martedì 19 agosto 2008

I poveri ricchi di Laterza

I numeri delle dichiarazioni dei redditi 2006, raggruppati per territorio e attualizzati al 2007 con gli indici Istat dal Centro Studi Sintesi, non lasciano alcun margine a distinguo o incertezze. Laterza è quint'ultima a livello provinciale e i dati che confermano la povertà Irpef del nostro comune. La deriva economica di Laterza merita una analisi seria per capire i motivi e qual'è la chiave di lettura: siamo un paese in cui i ricchi vivono da poveri oppure i poveri vivono da ricchi?




























Elaborazione Centro Studi Sintesi su dati Ministero dell'Interno e Istat

venerdì 15 agosto 2008

Verso le provinciali 2009

TARANTO - L’ultima novità-indiscrezione è quella di una possibile candidatura alle primarie del centrosinistra di un italo-americano, tale Gianluca Galletto, originario di Grottaglie. Economista, laurea alla Bocconi, Galletto vive e lavora a New York. Sul suo nome punterebbe l’asse, ormai consolidato, tra Gaetano Carrozzo, Rocco Ressa e Rocco Loreto. Un patto d’acciaio anti-Florido che Tarantosera aveva anticipato nei mesi scorsi e che oggi trova piena conferma. Ma sarà davvero Galletto il candidato da opporre al presidente uscente o questa è solo una boutade messa in giro ad arte per sparigliare le carte e tutelare il vero candidato? Alla fine, infatti, a giocarsi la partita con Gianni Florido potrebbe essere Rocco Loreto, desideroso di tonare d incarichi di prestigio dopo aver perso lo scettro di sindaco di Castellaneta. Sul centrosinistra incombe poi l’incognita Stefàno. Cosa deciderà di fare il sindaco del comune capoluogo? Esclusa ogni possibilità di intesa con Florido, l’area che si coagula intorno al sindaco di Rifondazione potrebbe sposarsi con Carrozzo-Ressa-Loreto - e sarebbe un fatto abbastanza clamoroso, viste le ruggini tra il primo cittadino ed il suo ex vicesindaco - oppure potrebbe decidere di giocarsi la partita in proprio, puntando su qualche nome a sensazione, come l’imprenditore Enzo D’Addario, sponsor di Stefàno alle comunali dello scorso anno.
Acque agitate anche nel centrodestra. Non fa mistero di volersi candidare alla presidenza della Provincia il consigliere regionale Nicola Tagliente. Ma dovrà vedersela con il sindaco di Massafra, Martino Tamburrano e, probabilmente, anche con le mai sopite ambizioni di Paolo Tarantino da San Marzano. Altro nome accreditato, ben visto da Fitto e Franzoso, è quell del sindaco di Mottola, Giovanni Quero. Per An ci sono Leonardo Conserva e Pietro Lospinuso.
Taranto Sera - 15 agosto 2008

mercoledì 13 agosto 2008

«L’aria è irrespirabile»

Ancora Progeva, ancora cattivi odori. E il Comitato cittadino per l’Ambiente, nato nel giugno scorso sulla scia degli irrespirabili “afrori” provenienti dallo stabilimento di compostaggio di contrada Madonna delle Grazie-Caione, adesso alza il tiro.

«A poco più di un mese dall’inutile ordinanza sindacale del blocco dell’impianto - si legge in un comunicato distribuito in occasione del sit-in con raccolta firme che si è tenuto venerdì sera, in piazza centrale - il problema dei cattivi odori (lievemente meno intensi rispetto al recente passato) non è stato risolto». In interi quartieri tuttora «fortemente investiti dalla puzza - scrive il Comitato - diventa disagevole e sconsigliabile svolgere qualsiasi attività».

Una situazione, viene ribadito, non più sostenibile. «La società Progeva - si legge nella nota - non può condizionare così negativamente la qualità della vita di un’intera comunità»: per questo «il comitato per l’ambiente non si rassegna e si insedia in via Umberto 59, con una sede fissa di mobilitazione permanente a disposizione di tutti i cittadini, con l’obiettivo, prescindendo dalle tardive verifiche dell’Arpa (si attendono i risultati dei primi prelievi, ndr), di vigilare e intensificare la lotta, fino a quando la nostra comunità tornerà a respirare aria salutare, senza alcun cattivo odore Progeva». Dubbi e perplessità vengono quindi espressi in merito all’ordinanza sindacale, datata 25 giugno, che, «dietro la pressione della mobilitazione cittadina», disponeva il blocco della produzione in base a quanto «prescritto dal comitato di Valutazione impatto ambientale regionale nella seduta del 5 marzo 2007»: «In realtà - sostiene il Comitato -, l’impianto non è mai stato bloccato, sono solo cambiati i turni di lavorazione e il temporaneo scarico di altri rifiuti».

Richiamate, nella nota, le responsabilità, anche politiche, dell’amministrazione Cristella: perché non in grado di risolvere il problema, e per la «localizzazione dell’azienda a ridosso del centro urbano». Il Comitato, sulla scorta «di centinaia di firme già raccolte», invita infine i cittadini a dare più voce alla protesta (ieri sera incontro organizzativo in sede), e ad essere vigili «sino alla eliminazione totale e definitiva dei cattivi odori» e fino a certezza acquisita «che l’aria che respiriamo non sia dannosa per la salute». La Progeva Srl produce fertilizzanti organici in territorio laertino dal settembre 2006 (finanziamento di Sviluppo Italia per circa 3 milioni di euro).

Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno -

martedì 12 agosto 2008

Il rivale di Florido ha un nome: Galletto

Provinciali, la provincia assalta il capoluogo.
La corrente dei “primaristi”, i teorici delle primarie per l'individuazione del candidato presidente nelle elezioni provinciali della prossima primavera, ha il suo candidato da opporre a Florido, ed è un grottagliese, di rito dalemiano, che lavora negli Usa: Gianluca Galletto, figlio di medico e nipote di un generale, e, dice Internet, è direttore dello Sviluppo strategico di compagnia d'investimento mobiliare specializzata nella gestione di crediti corporativi a New York, già responsabile portfolio e analista; è stato ricercatore all'università di Yale, dopo la laurea all'università Bocconi, a Milano; nel 1992 a Bruxelles ha lavorato alla Commissione Europea, prima come Interno ed in seguito come Consulente. Parla inglese e francese e spagnolo; è attivo negli eventi sociali e culturali nella Comunità italiana a New York, ed è fondatore e presidente di Ulivo Usa ed è stato coordinatore della campagna dell'Unione per il distretto “dell'America del Nord. È nato a Taranto nel 1969. Uno dei volti nuovi che assommano in sé tecnocrazia e militanza partitica, quindi detentori di una visione della politica come regolatrice del mondo, o welthanschauung, ciò che oggi è indispensabile, a destra e a sinistra.
La corrente dei sostenitori del metodo delle primarie nasce a Palagiano, regno indiscusso di Rocco Ressa; al quale ha subito dato manforte il leader del Pd di Laterza Franco Catapano, vicepresidente regionale della Cia, il sindacato degli agricoltori di sinistra; e ai quali si è associato Rocco Loreto, dominus di Castellaneta, di ricchissimo palmares, presidente della seconda Usl nel 1986, sindaco, consigliere regionale, senatore e sindaco fino al 2001. A questi tre paesi del versante occidentale ionico Gaetano Carrozzo aggiunge la sua potente corrente tarantina.
I tre paesi occidentali, più Grottaglie e il suo hinterland danno l'immagine che la Provincia voglia stringere come una tenaglia su Taranto, entro le cui mura, inoltre, è all'opera una forte “quinta colonna”, Carrozzo appunto. E' l'assalto della Provincia al capoluogo, una vexata e annosa questione per il potere dell'inutile ente provinciale.
Questo primo nucleo di “primaristi”, che è uscito allo scoperto pochi giorni fa, con un documento firmato dagli aderenti, ha scelto di mantenere segreto il nome del suo alfiere, cioè candidato di bandiera o proprio conducator. Ma si sa, il modo migliore per violare un segreto è dire che è un segreto,purché resti segreta la fonte, o la gola profonda; ed ecco che il nome è stato rivelato: Gianluca Galletto.
La corrente, già nel suo primo embrione, ha una sua propria competitività con il resto del Pd e con il presidente uscente della Provincia Gianni Florido. Loreto, infatti, è stato eletto tre volte senatore e la quarta ha mancato l'elezione per un soffio; quindi in ogni paese della provincia ionica ha grandi e semplici elettori. Anche Catapano presenta un settore ben organizzato, che tra l'altro fece bella figura nelle primarie del 14 ottobre scorso, essendo vicepresidente regionale di un sindacato presente in ogni paese, la Cia, appunto. Ressa porta in dote la maggiorana assoluta del suo paese, il solo dove la sinistra ha vinto bene l'anno scorso. E la dote elettorale di Galletto è la movimentazione del territorio del quale fa parte, quello salentino della provincia ionica.
Così strutturata, la corrente può iniziare il suo proselitismo di profondità, sezione per sezione, con i suoi pro e i suoi contro, e i suoi trucchi.
I pro: il Pd è un partito esausto; i suoi dirigenti, da Roma in ogni anfratto della periferia, sono ignari dei problemi del loro elettorato; ciascuno di essi è un Ghino di Tacco sulla porta della propria sezione, cioè fa l'esame del Dna a chiunque voglia entrarvi; e, perciò, nessuno vi entra; rimuoverli in blocco è il sogno di molti loro elettori con propensione talebanesca, o animus fondamentalista.
I contro: esausti sono anche i due generali della corrente, Loreto e Carrozzo, veterani pieni di ferite per le estenuanti battaglie combattute; Loreto, inoltre, un anno e mezzo fa a Castellaneta rifiutò le primarie, nelle quali sarebbe stato “raccontato” da qualche nemico personale, e con esse la vittoria; ora non ne può essere il teorico; hanno con sé la parte più vivace del partito, vivacità occorre, infatti, per contestare l'establishment; ma non hanno, essi, l'aura del Cincinnato.
I trucchi: Il loro candidato è effettivo, di bandiera, o di schermo? Galletto è ignoto agli elettori del Pd, quindi è necessario scoprire la genesi della sua scelta: può darsi che lo abbiano scelto perché un economista che lavora a New York dev'essere una testa di prim'ordine, può darsi che chi lo conosce abbia intravisto in lui un carisma mediatico trascinante e quindi, in tempi di mediocrazia sarebbe il miglior candidato; può darsi anche che, avendo amicizie altolocate, il D'Alema, abbia sia un salvaconotto in ogni ambiente di potere, sia una devozione riflessa per i dalemiani in circolazione, pochi o tanti che siano; può darsi che intanto che la corrente si diffonda e si strutturi meglio, avere un nome con fideiussiori solvibili sia un ottimo specchietto per allodole; infine, può darsi che, consuetudine della politica italiana, ed anche della letteratura del “Dolce stil novo” sia un candidato-schermo, dietro il quale cioè cammini il partitante che al momento opportuno inventerà qualcosa per essere il “salvatore della patria”, anzi della corrente.
I bene informati dicono di aver regalato a Florido l'aureo libretto del generale cinese del 1200 Lao Tzu, perché capisca le intenzioni dei suoi avversari dai movimenti nell'accampamento.
Il movimento: molti ricordano il suo ultimo teorico: il mister iuventino Heriberto Herrera che è passato alla storia pallonara con il suo incitare che era un intercalare: “movimiento, movimiento”; ma forse pochi ricordano ancora il primo e insuperato teorico del movimento: il greco Eraclito, quello del “panta rei”, tutto scorre, per cui “non ci si può bagnare due volte nelle stesse acque”: dove c'è movimento, dunque, non solo non c'è stagnazione, ma c'è vita.
Michele Cristella - Corriere del Giorno 12 agosto 08

Esempi POSITIVI

In seguito all’approvazione dello statuto regionale toscano del Partito Democratico, sicuramente il più avanzato in tema di primarie - che sono previste sempre anche per deputati, senatori e parlamentari europei, oltre ai consiglieri comunali, provinciali e regionali - abbiamo chiesto un’intervista al segretario regionale del Partito Democratico in Toscana, Andrea Manciulli, che molto gentilmente ha risposto alle nostre domande.

