venerdì 7 marzo 2008

Apre il Palazzo del Marchesale, intervista a Cristella

Rilancio con il Centro storico.
Non solo carne arrostita e pane e vino primitivo di cantine private, saranno motore dell’economia laertina; ora il sindaco di Laterza Giuseppe Cristella mette in campo anche la rivitalizzazione del Centro storico.
Laterza, spiega il sindaco, ha un Centro storico separato dal “paese nuovo”, comincia con il Palazzo marchesale e si estende per tutto un costone della gravina. Prima il paese finiva al Castello, che dopo essere stato casa degli zingari, era stato proprio chiuso e subiva le inclemenze del tempo e qualche crollo da terremoto. Io l’ho urbanizzato per molta parte, portandovi luce, fogna, strade, restaurando qualche piazzetta, ora abbiamo in corso il ribasso di Ici e Tarsu, il colore gratis per chi restaura, illuminazione di ultima generazione con il 40 di risparmio energetico, l’incentivazione delle aperture di esercizi commerciali e, infine, lavori per un altro milione di euro, dal restauro della vecchia gendarmeria, i cui lavori, 350mila euro, sono stati già appaltati, ad altre pavimentazione e fogne per 750 mila euro.
Il Centro storico di Laterza, continua il sindaco, visto nel suo insieme può essere una bomboniera: Castello, santuario, Purgatorio, Chiesa madre, cantina spagnola, torre dell’orologio, affacci sulla gravina, un’ampia piazza a ridosso della Chiesa madre e tanta architettura spontanea che, per la conformazione dei luoghi, è una caratteristica del posto. Al centro storico appartiene anche la chiesetta fuori porta Madonna delle Grazie, che come il santuario Mater Domini, è una chiesa rupestre, meta della gita della pasquetta laertina, che è, non il Lunedì, ma il martedì. Ora quella chiesa fa parte di un luogo pieno, perché nei suoi pressi sta il nuovo campo sportivo e si sta costruendo un anfiteatro.
Rendere abitabile il centro storico, spiega Cristella, è creare una sinergia con le altre caratteristiche del paese, i fornelli delle macellerie, pane e altre specialità da forno, come paste e taralli, la religiosità popolare con la grande devozione di tutto il paese alla “Mater Domini” con la sua Casa del pellegrino, un complesso in costruzione dal costo di un milione e 200 mila euro, e la maiolica artistica, passata da uno a cinque laboratori in pochi anni.
L’imminente apertura del palazzo marchesale, chiosa il sindaco, dà il via a questo progetto.

Il Palazzo è tanto grande quanto per la maggior parte inabitabile, in che cosa consiste la sua apertura?
Apriremo solo il piano terra, spostandovi il reparto dei Servizi sociali diretti dal dottor Arcangelo Lapomarda, sei stanze, più servizi e altrettanto impiegati...
E il resto del castello? Ha ancora il fossato, potrebbe ...
Il sindaco risponde con un lungo sospiro e gli occhi al soffitto. Traduzione: sarebbe bello averlo, però...
In effetti il ripristino del Palazzo nella sua formazione originaria richiede troppi cambiamenti, persino la demolizione di molte case, su uno suo fianco e un cambiamenti strutturali sugli altri tre lati.
Però, sindaco, al castello, e quindi, al centro storico, si giunge per un corso che per la sua larghezza potrebbe essere una meravigliosa piazza solo che la si sottragga all’inquinamento automobilistico...
Fra poco cominceremo con le giornate ecologiche. Il venerdì e il sabato, da maggio, chiameremo nel Corso gli artisti di strada...
Perchè il venerdì e il sabato?
Perchè sono i giorni in cui il paese si riempie dei cultori della carne arrostita. Poi da cosa nasce cosa.
Sindaco, trasformare in risorsa economica e culturale le proprie vestigia storiche è segno di modernità. Ma la modernità ha anche altri e più importanti segni: la differenziata, l’autosufficienza energetica, l’assistenza agli anziani, il suo Comune a che punto sta con queste priorità del nostro tempo?
Con la differenziata, abbiamo il primato in Terra ionica: insieme con Mottola, stiamo al 15%. E usiamo la raccolta differenziata con il porta a porta per carta, vetro, e plastica. Aspettiamo il potenziamento del servizio, che l’Ato1 sia efficiente come l’Ato3...
E per l’autosufficienza energetica?
Due scuole e il nuovo campo sportivo si alimentano con il fotovoltaico e il Comune vende un po’ di corrente all’Enel. Quindi siamo in corsa...
E gli anziani, a Laterza è in costruzione da anni una casa?
Forse il completamento della Casa don Giovannino Cristella, mio omonimo, ma non parente, comincerà a giugno, gli adempimenti burocratici vogliono il loro tempo. In quella casa saranno ospitati circa 20 anziani. Ma noi per gli anziani abbiamo preparato degli sgravi che ci costano 80 mila euro.
Per esempio?
Ai 2200 anziani ultrasettantenni facciamo uno sconto a testa del 20% sulla Tarsu. Per cui se in una casa abitano due ultrasettantenni lo sconto sulla Tarsu è del 40%. Ancora, abbiamo previsto uno sconto del 20% a testa sulla Tarsu per i pensionati sociali, che sono circa 230 persone, quanti hanno meno di seimila e cinquecento euro l’anno. E abbiamo anche uno sconto del 30% per le 120 famiglie con almeno 4 figli.
Sindaco che ci fa quel rudere del vecchio campo sportivo all’ingresso del paese?
Lo ristrutturemo, costo un milione di euro dai Pirp, gli daremo un parco adiacente e apriremo le strade dintorno. Sarà un altra struttura per i giovani.
Due anni fa fu candidato in Forza Italia al 19 posto, un mese dopo stravinse le elezioni comunali portando la Cdl da 4090 voti a 6200. E’ in arrivo il meritato premio: uno scranno a Montecitorio?
No, o almeno nessuno mi ha chiamato, nessuno mi ha detto nulla...
Un motivo?
Questa domanda va posta a chi decide le candidature.
Ma lei fra 3 anni avrà 36 anni e non potrà più essere rieletto sindaco, quindi che cosa farà da grande?
Finora, nel mio primo quinquennio da sindaco, ed ora, ho sempre seminato bene, credo di poter continuare oltre il mio paese...
La politica nazionale che non candida un giovane sindaco forte di un successo personale e strepitoso a casa sua è come un potente scroscio d’acqua su una candela: l’intervista si spegne.
Ma forse la colpa è del “Corriere”, ci si dice semiseri sulla porta, al momento dei saluti. Il “Corriere” raccontò che Giuseppe Cristella sindaco in Laterza, fra gli addetti ai lavori vien ricordato come il capo indiscusso del suo paese, ma anche come quello che si arrabbiò tanto con Michele Petroli, direttore della Asl, che gli sollevò e sbattè per terra la scrivania, spaventandolo e ottenendo ciò che chiedeva. Quello, il sindaco Cristella, dicono, o hanno interesse a dire i suoi competitor, è uno dei pochi politici ruspanti, uno dei pochi figli del popolo, e sarebbe capace di alzare la scrivania anche a Berlusconi. E se così fosse, noi che figura ci facciamo?
E se Berlusconi ringraziasse chi gli avesse mandato un personaggio sanguigno fra anemiche ombre?
Di certo, a destra e a sinistra, fino a quando in Parlamento non arriveranno i sindaci, con ancora negli occhi le facce della gente semplice e nelle orecchie le loro parole non ci sarà rinnovamento, anzi continuerà la debilitazione dell’oligarchia al potere.
» Fonte: Corriere del Giorno
» Autore: Michele Cristella

