, ma queste cose evidentemente il consigliere Catapano non le vede, forse perché per lavoro vive più a Bari che a Laterza».
In ogni caso: patto rispettato, ma Irpef all’8 per mille. Due dati incontestabili, osserviamo. Due verità: è pareggio? «Ciò che sconcerta - spiega il sindaco di Laterza - è la politica non costruttiva dell’opposizione: sempre a perdersi in minuzie, mai una proposta, un apprezzamento serio per quello che si fa: perché quando per anni l’Irpef si è mantenuta al 2 per mille il consigliere Catapano non ha riconosciuto gli sforzi e le scelte dell’amministrazione?».
Di numeri, ricordiamo, ha però cominciato a parlare la maggioranza, e l’opposizione ha comunque responsabilità d’opposizione: «I numeri, in eccesso o in difetto - ribadisce Giuseppe Cristella -, lasciano il tempo che trovano, quando si opera: questa amministrazione lo sta facendo pienamente, ma l’opposizione spacca il capello in quattro per non vedere».
Francesco Romano - 7 agosto 2008 -
mercoledì 6 agosto 2008
25.000 mila turisti alla sagra
Otto quintali di salsicciotti e fegatini «grigliati», cinque e quaranta di focaccia e quattro e mezzo di pane «sfornati», più di due quintali di bocconcini di latte «intrecciati». Sono le cifre rese note, a festa finita, dall’ufficio stampa della quinta Sagra del Pane e dell’Arrosto, che nella lunga serata di domenica 3 agosto ha acceso la gremitissima piazza cittadina tra stand, musica e risate. Raggiante il sindaco Giuseppe Cristella: «Più di venticinquemila presenze» informava il primo cittadino, via sms, a notte inoltrata.Indicazioni per il futuro: «Probabilmente, per la prossima edizione saranno coinvolti anche bar, pizzerie, ristoranti e caseifici per far fronte comune a valorizzare ulteriormente questa sagra, vera risorsa per incrementare il turismo e l’economia del territorio», è l’auspicio dell’amministrazione comunale laertina che, con l’associazione dei Macellai (erano presenti Scottadito, Varegliano, Mille Idee, Catapano, Tamborrino, Cellaro, Rizzi, Italia, Verdano, Colacicco & Bruno, Atelier della Carne, Parisi), il Consorzio dei Panificatori (Costantino, Moderno, Laerte, Di Fonzo, Tamborrino) e il patrocinio della Provincia, ha promosso l’evento. Affollata la zona palco (cabaret con Diego Parassole, Bruce Ketta, Antonio e Michele da Zelig, e con Laura Leo da La sai l’ultima?), buona l’affluenza anche nelle due sere che hanno preceduto l’appuntamento-clou della tre giorni, con l’arrampicata all’albero della Cuccagna, percussioni e musica folk (La Bandita), ritmi Llanneros (Danzat).
Non era però prevista la degustazione, riservata solo al 3 agosto, e ciò ha un po' deluso quanti, invece, se l’aspettavano.
I miracoli della satira
Nel giardino di casa di Gisella Kristallin c’è stato un miracolo.Come i cittadini sanno nel giardino del nostro sindaco ci sono tre statue: la prima è posizionata a destra quando si entra nel giardino.
E’ la statua a cui il romantico KRISTALLIN è più affezionato.
Rappresenta Peppino dell’ASL sottoinchiesta per le pastette, suo primo vero padre politico;
La seconda statua rappresenta Fefè, che chiude gli ospedali e taglia risorse al sud, suo secondo padre-fratello-cugino politico.
In mezzo, tra il bue e l’asinello, pardon, tra Peppino e Fefè, c’è un nano di gesso, portato dalla fabbrica di Arcore, Brontolo.
L’altro giorno Brontolo, dopo un agitato consiglio comunale, ha iniziato a trasformarsi. La faccia si è modificata tre o quattro volte, lasciando, miracolo, sempre invariato l'enorme dentiera da cavallo; il cranio ha incominciato a impelarsi di materiale misterioso, di colore tra il nero e il rosso; il volto si è coperto di una specie di fanghiglia rosea, simile alla faccia di Padre Pio dopo la riesumazione.
Al culmine della trasformazione dal volto del nano si sono viste scendere gocce, tra il sudore umano o lacrime divine.
Un famoso ed esperto esoterico, contattato dal noto azzeccagarbugli Davinci ha sentenziato che si tratta proprio della seconda ipotesi.
Il nano Brontolo piange perché addolorato per l’estremismo con cui il PD del luogo si oppone a Gisella in consiglio comunale e invita i cittadini a stringersi intorno alla sua protesi nel territorio e suo erede a Monteciborio, protettore dei deboli macellai che tutte le sere depurano con il profumato fumo della legna l’aria da scorie e impurità, difensore del "Consorzio del Pane", che, poverini, con grande abnegazione e sacrifici, ogni mese diminuiscono il costo del pane.
martedì 5 agosto 2008
Un paese dove è tutto tipico
Da segnalare che la sagra non si è potuta svolgere nel tratto della piazza nei pressi della fontana. Precisamente scendendo verso il municipio sulla sinistra. Tale zona è infatti off limits, dato che una folta colonia di volatili, nidificante sugli antistanti frondosissimi alberi, l’ha ormai adibita a propria personale cloaca. Il guano ed il suo odore investono ormai la zona, compresa la panchina divenuta inservibile. Speriamo che i tanti visitatori accorsi, inebriati dal fumo dei fornelli, non v’abbiano fatto caso…