Ringraziamo molto il segretario per la sua disponibilità, e ci sentiamo di condividere e sottolineare in modo particolare, tra le altre, una delle sue affermazioni: “dovrà passare un tempo in cui le primarie entrino a far parte di una cultura condivisa di democrazia“. E’ così, e anche per questo noi continueremo ad impegnarci.

Che cosa rende, in riferimento alle Primarie, il partito toscano di fatto il punto più avanzato, più moderno e innovativo - e insieme più in sintonia con lo spirito con cui è nato il Partito Democratico - dell’intera “macchina” nazionale? Qual è il “segreto” della Toscana?
L’esperienza delle primarie in Toscana nasce in tempi antecedenti alla scoperta di questo fondamentale strumento di partecipazione a livello nazionale. In Toscana anche prima della nascita del Partito Democratico, le primarie sono state utilizzate per la selezione delle candidature a Sindaco, Consigliere regionale e comunale. Per questo nel momento in cui ci siamo trovati a scrivere lo Statuto regionale del nuovo Partito è stato naturale dare alle primarie un significato più ampio e parte dei caratteri fondanti del PD. In questo senso pensiamo di aver interpretato il senso profondo e il carattere inedito che ha rappresentato la nascita del PD con il “modello 14 ottobre”. Fare delle primarie uno strumento, ma anche un valore, non significa per noi sollevare i gruppi dirigenti dalle loro responsabilità di sintesi politica, bensì consolidare il rapporto tra politica e cittadini, indispensabile per un reale processo di rinnovamento.

Com’è stata la discussione a livello di assemblea regionale, come si è arrivati a questa decisione? Ci sono state particolari resistenze (ed eventualmente come sono state superate)?
La discussione si è sviluppata principalmente durante i lavori della Commissione Statuto, ai quali hanno partecipato e portato il proprio contributo tutti i soggetti fondatori del PD. Trattandosi di un punto dirimente per le modalità organizzative e per la vita democratica all’interno del partito stesso, il dibattito è ovviamente uscito anche fuori dalle stanze e dai posizionamenti, interessando buona parte dei fondatori toscani del PD e membri del gruppo dirigente nazionale. Noi pensiamo che aver posto l’attenzione sul ruolo delle primarie, sia stato un contributo decisivo per non arretrare rispetto alla grande partecipazione con cui è nato il PD.

Potrebbe fornire alle altre Regioni, e a quei dirigenti nazionali che sono più restii su questo terreno, tre buone ragioni per convincersi, come è avvenuto in Toscana, che le Primarie sono un elemento fondante e imprescindibile per noi e che vanno assolutamente adottate veramente e sempre?
Primo: attraverso le primarie è possibile colmare, almeno in parte, quel vuoto e quella distanza tra i cittadini e la politica che in questi ultimi quindici anni ha caratterizzato il sistema politico italiano, facendogli perdere credibilità e capacità di incidere sulla realtà spostando altrove dalla rappresentanza democratica i poteri decisionali.
Secondo: le primarie hanno rappresentato l’innovazione più grande degli ultimi anni di storia politica italiana e sono state per noi un tratto distintivo, quello che più di tutti ci ha differenziato dagli altri partiti. Per questo non possiamo adesso che il partito si struttura dandosi delle regole, ritornare ad un passato di chiusura e lontananza, così facendo rinunceremmo ad un pezzo dell’identità del PD.
Terzo: le primarie possono rappresentare un momento di maturazione per il partito e i suoi gruppi dirigenti, insegnandoci un approccio per così dire più laico nell’utilizzo di questo strumento, che non può diventare sinonimo di scontro e conflitto tra parti.

Relativamente all’inserimento delle primarie per le cariche assembleari: cosa ha portato a compiere una scelta così “radicale” e quali sono, in ogni caso, le buone ragioni per selezionare con le primarie anche queste candidature?
Nel caso di selezione delle candidature per le cariche monocratiche le primarie sono riconosciute come uno strumento normale. Per le cariche assembleari proprio le caratteristiche già richiamate dell’esperienza toscana spiegano il perché della nostra decisione, ispirata alla volontà di accorciare le distanze tra rappresentati e rappresentanti.

Non vede il rischio che, pure nella condizione avanzata del partito toscano che si è dato queste regole, si facciano primarie sempre ma non “vere” (con una vera competizione e un equilibrio dei mezzi in campagna elettorale)?
Ad oggi vedo un partito che per la prima volta assume su di sé la responsabilità di innovare le regole del sistema politico italiano. Indubbiamente prima di arrivare ad utilizzare a pieno gli strumenti che abbiamo scelto, non solo le primarie ma anche i forum tematici e tutte le altre modalità di partecipazione, dovrà passare un tempo in cui le primarie entrano a far parte di una cultura condivisa di democrazia.