Prodotti tipici quanta confusione ...

“Carne alla brace e vino”, un binomio che «non può essere messo in discussione neanche dalla massima assise cittadina. Birra, cola e aranciata non fanno parte della tradizione tipica locale dei Fornelli Pronti di Laterza». La pensa così la locale Confcommercio che non ha mandato giù il via libera dato dal Consiglio comunale ad un provvedimento che rischia di allargare le maglie della “tipicità”.
«La tutela dei valori e delle tradizioni del territorio passa anche per le produzioni tipiche locali, ed è in quest’ottica che la Confcommercio – afferma il presidente Luigi Traetta - ha sempre svolto una forte azione a sostegno delle culture gastronomiche della provincia di Taranto. Questo il senso del progetto di Promozione dei Prodotti Tipici Locali di Confcommercio ed ASL, che nel passato, ha visto nell’Amministrazione comunale di Laterza una sponda sensibile e attenta, pronta a captare la originalità e la particolarità delle macellerie locali - attrezzate con i barbecue per il consumo al tavolo delle carni cotte al fornello - sino a farne oggetto, nel 2003, di una delibera di Consiglio comunale che ne disciplinava l’attività di somministrazione».
Una delibera che, «aggirando il limiti tecnici delle rigorosa normativa che regola le attività di ristorazione, estendeva alle macellerie locali la possibilità di cucinare e somministrare carni cotte al fornello, pane, focacce, formaggi – tutti rigorosamente locali - vino ed acqua». L’obiettivo era di valorizzare le produzioni locali e la tradizione dei fornelli pronti, molto forte proprio a Laterza, offrendo un paniere di prodotti tipici locali in un contesto ambientale insolito, forse un po’ adattato ma non banale. Una proposta gastronomica che negli anni ha dovuto il suo successo alla originalità della formula, assolutamente diversa da quella classica della ristorazione o da quella più moderna della pizzeria e del fast food. Pertanto, è importante che continui a mantenere intatti i valori e gli elementi che l’hanno sin qui caratterizzata».
«La possibilità di somministrare – come deliberato in Consiglio comunale non senza qualche vistosa forzatura (la mancanza della maggioranza ed il ricorso ad un voto dell’opposizione, il ‘no’ di due consiglieri Stano e Catapano che hanno proposto un rinvio anche in presenza di una analoga comunicazione del presidente della Commissione Commercio, D’Anversa) - bibite diverse dal vino e dall’acqua, snatura – evidenzia Traetta - il concetto di tipicità che contraddice lo stile dei fornelli pronti. L’obiettivo è invece di offrire attraverso i fornelli pronti un’alternativa gastronomica tipica, in grado di arricchire l’offerta turistica del territorio e di attirare anche dalle aree limitrofe una tipologia di consumatori che a tavola ricerca elementi di autenticità e che non ama le contaminazioni gastronomiche».
Le macellerie di Laterza intanto fanno parte della tradizione gastronomica locale e rappresentano un notevole elemento di richiamo turistico perché propongono un prodotto introvabile altrove basato sulla vendita delle carni abbinata alla cottura; nel momento in cui questa tipologia di locali - insiste Confcommercio - «perde quegli elementi di semplicità, genuinità, tipicità, immediatezza che in parte giustificano qualche disservizio, non ha più ragione di esistere e allora tanto vale che si trasformi e segua la regole della ristorazione e che si attenga alle disposizioni in materia di igiene, sicurezza, qualità del servizio».
«La differenza – conclude il presidente Traetta - a nostro parere, è sostanziale e non formale. Ci sarebbe piaciuto aprire, come avevamo richiesto in una lettera inviata al sindaco ai primi di febbraio, un tavolo di confronto con l’Amministrazione comunale. Per ora ci limitiamo ad evidenziare i limiti culturali e di marketing del territorio di una scelta che non può essere condivisa, su altri tavoli andremo a discutere della liceità del provvedimento amministrativo».
» Fonte: Corriere del Giorno
» Autore: Corriere del Giorno