E cosa è necessario fare affinché le primarie siano sempre, anche fino in fondo, vere, e non siano ingessate?
Innanzi tutto è necessario che quella cultura che richiamavo prima diventi patrimonio del partito in tutte le sue rappresentanze anche a livello locale; che i cittadini siano chiamati ad esprimersi quando effettivamente c’è una scelta vera da compiere e che la condizione in cui esse si svolgono sia di coesione progettuale e programmatica, affinché non diventino né un momento sterile di conflitto, né un’occasione semplicemente confermativa di decisioni già assunte.

Intervista rilasciata a www.primeriesempre.org

lunedì 11 agosto 2008

Pentassuglia e i fantasmi del passato

Pentassuglia, si sente sotto attacco?
«Perché? Lei sa che sono sempre sincero. Allora da segretario provinciale del Pd dico: tra un mese, se non ci saranno le condizioni per l’unità di tutte le forze del centrosinistra, comprese le liste civiche, ognuno andrà per la sua strada. Il Partito democratico è pronto a correre con chi ci sta, candidando il presidente della Provincia uscente, Gianni Florido».
E le primarie?

«Anche su questo voglio esser chiaro: alle primarie il Pd sta lavorando. C’è un tavolo della coalizione. C’è una bozza di regolamento in fase di preparazione. Entro fine mese questa bozza sarà completata. A settembre verranno presentate le candidature e ad ottobre il popolo del centrosinistra sarà chiamato a pronunciarsi. Chi vuole potrà fare le sue proposte, candidarsi. Siamo aperti soprattutto al contributo della società. L’idea di un gruppo dirigente immobile è assolutamente falsa. Però se salta il progetto al quale lavoriamo in questo momento, cioè il ricompattamento della coalizione, non escludo che si possa andare al voto con i propri candidati senza primarie».
Mette le mani avanti?
«No, difendo l’unico obiettivo sensato per il centrosinistra: l’unità delle forze politiche vincitrici delle provinciali 2004. Certo, rispetto a quattro anni fa lo scenario è mutato. La coalizione ha vissuto una fase difficile, con strappi laceranti. Ma io credo in quel progetto, riveduto e corretto. Perciò incontrerò prossimamente la lista Stefàno e gli Sds. Perciò lavoro all’ingresso del Pd nella maggioranza al Comune e sono, da questo punto di vista, fiducioso. Ci chiariremo e troveremo l’intesa con il sindaco e le forze della maggioranza. Per affrontare al meglio le difficoltà di questa fase amministrativa a Taranto. Per rilanciare e rinnovare la Provincia, pensando a vincere le elezioni, a sconfiggere la destra, a dare una nuova prospettiva di governo al territorio ionico. Nella consapevolezza, ripeto, che tanto è cambiato rispetto al passato e che, se una lezione c’è da trarre dal voto comunale del 2007, questa implica l’allargamento della coalizione alle liste civiche e a tutte le istanze della società, soprattutto quelle che si ritengono rappresentate al meglio da soggetti non partitici. Ecco la mia linea politica, ecco la linea politica del Pd. Ripeto: sono sempre pronto a discuterla, ma non accetto chi parla di “gravi insulti” subiti dai consiglieri comunali tarantini del Pd, chi parla di mancanza di chiarezza sulla linea politica, chi, resosi responsabile dello sfascio di questi anni, continua a berciare di una linea politica inesistente. Voglio ricordare che poche settimane fa anche il circolo di Palagiano del Pd, paese del sindaco Ressa oggi critico col partito, votò all’unanimità, con me e con il segretario regionale Michele Emiliano, un documento nel quale si condivideva la linea del Pd sull’unità del centrosinistra.
E con il rimpasto alla Regione come la mettiamo?

«Io continuo a non dar nulla per scontato. Ho ritirato le dimissioni, credendo in una rapida soluzione della crisi e in una più larga rappresentanza tarantina nella giunta Vendola. E sono convinto che il Pd troverà un accordo con il presidente. Monitoriamo, comunque, la situazione».
Tornando alle provinciali, qualcuno sostiene che una lista trasversale, di disturbo al centrosinistra e al centrodestra, potrebbe nascere. E che potrebbe avere sponsor eccellenti: Stefàno, Cito, Carrozzo, Ostillio...

«Il rischio di pateracchi stile comunali 2007 a Taranto sussiste. Per questo lavoriamo alla semplificazione del quadro politico, sperimentando la coalizione allargata: la politica deve aprire le porte ai cittadini. Io ho grande rispetto della storia politica di persone come Stefàno e Carrozzo, ma bisogna guardare avanti».

Fulvio Colucci – Gazzetta del Mezzogiorno – 11 agosto 08

Articolo Imperdibile!

UNA MANOVRA SENZA SPERANZA

di Tito Boeri* 06.08.2008

Il Parlamento approva la manovra economica depressiva del Governo, che prevede un ulteriore incremento della pressione fiscale, mentre ci sarebbe bisogno di ridurre le tasse sul lavoro per allontanare lo spettro di una recessione. L'unica novità di rilievo introdotta dal Parlamento è la misura sui precari che applica al mercato del lavoro il metodo seguito dal Presidente del Consiglio nell'affrontare i suoi problemi con la giustizia: si interviene sui processi in corso. Una manovra insomma che non da speranza. Mentre non si perde occasione per predicare la paura.

LA CRISI E L'ITALIA

Sono tempi difficili. L'inflazione non accenna a diminuire. L’economia più forte del mondo, quella degli Stati Uniti, è stata colpita da tre shock simultanei – il nuovo shock petrolifero, il crollo della Borsa e lo scoppio della bolla immobiliare – e una recessione oltreoceano appare a questo punto inevitabile. Sarà così stagflazione 30 anni dopo. L'Europa si trova in una posizione leggermente migliore degli Stati Uniti perché l'apprezzamento dell'Euro rispetto alla divisa statunitense (grazie Euro!) mitiga gli effetti del caro petrolio. Tuttavia l'Italia è molto più vulnerabile degli altri paesi del Vecchio Continente perché proviene da 15 anni di stagnazione in cui il reddito pro-capite è sceso sotto non solo la media dell’Unione europea a 15, ma anche dell’UE19, che include Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I salari reali degli italiani in questo periodo sono rimasti piatti come le lande dei Paesi Bassi e sono ora del 30-40 per cento inferiori a quelli pagati in Francia e Germania. E il nostro paese continua a non avere un paracadute, una rete di protezione sociale di base che tuteli chi perde il posto di lavoro e cade in condizioni di povertà estrema.

COSA DOVREBBE FARE IL GOVERNO

In queste condizioni il compito primario di chi ha in mano le leve della politica economica dovrebbe essere quello di attivare tutti gli strumenti a sua disposizione utili per evitare una recessione. Date le dimensioni del nostro debito pubblico, non c'è molto spazio per politiche fiscali anticicliche. Tuttavia, grazie all’opera di contrasto all’evasione condotta nella passata legislatura, le entrate fiscali sono molto cresciute negli ultimi tre anni. Inoltre, la forte inflazione fa arrivare all’erario i proventi di una tassa, il cosiddetto fiscal drag, che i cittadini pagano quando il loro reddito reale non cambia, ma addirittura diminuisce, mentre il loro reddito nominale, gonfiato dall’inflazione, fa scattare una aliquota più alta. Con un'inflazione al 4 per cento, questa tassa da inflazione potrebbe ammontare a non meno di 4 miliardi di Euro.

La cosa più giusta da fare in questo momento sarebbe quella di utilizzare tutti questi proventi straordinari per abbassare la pressione fiscale sul lavoro. Questo avrebbe effetti espansivi sia sulla domanda – che è addirittura diminuita in termini reali nell’ultimo anno – che sull’offerta. Infatti i salari netti aumenterebbero e parte della riduzione delle tasse porterebbe a una riduzione del costo del lavoro man mano che i contratti vengono rinnovati (il che favorirebbe anche una conclusione più rapida delle molte vertenze in corso), favorendo così l'assorbimento del nostro immenso bacino di persone in età lavorativa che non hanno un impiego. Un modo per fare tutto questo senza complicare ulteriormente la nostra struttura fiscale consiste nell'aumentare le detrazioni fiscali per chi lavora, il che è legittimato anche dall'aumento dei costi per la produzione di reddito (dato il caro trasporti).

COSA FA INVECE

Ma invece di fare tutto questo, il Parlamento ha appena approvato una manovra triennale che non concede alcuno spazio a riduzioni della pressione fiscale. Come previsto dal DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009-2013) la pressione fiscale addirittura aumenterà dal 43 al 43.2 per cento. Oltre a tradire gli elettori – cui era stata promessa una riduzione della pressione fiscale al di sotto della soglia del 40 per cento – questo scenario di politica economica sembra non concederci alcuna speranza di evitare una recessione. Il passaggio parlamentare ha peraltro solo peggiorato i piani iniziali dell'esecutivo, addirittura aggiungendo una norma, quella sui precari, che adotta al mercato del lavoro il metodo seguito dal nostro Primo Ministro nel risolvere i suoi problemi personali con la giustizia: si interviene sui processi in corso.
Invece di rassicurare gli italiani che hanno cominciato a risparmiare anche sui consumi di pane e pasta, il nostro Ministro dell'Economia sembra non voler perdere occasione per lanciare messaggi allarmistici alla televisione e sui giornali. Secondo Giulio Tremonti, siamo alla vigilia di una nuova Grande Depressione come quella del 1929. Singolare che ci sia solo questo messaggio di paura. Manca nei messaggi e, soprattutto, nelle scelte dell'esecutivo la speranza. Così la recessione rischia di diventare una profezia che si autoalimenta. Ma non diamone la colpa alla Cina. Le responsabilità sarebbero molto più vicine a noi.

*
Ph.D. in Economia alla New York University, per 10 anni è stato senior economist all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, poi consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Commissione Europea e dell'Ufficio Internazionale del Lavoro. Oggi è professore ordinario all'Economia Bocconi, dove ha progettato e diretto il primo corso di laurea interamente in lingua inglese. E' Direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, responsabile scientifico del festival dell'economia di Trento e collabora con La Stampa.

domenica 10 agosto 2008

Supplizio divino o condanna democratica?

Quante resistenze, quanta fatica per essere un partito democratico capace di cambiare la politica.
Poco più di un anno fa di fronte alla crisi di consenso del governo Prodi e travolti dallo scandalo Unipol gli attuali capicorrenti (o capi fondazione) decisero di andare in processione da Veltroni per chiedergli di accelerare il processo costituente del partito democratico e di assumere la leadership. Dopo il discorso al lingotto di Torino e la manifestata volontà di Veltroni si acquietarono felici dietro di lui (D'Alema, Marini, Fioroni, Fassino, Rutelli, Latorre ....) convinti che era meglio, per il momento, nascondersi. Si decise di dar vita al processo costituente del PD attraverso lo strumento fondativo popolare: LE PRIMARIE!
Già verso fine luglio 2007, durante la composizione del regolamento, iniziarono a mettere i paletti per imprigionare il futuro leader democratico: liste chiuse senza preferenze ed una sola lista a supporto del candidato. Un chiaro tentativo di egemonizzare il processo tenendosi nascosti e nel contempo controllando il nuovo leader. Veltroni riuscì ad allargare la competizione pretendendo e ottenendo almeno che vi fossero più liste a supporto del candidato. Ciò permise, quantomeno, di fare delle primarie vere (ricordo quante difficoltà fummo costretti a superare per partecipare alle primarie senza sottometterci ai padroni del listone) e di competere nei diversi collegi. Eravamo convinti che si poteva partecipare alle primarie e sostenere Veltroni ed Emiliano, senza necessariamente genuflettersi ai capibastone regionali o provinciali. Le primarie in Italia ed in Puglia furono un successo, oltre qualsiasi previsione, grazie alla competizione tra le liste.
Le tappe successive al 14 ottobre, ovvero la fase della COSTRUZIONE DEL PD, è stata una "escalation depressiva" prima il commissariamento Mazzarano e poi l'investitura Pentassuglia hanno alimentato "l'oligarchia democratica". Un partito senza regole, senza merito (devi essere amico di qualcuno e dire con chi stai) comandato da "Generali senza esercito", senza una linea politica, alla ricerca solo di posti di "potere" alla Regione e al Comune. Dove la ricerca, l'elaborazione, i contenuti contano quanto al "2 di bastone quando la briscola è a coppe", mentre si assiste all'esaltazione del potere e alla distorsione dei processi democratici.
Come è bello essere liberi di dire quello che si pensa, senza preoccuparsi di dispiacere ai potenti di turno. Libero di pensare, di esprimersi senza subalternità e timori reverenziali, di non accettare contentini, di votare contro anche quando tutti svogliatamente votano a favore. Libero senza avere nulla da perdere perchè con la politica hai solo messo il resto, libero di essere riformista senza essere RED.
Senza le primarie è difficile essere liberi nel Pd, senza le primarie si commettono di nuovo gli stessi errori, senza le primarie "vere" il centrosinistra e il Pd perdono. Senza le primarie i mediocri e gli YesMan vincono. Senza le primarie non ci sono nuove idee perchè non c'è partecipazione altro che supplizio divino.