mercoledì 5 marzo 2008

Emergenza scolastica a Laterza

Il Partito Democratico di Laterza invita, il 06/03/2008 alle ore 20:00 presso la sede del PD via Porta Pia n°12, i rappresentanti dei circoli scolastici, i rappresentanti dei genitori e i componenti del direttivo del circolo PD di Laterza per discutere della questione legata alla scuola media Dante Alighieri.

Fornello tipico, continua la polemica a Laterza - Sul caso-Fornello l’assessore attacca l’Ascom

«La tipicità resta intatta, birra e bibite vanno semplicemente a completare una lista obiettivamente inadeguata: ai tavoli dei nostri fornelli siedono sempre più bambini e ragazzi, e non tutti gli adulti bevono vino». La risposta alla Confcommercio laertina, che nei giorni scorsi aveva duramente criticato la delibera con cui il Consiglio comunale aveva «allargato» l’elenco delle bevande somministrabili nelle macellerie tipiche di Laterza, arriva dall’assesso - re alle Attività produttive Agostino Perrone. Ed è altrettanto perentoria. «Si sta solo cercando di portare ordine e uniformità in un settore che rischiava di diventare incontrollabile - aggiunge l’assessore -: è noto a tutti che birra e bibite erano già diffusamente somministrate e questo ha fin qui impedito che si procedesse al controllo di altri vincoli della somministrazione, proprio perché intervenire significava trovarsi di fronte a infrazioni ormai consolidate: avremmo sicuramente fatto più notizia del semaforo di via Roma».

Gli altri vincoli: primi piatti, dessert e alcolici vari, assolutamente vietati, per esempio: questi sì in contrasto, parola di assessore, con la tipicità di cui si parla. «Adesso - assicura Perrone -, apportate quelle piccole modifiche, ci sono invece tutti i presupposti per far osservare in pieno la delibera del 2003». La delibera, per la cronaca, che istituiva appunto i “fornelli pronti”, regolamentandoli con norme meno rigide rispetto a quelle della ristorazione canonica. Per Perrone, nessuna concessione al “fornello” a danno di altri esercizi, dunque. Anzi: «E bene far sapere che il sottoscritto ha revocato licenze di tipo A a tre macellerie, per assegnarle ad altrettante pizzerie altrimenti destinate a fare solo asporto: adesso sono soltanto tre le rosticcerie abilitate a somministrazioni complete, e le rimanenti nove, grazie al provvedimento adottato, saranno da qui in avanti sottoposte a rigorosi controlli a tutela della loro tipicità e dei diritti degli altri esercizi». Non è finita. «Dico di più - incalza l’assessore -: il presidente della Confcommercio ci comunichi quanti bar, quante pizzerie e quanti ristoranti rappresenta, e poi potremmo anche riparlarne». Ma «ho paura che gli obiettivi siano altri» aggiunge Perrone: «Gli stessi che hanno portato all’ordinanza per la chiusura obbligatoria pomeridiana del giovedì, pure sollecitata dalla Confcommercio, che ha scatenato la protesta di molti commercianti, impossibilitati a far sentire le loro ragioni perché non associati». Insomma, per l’assessore Perrone l’Ascom di Laterza «è tutt'altro che rappresentativa», mentre «l'amministrazione ha a cuore gli interessi di tutti gli operatori commerciali laertini, nessuno escluso, e alle esigenze di tutti resta aperta: per questo li invitiamo a costituirsi in forme associative che li rappresentino adeguatamente». L’ultimo “passaggio” è sulla delibera approvata con la maggioranza di centrodestra a corto di numeri (assente anche Armando D’Anversa, presidente della commissione Commercio) e con il voto determinante di un consigliere di minoranza: «Il senso di responsabilità di Serafini va rispettato, ma non facciamone un caso politico». Pepe sulla coda: «Certo - punzecchia Perrone - , bisogna riconoscere che, se la presenza in maggioranza di consiglieri in qualche modo legati a bar e pizzerie fosse stata più consistente, il provvedimento non sarebbe passato».

» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

» Autore: Francesco Romano

Il costo delle promesse

Secondo un'indagine condotta dal quotidiano "Il Sole 24 Ore", il programma del PdL costerebbe più del triplo di quello del PD.
Ovviamente le promesse spregiudicate del Cavaliere e dei suoi alleati hanno un costo. Bene questo costo è quantificato in una cifra che oscilla tra i 72 e gli 87 miliardi di euro.
Il programma del PD, invece, costerebbe tra i 19 e i 28 miliardi di euro.
Entrambi i programmi presentano, sempre secondo questo studio, coperture sufficienti a malapena a coprire la metà della spesa prevista.
Anche in merito a questo aspetto si presentano delle differenze significative.
Il PdL prevede una drastica riduzione della pressione fiscale che riguarderà la quota residuale di ICI sulla prima casa (che quindi sarà eliminata anche per gli immobili di lusso), l'eliminazione in due tranche dell'IRAP ed una serie di altri tagli. Copertura? Oltre che insufficiente, anche piuttosto "creativa":valorizzazione dell'attivo patrimoniale dello Stato, ovvero alienazione di immobili, cartolarizzazioni etc.
Il Pd punta soprattutto ad aumentare il gettito attraverso la lotta all'evasione fiscale, innalzando a 50.000€ il tetto di fatturato delle imprese per poter accedere al cosiddetto "forfettone". Anche il PD, tuttavia, non esclude, il ricorso alla valorizzazione del patrimonio statale non demaniale.
La spesa del Pd è incentrata soprattutto sulla riduzione della pressione fiscale (da ottenere attraverso detrazioni per i lavoratori dipendenti, e con un punto di flessione all'anno per 3 anni delle aliquote IRPEF) e sull'introduzione del "Compenso legale minimo" di 1000 € netti mensili riservato ai lavoratori precari.
Potrete verificare i numeri in dettaglio visitando questo sito

martedì 4 marzo 2008

L'umiltà dell'impegno e del servizio

Partecipando all'incontro di sabato sera a Santa Croce mi sono reso conto del bisogno di avere e conoscere maestri-testimomi, quelli capaci di far uscire ciò che di meglio è in noi. Don Tonino Bello, Vescovo umile come la Chiesa che sognava, aveva questa capacità e Luigi Sparapano è riuscito a trasmettercela attraverso la sua testimonianza viva e il suo ricordo lucido .

Una serata per ricordare la figura di Don Tonino mi è risultata di estrema attualità se paragonata al panorama sociale e politico desolante che ci circonda. Un contesto dove emergono le logiche fredde del calcolo, dell’arrivismo e della conservazione dei privilegi che falsano l’impegno politico ed il ruolo dei partiti. Siamo paralizzati dall’ipocrisia qualunquista che demonizza la politica, generalizzando tutto e tutti, anche se poi non si disdegna il ricorso “alla politica” per ricevere favori e poteri. Un vuoto culturale che deprime la politica, con le idee e i valori spirituali ridotti a scendiletto dei potenti, del mercato e della videocrazia (l’apparire senza essere). I maestri-testimoni, come Don Tonino, servono proprio per superare la depressione e lo scoraggiamento che ci assale quando gli affaristi ci sorridono davanti, e alle nostre spalle, etichettandoci come idealisti inconcludenti. Non dobbiamo arrenderci di fronte al pragmatismo senz’anima, che segna in profondità il mondo della politica, per riaffermare il valore della politica come vocazione e come servizio alla democrazia ed al bene comune.

La comunità laertina deve osare, anche controcorrente, per impegnarsi nella politica dei “nuovi progetti” di cui don Tonino era lo stimolatore. Quella politica che scaturisce da un sogno, cioè dalla riproposizione di valori ed ideali, capace di “organizzare le speranze” e rispondere alle “attese della povera gente”. I problemi della disoccupazione, dell’emarginazione, delle disuguagliaze, della legalità hanno bisogno di trovare una politica “vera”, nella misura in cui diventa scelta ed espressione di una progettualità competente ed esigente.

Don Tonino diceva che “lo slancio dell’utopia deve sempre coniugarsi con la praticità dei progetti”.

Franco Catapano

Non bastano le lacrime

Strage sul lavoro a Molfetta. Cinque operai sono rimasti uccisi all’interno di un’autocisterna nella zona industriale della cittadina pugliese.
La tragedia è avvenuta a Molfetta nel pomeriggio del 3 marzo nell'azienda Truck Center di proprietà del 64enne Vincenzo Altomare, che ha perso la vita nell'incidente. L’azienda opera nella zona industriale Asi. Oltre ad Altomare, hanno perso la vita Guglielmo Mangano (44 anni), Biagio Sciancalepore (24 anni) e Luigi Farinola (37 anni). Durante la notte è morto anche il quinto operaio ricoverato in ospedale, Michele Tasca, di appena 20 anni, così è rimasto un solo sopravvissuto, il 57enne Cosimo Ventrella, l'uomo che ha chiamato i soccorsi. Continuano le indagini dei carabinieri per precisare la dinamica dell'accaduto e per accertare eventuali violazioni alla sicurezza. Il cantiere dove si stavano svolgendo i lavori di manutenzione è stato posto sotto sequestro.
Secondo le prime informazioni, comunque, gli operai stavano lavorando alla manutenzione di un'autocisterna per trasporto di zolfo in polvere e sarebbero morti proprio per le esalazioni di zolfo.
Le stragi sul lavoro continuano con straziante regolarità, al punto che dalla tragedia della ThyssenKrupp dello scorso dicembre in poi, ogni giorno si registra almeno un lutto sul posto di lavoro.