Franco Catapano - democraticamente libero

Patto Jonico per le primarie

Lo svolgimento delle primarie per l’individuazione del candidato presidente per le prossime provinciali è il nodo principale da sciogliere per il neonato “Patto Ionico”. Un patto stretto per fare chiarezza all’interno del Pd e nella coalizione di centrosinistra.
Ieri mattina, nella sede pd di via Capotagliata, il sindaco di Palagiano, Rocco Ressa, Franco Catapano (consigliere comunale Laterza) e Vito Mario Laruccia (consigliere comunale Pd nel Consiglio comunale tarantino) hanno chiesto primarie aperte. Quelli del Patto ritengono che si possa e si debba arrivare alle primarie dopo aver fatto chiarezza sulla linea politica e soprattutto dopo aver risolto tre questioni fondamentali. La prima è relativa allo svolgimento delle stesse primarie, «che dovrebbero essere aperte a tutti, anche ai non iscritti». In secondo luogo, «le alternative devono stare dentro una linea politica chiara e condivisa che presuppone il primato dei programmi, la conseguente limpida azione di opposizione al Comune di Taranto».

Terza ed ultima questione, «la collocazione del Pd all’interno dell’Amministrazione Stefàno. E, per adesso, capire se si tratti o meno di vera opposizione». I sottoscrittori del Patto Ionico denunciano con grande preoccupazione un vuoto di direzione politica nel partito di terra ionica. “La collocazione politica del nostro partito al Comune di Taranto, gestita a prescindere da ogni riferimento a concreti contenuti – ha detto Ressa - sta diventando una tragicommedia senza nè capo né coda. Ad un voto negativo del gruppo consiliare (assente Florido) su un Bilancio impresentabile ha corrisposto il voto favorevole di un unico consigliere. Il segretario provinciale ha dichiarato a posteriori che sarebbe stato meglio astenersi evidentemente ignaro dei profili di presunta illegittimità che il bilancio presenta e dei livelli di malcontento della popolazione del capoluogo ionico nei confronti dell’Amministrazione demo-populista. È inaudito - dice ancora Ressa - che dopo avere votato contro il bilancio, si torni a chiedere di entrare in maggioranza, continuando a ricevere schiaffi in faccia dal Sindaco.

La posizione del Pd risulta incomprensibile, tanto da consentire ai settori più oltranzisti dalle maggioranza di lanciare gravi attacchi in Consiglio comunale ai consiglieri del Pd». Nel corso dell’incontro di ieri è emerso che la strategia portata dal Pd condiziona pesantemente la fase preparatoria delle elezioni provinciali.

Hanno sottoscritto il “patto jonico” Rocco Ressa, Franco Catapano, Massimo Mancini, Vito Mario Laruccia, Rocco Loreto, Veneranda Carrino, Gaetano Carrozzo, Benedetto Giannuzzi, Patrizia Zodiaco, Giovanni Monteleone, Dino D’Onofrio, Ervige Polidori, Nino Fedele, Donato Lasigna, Giuseppe Russi, Francesco Vasto, Giuseppe Stano, Arcangelo Mastrodomenico, Rita Russi, Antonio Labalestra, Mimmo Forleo, Nunzia Elisabeta Schiavone, Piero Cifone, Donato Maria Piccoli, Rachele Pellegrino, Rocco Infante, Salvatore Rotolo, Vincenzo Loreto, Gaetano Gaudiomonte, Cosmo Salemme, Domenico Semeraro, Cosimo Ronaldo, Stefano Ignazzi, Giovanni Gigante, Franco Passeri, Roberto Leone e Vito Surico.