In attesa di criteri più democratici ........

Il Partito Democratico, come nelle previsioni, ha diramato la lista dei sicurei eletti alla Camera e al Senato. Tante conferme, poche le novità e uno sbilanciamento territoriale pauroso. Questa "suina" legge elettorale, difficile da digerire per la base del Pd, non poteva che generare poltiglie politiche ingiustificabili. Volevamo le primarie proprio per evitare una lista di nominati che rispondessero solo ai propri leader romani.
Ecco i 13 eletti alla Camera: 1) Massimo D'Alema; 2) Margherita Mastromauro; 3) Gero Grassi; 4) Michele Bordo; 5) Teresa Bellanova; 6) Cinzia Capano; 7) Alberto Losacco; 8) Francesco Boccia; 9) Paolo Concia; 10) Ludovico Vico; 11) Alberto Maritati; 12) Lorenzo Ria e 13) Giusi Servodio.
Di seguito gli eletti al Senato: 1) Paolo De Castro; 2) Nicola Latorre; 3) Gianrico Carofiglio; 4) Colomba Mongiello; 5) Giovanni Procacci; 6) Antonio Gaglione; 7) Donatella Poretti e 8) Salvatore Tomaselli.
Penso che tutti, chi più chi meno, sapeva che per Taranto non c'erano molti spazi. Il solo uscente Ludovico Vico rappresenta una misera rappresentanza, rispetto ai 21 nomi della lista, molto al di sotto delle aspettative. Adesso aspettiamo il seguito ...........

Il «we can» italiano arriva in provincia jonica. Da Laterza parte la campagna del Pd jonico

Il «we can» italiano arriva in provincia, a occidente di Taranto. E rafforza il concetto: «si può fare» anche qui. Lo hanno detto a più voci l’altra sera, «motivati e determinati», tutti i «primi» segretari del Partito democratico, riuniti a Laterza per discutere di «buona politica»: da Marina di Ginosa (Salvatore Faenza) a Massafra (Vito Miccolis), passando per Ginosa (Dino Caruso), Laterza (Davide Bellini), Castellaneta (Raffaele Mininni), Palagianello (Egidio Pastore), Palagiano (Elisabetta Disarna) e Mottola (Rosanna Tinella).
«Grande apprezzamento» è stato da tutti espresso, nell’occasione, al neosegretario provinciale Donato Pentassuglia, «quale simbolo di grande e significativa novità per il rinnovamento della politica jonica». E Donato Pentassuglia da segretario ha evidenziato con forza «la volontà e l’interesse del Pd di investire politicamente in questa zona della provincia». Territorio dalle «enormi potenzialità» ha aggiunto: umane e ambientali, insieme spendibili, soprattutto a livello turistico ed imprenditoriale, se adeguatamente sostenuti da «una politica forte per realizzare progetti di sviluppo, come il Parco delle Gravine, orientati a cambiare l’economia del territorio». Michele Mazzarano, vicesegretario regionale, ha invece espresso soddisfazione per «il grande rinnovamento politico avviato a Taranto e in provincia». Unendo tradizioni importanti e storiche del paese, «cambiando le logiche sottostanti la politica italiana ed inducendo tutti gli altri partiti ad imitarne le scelte», ha detto nella sostanza Mazzarano, il Pd ha ampiamente dimostrato la sua vocazione al «cambiamento». Per «cambiare l’Italia» c'è però bisogno di superare «confini comunali e logiche campanilistiche» e diventare sintesi dell’intera area occidentale tarantina. Da qui il dato di fondo emerso dall’incontro dell’altra sera: la proposta, condivisa, di «candidare nelle liste del Pd (Camera e Senato) le persone più rappresentative del territorio».
Si può fare?

Autore: Francesco Romano - 3 marzo 2008
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

I soldi non per tutti. Patto di stabilità sforato, 9 comuni non avranno i fondi dell’Irpef

Arrivano i soldi. Ma non per tutti. La compartecipazione Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) ha prodotto, per l’annualità 2006, una redistribuzione di fondi, ma per i Comuni non in linea con il patto di stabilità interno, il contributo è zero.
Sono nove i Comuni della provincia di Taranto che non avranno nulla, al riguardo: Grottaglie, Laterza, Leporano, Martina Franca, Monteiasi, Mottola, Pulsano, San Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe.
Il mancato rispetto del patto di stabilità interno deriva essenzialmente dal mancato rispetto di parametri di spesa.
Per alcuni si tratterà di poca cosa, poche migliaia di euro (è il caso del capoluogo) come emerge dalla tabella diffusa dal ministero degli interni (finanza locale).
Vengono prese in considerazioni, oltre al funzionamento della finanza locale, altre caratteristiche, come la media di imponibile Irpef nelle singole realtà rispetto alla media nazionale, e si riequilibrano le condizioni di “sottomedia”.
Due le voci a titolo di stanziamenti: finalità perequative, promozione sviluppo economico, per un totale diviso a metà, da 51 milioni di euro per la nostra regione.
La tabella comprende anche degli interessanti dati anagrafici, come la popolazione nei singoli centri della provincia, oppure i dati riguardanti il numero di contribuenti.

Fonte: Agostino Quero - La Gazzetta del Mezzogiorno

la liquefazione di Mastella (e dell'Udeur)

La politica italiana sta correndo un grave rischio.
C'è la reale possibilità di perdere per sempre uno dei massimi esponenti politici degli ultimi venticinque anni. Sissignori, abbiamo la ragionevole certezza che Clemente Mastella non si presenterà con il suo simbolo dell'Udeur (oramai in fase di smobilitazione) alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Anzi, diciamo meglio. Potrebbe esserci in extremis una scialuppa (politica) di salvataggio per il ras di Ceppaloni. Quella offerta dalla nuova DC di Giuseppe Pizza (http://www.democraziacristiana.org/) che vede in Mastella il vecchio che avanza (nel senso di scarto, di rifiuto solido).
In ogni caso, vada come vada, siamo di fronte ad un cambiamento epocale nella vita del nostro Paese. Un
leader di partito che fino a poco tempo fa incassava il ringraziamento pubblicamente generoso di Silvio Berlusconi (per l'opera meritoria di aver staccato la spina al governo Prodi), che era omaggiato e corteggiato da molti, adesso si ritrova abbandonato da tutti. Consiglieri comunali, sindaci, interi gruppi dirigenti locali e regionali gli voltano le spalle. Perfino Tommaso Barbato (sì, proprio lui, quello del famoso sputo a Cusumano) lo scarica ingloriosamente e se ne va nelle braccia accoglienti di Lombardo e del Movimento per l'Autonomia. Mastella sottolinea con amarezza e dolore questa transumanza e fuga politica senza precedenti, affermando (riferito ai suoi ex compagni di partito) che "...sicuramente erano nessuno e, dopo questa breve stagione politica, torneranno ad essere nessuno..." e precisando che se lui è diventato (come tutti dicono) il male del Paese, allora prenderà in considerazione una vecchia sua idea: un ritiro. "Se non entro in Parlamento? Pazienza, tornerò volentieri a fare le cose che facevo da ragazzo..." Immaginiamo cosa. Nominare e sistemare i suoi amici alle direzioni degli ospedali e delle aziende sanitarie di Ceppaloni e del Beneventano...

Post apparso sul blog www. l-antipatico,blogspot.com

La guerra del fornello. Laterza, Confcommercio critica la delibera del consiglio comunale

“La possibilità di somministrare bevande diverse dal vino e dall’acqua snatura il concetto di tipicità che contraddistingue lo stile dei fornelli pronti”: lo scrive, in un comunicato stampa, il presidente della Confcommercio di Laterza, Luigi Traetta, in risposta a quanto deliberato nell’ultimo consiglio comunale in merito, appunto, all’ampliamento con birra, cola e aranciata, della lista delle bevande somministrabili all’interno della macellerie tipiche laertine.

Un provvedimento, evidenzia l’Ascom, approvato con qualche forzatura: “La mancanza della maggioranza, il ricorso ad un voto dell’opposizione e il “no” dei consiglieri Stano e Catapano che hanno proposto un rinvio, anche in presenza di una analoga comunicazione del presidente della commissione Commercio, D’Anversa”. In effetti, l’atto in questione era “passato” con il consenso determinante del consigliere del Pd Gianni Serafini: al momento del voto la maggioranza era presente in aula soltanto con 10 consiglieri (assente anche il forzista Armando D’Anversa). Allora: “Il turismo cresce se promuoviamo la tipicità”: questo, rafforza il presidente Traetta, “il senso del progetto di Confcommercio e Asl, che nel passato ha visto l’amministrazione comunale di Laterza sensibile e attenta, pronta a captare la originalità e la particolarità delle macellerie locali, sino a farne oggetto, nel 2003, di una delibera consiliare (approvata all’unanimità, ndr) che ne disciplinava l’attività di somministrazione”. “Una delibera - aggiunge l’Ascom - che, aggirando il limiti tecnici delle rigorosa normativa che regola le attività di ristorazione, estendeva alle macellerie la possibilità di cucinare e somministrare carni cotte al fornello, pane, focacce, formaggi - tutti rigorosamente locali -, vino ed acqua”. Il tutto, in “un contesto ambientale insolito, forse un po’ adattato ma non banale”, per una proposta gastronomica “che negli anni ha dovuto il suo successo alla originalità della formula, assolutamente diversa da quella classica della ristorazione o da quella più moderna della pizzeria e del fast food”. Una proposta in grado di richiamare consumatori alla ricerca di “elementi di autenticità”, che non amano “contaminazioni gastronomiche”. Insomma, le macellerie di Laterza fanno tradizione e turismo “perché propongono un prodotto introvabile altrove”: se perdono “quegli elementi di semplicità, genuinità, tipicità, immediatezza che in parte giustificano qualche disservizio” per il presidente Traetta non hanno più ragione di esistere. E allora tanto vale che si trasformino, seguano “le regole della ristorazione” e si attengano alle disposizioni in materia di igiene, sicurezza e qualità del servizio”.