Corriere del Giorno – 9 agosto 08 – T. M.

sabato 9 agosto 2008

Nasce patto Jonico 2009

TARANTO - Un patto per fare chiarezza all’interno del Pd e nella coalizione di centrosinistra sulla questione “Taranto” e sulla svolgimento delle primarie per l’individuazione del candidato presidente per le prossime provinciali.
E’ così che è stato presentato stamattina nella sede di via Capotagliata il Patto jonico 2009 dal sindaco di Palagiano Rocco Ressa e da Franco Catapano, che è consigliere al Comune di Laterza. “Il patto jonico - ha spiegato Catapano - è un gruppo nato all’interno del Pd, la maggioranza degli esponenti è del partito democratico ma ci sono anche altre adesioni”. Tre le questioni poste, la definizione di un modello di sviluppo della Provincia.
Il nodo fondamentale, le primarie. “Chiediamo lo svolgimento delle primarie aperte a tutti (anche ai non iscritti, ndr). Che siano delle primarie serie. Bisogna partire dal regolamento”. “Alle primarie possono confrontarsi proposte di programma e di candidature alternative - è la linea del Patto Jonico. Ma tutte le alternative devono stare dentro una linea politica chiara e condivisa che presuppone il primato dei programmi, la conseguente limpida azione di opposizione al Comune di Taranto”. E’ un’altra delle questioni sollevate. “Bisogna capire come si colloca il Pd all’interno dell’amministrazione comunale di Taranto. Se fa o meno opposizione. Finora non è stato chiaro, esempio ne è la votazione sul bilancio”.
Chiedono la convocazione degli organismi dirigenti, per decidere sulla linea politica e, solo conseguentemente organizzare le primarie.
TarantoSera - 8 agosto 2008 -

venerdì 8 agosto 2008

un MITO tipico

Abbiamo nel nostro paese un DIO GRECO: è GISELLA KRISTALLIN,
sindaco che “Lo vuole bene al mio paese”.

La vera forza di questo dio e sindaco del nostro paese non sta nella finezza delle sue intuizioni politiche, né nell’autorità che contraddistingue ogni suo gesto di primo cittadino, né nella (s)cortese ma irremovibile capacità di respingere consigli difformi ai suoi personali propositi, né nella sua non da tutti avvertita capacità di comando (vero Peppino dell'ASL?, confermi Fefè,che chiude gli ospedali?).

Invece Gisella KRISTALLINA ha una sua forza invincibile che nessuno sospettava: la fantasia, l’invenzione, l’estro, il ghiribizzo.

Quando l’opposizione sembra avere il sopravvento, quando tutti gli assessori, anche Davinci, noto azzeccagarbugli, famoso per l’ottimismo con cui esercita la sua professione, sono rassegnati al cedimento, alla sconfitta, il volto di Gisella si illumina e propone un marchingegno: "convochiamo una conferenza stampa, comunichiamo alla cittadinanza che io Gisella KRISTALLIN, che lo voglio bene al mio paese, “HO FATTO”, “HO GIA’ FATTO” e ciò che dice l’opposizione “E’ FALSO per cui io sono la VERITA’ ”.

Tutti i suoi assessori rimangono sbalorditi, meravigliati e, anche con una punta di invidia, si chiedono come abbia potuto venirgli in mente un’invenzione tanto geniale, nonostante la sua aria da tanica vuota.

E’ questa la vera forza di Gisella KRISTALLIN; egli come un dio greco si ricrea, si partorisce ogni giorno, è diventato per tutto il paese "UN MITO": ma si sa che mythos in greco significa “PAROLE SENZA FATTI”.

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giovedì 7 agosto 2008

Bilancio: il sindaco risponde a Catapano

Botte, risposte e repliche. In cifre.
Prima quelle «virtuose» dell’assessore alla Programmazione economica Vito Minei: patto di stabilità rispettato, rigore e sviluppo coniugati con oculata competenza, 77mila euro di premialità per il Comune in vista dell’esercizio 2009, per una fetta procapite di torta da 5,12 euro.
Poi quelle «critiche» di Franco Catapano, consigliere Pd: lo «sforamento» del 2006 ha impedito al Comune di «partecipare alla suddivisione dei fondi (51 milioni di euro) destinati alla Puglia, riferiti all’Irpef 2006», e i 77mila euro di premio sono il frutto dell’innalzamento dell’aliquota Irpef all’indice massimo dell’8 per mille.
Adesso, le cifre-non-cifre del sindaco Cristella: «Gli euro in più o in meno, le premialità o i castighi contano relativamente - ribatte Cristella alla Gazzetta -: determinanti sono invece i cantieri che si aprono e le opere che si realizzano, come da noi, ma queste cose evidentemente il consigliere Catapano non le vede, forse perché per lavoro vive più a Bari che a Laterza».
In ogni caso: patto rispettato, ma Irpef all’8 per mille. Due dati incontestabili, osserviamo. Due verità: è pareggio? «Ciò che sconcerta - spiega il sindaco di Laterza - è la politica non costruttiva dell’opposizione: sempre a perdersi in minuzie, mai una proposta, un apprezzamento serio per quello che si fa: perché quando per anni l’Irpef si è mantenuta al 2 per mille il consigliere Catapano non ha riconosciuto gli sforzi e le scelte dell’amministrazione?».
Di numeri, ricordiamo, ha però cominciato a parlare la maggioranza, e l’opposizione ha comunque responsabilità d’opposizione: «I numeri, in eccesso o in difetto - ribadisce Giuseppe Cristella -, lasciano il tempo che trovano, quando si opera: questa amministrazione lo sta facendo pienamente, ma l’opposizione spacca il capello in quattro per non vedere».