La Confcommercio laertina prende quindi atto del rifiuto dell’amministrazione pubblica ad aprire il “tavolo di confronto” formalmente richiesto in una lettera del 12 febbraio scorso, evidenzia “i limiti culturali e di marketing del territorio di una scelta che non può essere condivisa”, e fa sapere che su altri tavoli andrà a discutere della “liceità” del provvedimento adottato.

Francesco Romano

- Gazzetta del Mezzogiorno - 1 marzo 2008

lunedì 3 marzo 2008

Un operaio scrive, Ichino risponde

Lettera aperta (con risposta) a Pietro Ichino

Caro Pietro Ichino, sono uno dei tantissimi lavoratori che è sceso in piazza nel 2002, scioperando (più di una volta) contro il vergognoso attacco all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 maggio 1970) da parte del Governo Berlusconi. Sono uno dei 3 milioni di lavoratori che era in piazza quel 23 marzo 2002 (abbiamo bloccato Roma, ma abbiamo camminato tantissimo). Lei ha messo come condizione alla sua candidatura nelle liste del PD, la revisione dell’articolo 18. Purtroppo questa revisione non è per estenderlo, come chiede giustamente Fausto Bertinotti, ma per limitarlo. Glielo chiedo per favore: lasci stare l’articolo 18, già ci bastano i danni causati dalla Legge 30, chiamata impropriamente legge Biagi, ma Biagi diceva cose molto diverse, diceva che dietro alla flessibilità ci dovevano essere dei forti ammortizzatori sociali, ma io nella legge 30 non li vedo, e questo ha trasformato una situazione di lavoro flessibile, in una situazione precaria. Lei è un forte sostenitore della legge 30, che secondo Lei ha aumentato l’occupazione, e non è la causa della precarietà, ma purtroppo le cose non stanno così.
Ci sono 40 tipi di contratti in questa legge, ma di diritti per i lavoratori ne vedo pochi.
Marco Bazzoni
operaio metalmeccanico

La risposta di Pietro Ichino
Occorre sgombrare il campo da alcuni grossi equivoci. La mia proposta è questa: una grande intesa fra lavoratori e imprenditori, con la quale si abolisce la giungla dei contratti "atipici"; salvo il lavoro stagionale o puramente occasionale, tutti i nuovi rapporti si costituiscono con un contratto a tempo indeterminato, che prevede una protezione della stabilità crescente con il crescere dell'anzianità di servizio. L'articolo 18 continua ad applicarsi, fin dall'inizio, per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito, di discriminazione o di rappresaglia. Se invece il motivo è economico od organizzativo, la protezione del lavoratore è costituita da un congruo indennizzo commisurato all'anzianità di servizio e da un'assicurazione contro la disoccupazione di livello scandinavo, con contributo interamente a carico dell'azienda, secondo il criterio bonus/malus: l'imprenditore meno capace di praticare il manpower planning, a ogni licenziamento vede aumentare i costi aziendali.

Va chiarito che questa è soltanto una proposta mia, che ha pieno diritto di cittadinanza in seno al P.D., ma non fa parte del suo programma elettorale. Il P.D. è un grande partito laico, nel quale militano tanti giuslavoristi, sindacalisti, lavoratori, imprenditori, uniti sull'obiettivo di combattere il precariato e il dualismo del nostro mercato del lavoro; uniti anche nell'assumere come punto di riferimento le migliori esperienze europee di flexicurity; ma con idee e proposte diverse sul come perseguire questi obiettivi. Condurre a una sintesi operativa queste idee e proposte sarà l'impegno dei prossimi mesi. La novità rispetto alla vecchia sinistra, però, è che il dibattito su questo punto sarà laico, pragmatico, senza tabù, aperto al contributo delle scienze sociali.

Se accettassimo la politica dei tabù, rischieremmo di allinearci di fatto al programma della destra: il p.d.l. Sacconi (n. 1356/2007) riconferma esplicitamente il dualismo del mercato del lavoro, limitandosi a promettere agli "atipici" la garanzia dei diritti costituzionali di libertà, dignità e sicurezza: ma sarebbe una pura ripetizione dell'articolo 41 della Costituzione. Se vogliamo dare concretezza all'obiettivo della lotta al precariato permanente, dobbiamo discutere apertamente quale debba essere il nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza nel nuovo contratto di lavoro; ma dobbiamo trovare un equilibrio che sia davvero applicabile a tutti i nuovi contratti che si stipuleranno d'ora in poi.