Francesco Romano - 7 agosto 2008 - La Gazzetta del Mezzogiorno

mercoledì 6 agosto 2008

25.000 mila turisti alla sagra

Otto quintali di salsicciotti e fegatini «grigliati», cinque e quaranta di focaccia e quattro e mezzo di pane «sfornati», più di due quintali di bocconcini di latte «intrecciati». Sono le cifre rese note, a festa finita, dall’ufficio stampa della quinta Sagra del Pane e dell’Arrosto, che nella lunga serata di domenica 3 agosto ha acceso la gremitissima piazza cittadina tra stand, musica e risate. Raggiante il sindaco Giuseppe Cristella: «Più di venticinquemila presenze» informava il primo cittadino, via sms, a notte inoltrata.
«Una marea di gente, ed è tutto dire» riporta, per metafora, la nota consegnata alla stampa il giorno dopo. Nota che fornisce altre chiavi di lettura dell’evidenziato exploit: «Per avere un quadro realistico di quanti si sono portati a Laterza per degustare le prelibatezze gastronomiche della Sagra - vi si legge -, è da sottolineare che nel giro di un paio d’ore i bar avevano esaurito le scorte di acqua e bibite, le pizzerie hanno dovuto alzare bandiera bianca per mancanza di farina e prodotti per pizze, e così dicasi dei ristoranti rimasti spiazzati per il gran numero di coperti terminati in breve tempo». Insomma, un successo: «Nelle precedenti quattro edizioni - viene evidenziato - erano accorsi soprattutto dalle località vicine, quest’anno il turismo gastronomico ha contagiato anche realtà di altre regioni, soprattutto della confinante Basilicata».
Indicazioni per il futuro: «Probabilmente, per la prossima edizione saranno coinvolti anche bar, pizzerie, ristoranti e caseifici per far fronte comune a valorizzare ulteriormente questa sagra, vera risorsa per incrementare il turismo e l’economia del territorio», è l’auspicio dell’amministrazione comunale laertina che, con l’associazione dei Macellai (erano presenti Scottadito, Varegliano, Mille Idee, Catapano, Tamborrino, Cellaro, Rizzi, Italia, Verdano, Colacicco & Bruno, Atelier della Carne, Parisi), il Consorzio dei Panificatori (Costantino, Moderno, Laerte, Di Fonzo, Tamborrino) e il patrocinio della Provincia, ha promosso l’evento. Affollata la zona palco (cabaret con Diego Parassole, Bruce Ketta, Antonio e Michele da Zelig, e con Laura Leo da La sai l’ultima?), buona l’affluenza anche nelle due sere che hanno preceduto l’appuntamento-clou della tre giorni, con l’arrampicata all’albero della Cuccagna, percussioni e musica folk (La Bandita), ritmi Llanneros (Danzat).
Non era però prevista la degustazione, riservata solo al 3 agosto, e ciò ha un po' deluso quanti, invece, se l’aspettavano.

I miracoli della satira

Nel giardino di casa di Gisella Kristallin c’è stato un miracolo.

Come i cittadini sanno nel giardino del nostro sindaco ci sono tre statue: la prima è posizionata a destra quando si entra nel giardino.

E’ la statua a cui il romantico KRISTALLIN è più affezionato.

Rappresenta Peppino dell’ASL sottoinchiesta per le pastette, suo primo vero padre politico;

La seconda statua rappresenta Fefè, che chiude gli ospedali e taglia risorse al sud, suo secondo padre-fratello-cugino politico.

In mezzo, tra il bue e l’asinello, pardon, tra Peppino e Fefè, c’è un nano di gesso, portato dalla fabbrica di Arcore, Brontolo.

L’altro giorno Brontolo, dopo un agitato consiglio comunale, ha iniziato a trasformarsi. La faccia si è modificata tre o quattro volte, lasciando, miracolo, sempre invariato l'enorme dentiera da cavallo; il cranio ha incominciato a impelarsi di materiale misterioso, di colore tra il nero e il rosso; il volto si è coperto di una specie di fanghiglia rosea, simile alla faccia di Padre Pio dopo la riesumazione.

Al culmine della trasformazione dal volto del nano si sono viste scendere gocce, tra il sudore umano o lacrime divine.

Un famoso ed esperto esoterico, contattato dal noto azzeccagarbugli Davinci ha sentenziato che si tratta proprio della seconda ipotesi.

Il nano Brontolo piange perché addolorato per l’estremismo con cui il PD del luogo si oppone a Gisella in consiglio comunale e invita i cittadini a stringersi intorno alla sua protesi nel territorio e suo erede a Monteciborio, protettore dei deboli macellai che tutte le sere depurano con il profumato fumo della legna l’aria da scorie e impurità, difensore del "Consorzio del Pane", che, poverini, con grande abnegazione e sacrifici, ogni mese diminuiscono il costo del pane.

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martedì 5 agosto 2008

Un paese dove è tutto tipico

La sagra del pane, della focaccia e dell’arrosto. Ma anche del fumo. Un po’ ne è stato venduto infatti preannunziando una tre giorni all’insegna dei prodotti tipici che in realtà non c’è stata. La sagra vera e propria si è tenuta solo domenica, nonostante certo battage promozionale l’avesse diluita in tre giorni.
Tanti sono stati i turisti accorsi venerdì sera convinti di trovare banconi allestiti con le tipiche prelibatezze laertine. Attese tradite e non di certo ricompensate dal rito della cuccagna o dall’ossessivo percussionismo degli artisti itineranti che l’altra sera si aggiravano per le vie del centro. Il sabato tanta gente, forse informata che non vi era nessun trittico, ha preferito risparmiare chilometri. Tanto una voce per Sanremo la si può sempre incontrare. Le presenze rispetto a venerdì sono state sicuramente inferiori. Domenica,invece, l’affluenza è stata altissima. La presenza dei comici del fortunatissimo Zelig ha fatto da ottimo traino alla promozione gastronomica. Una scelta azzeccata. Come azzeccata è risultata la data. Dopo due edizioni settembrine, finalmente i fornelli sono usciti d’agosto, mese certamente più a vocazione turistica.
Da segnalare che la sagra non si è potuta svolgere nel tratto della piazza nei pressi della fontana. Precisamente scendendo verso il municipio sulla sinistra. Tale zona è infatti off limits, dato che una folta colonia di volatili, nidificante sugli antistanti frondosissimi alberi, l’ha ormai adibita a propria personale cloaca. Il guano ed il suo odore investono ormai la zona, compresa la panchina divenuta inservibile. Speriamo che i tanti visitatori accorsi, inebriati dal fumo dei fornelli, non v’abbiano fatto caso…
Akerfeldt