A nessuno, almeno a sinistra, può piacere un diritto del lavoro che si applica soltanto a metà dei lavoratori dipendenti, lasciando fuori tutti gli altri. Lo Statuto dei lavoratori del 1970 nella sua interezza, compreso l'articolo 18 e il titolo III sui diritti sindacali, si applica oggi soltanto a 3,6 milioni di dipendenti pubblici e 5,8 milioni di dipendenti di aziende private sopra i 15. In tutto, circa 9 milioni e mezzo, su di una forza-lavoro di oltre 22. Restano fuori quasi altrettanti lavoratori in posizione di dipendenza: non solo quelli delle piccole imprese, ma anche i collaboratori autonomi, i lavoratori a progetto, gli irregolari. Questo dualismo, questo regime di apartheid è la grande ingiustizia del nostro sistema attuale di protezione.
So bene che per molti lavoratori, sindacalisti e politici, a sinistra ma anche a destra, l'articolo 18 rappresenta il valore della sicurezza e il benessere dei lavoratori. Questo è un valore importantissimo: la civiltà di una nazione si misura dalla sicurezza e dal benessere che essa sa garantire ai propri membri più deboli. Su questo terreno, però, non possiamo eludere il problema di un diritto del lavoro che esclude metà dei lavoratori. Dobbiamo, poi, tenere sempre presente che impedire alle aziende gli aggiustamenti necessari, la possibilità di ristrutturarsi, di aprirsi rapidamente all'innovazione, finisce coll'indebolirle, riducendo la sicurezza di tutti i loro dipendenti. Guardiamo all'esperienza di Alitalia, di cui si è impedita la ristrutturazione per tanti anni: forse che i suoi dipendenti oggi possono considerarsi sicuri?
Pietro Ichino

http://lettere-erisposte.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/02/27/lettera-aperta-a-piero-ichino/

E' nato il blog dei Giovani Democratici di Mottola

E' da ieri on-line il blog dei Giovani Democratici di Mottola. Questo è il primo post a firma dell'ideatrice del blog, Vera Campanelli.

Ciao Ragazzi!!!
Spero che ogni giorno della vostra vita ve lo stiate godendo al meglio. Spero che tra i vostri ricordi non ci siano troppi rimpianti, ripensamenti, pentimenti...No ragazzi, non serve a niente rimpiangere il passato. Quel che è fatto è fatto. Occorre reagire. Guardarsi dentro. Dimostrare al mondo le nostre debolezze e trasformarle in nuove forze, nuove energie, nuove speranze. Il mondo ha bisogno della nostra felicità per guarire, per andare avanti, per donare sorrisi a chi sta male, a chi soffre, a chi odia la vita.

Siamo giovani, siamo forti, siamo belli, siamo bombe di miglioramento! Non lasciamoci esplodere inutilmente. Ascoltate il mio consiglio: non giudicate mai ciò che vi circonda ripetendo le parole d'altri. Così screditate la vostra personalità e affogate la vostra intelligenza. Ragionate, informatevi, capite, non siate superficiali, scettici, ingenui, e ancora, ancora...Voi siete unici, fantastici solo se usate la vostra testa, con una mano sul cuore per sentire i suoi battiti e constatare che ognuno di noi è protagonista di questa vita e può fare di tutto.

Questa è l'occasione giusta per aiutare la nostra società. Credeteci. Abbiate fede. SI PUO' FARE!

Vera Campanelli
eletta al coordinamento cittadino del Partito Democratico

tratto dal blog http://pdmottola.splinder.com/

sabato 1 marzo 2008

Vincerà la voglia di nuovo

Si sente un'aria del tutto nuova. C'è qualcosa che i sondaggi non misurano, un desiderio di novità che noi intercettiamo Walter Veltroni
“È una 26enne, da anni impegnata. Non c'è bis ogno di avere tanti anni per saper dare tanto”. Si chiama Pina Picierno la capolista del Partito democratico in Campania, presentata oggi da Walter Veltroni al teatro del Pavone a Perugia. Qui, davanti a una platea affollatissima, ha parlato di giovani, scuola, formazione e lavoro dei giovani.
Dopo i nomi dei giovani Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen sopravvissuto alla tragedia torinese del dicembre scorso, di Loredana Ilardi, palermitana di 33 anni e operatrice in un call center con uno stipendio di 700 euro al mese, e di Franca Biondelli dipendente di una Asl piemontese, ecco un altro volto nuovo.
Veltroni ha detto che non si presenterà capolista in nessuna circoscrizione, ma in quattro di esse sarà al secondo posto dietro ad un giovane: in Lombardia dietro a Matteo Colaninno, a Roma dietro a Marianna Madia, in Sicilia dietro a un 30enne di cui sarà annunciato presto il nome, e in Campania dopo Pina Picierno. “Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni '60 con il primo centrosinistra”, dice il candidato premier del Pd, rivolgendosi ai giovani.
“Se vincerà la destra si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader”.
Veltroni ha insistito molto sul concetto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: “Il nostro problema - spiega - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta. Per far questo - conclude - dovrà puntare sull'innovazione e sulla ricerca".
E sui sondaggi di questi giorni il leader del Pd è chiaro: “Si sente un'aria del tutto nuova. C'è qualcosa che i sondaggi non misurano, una voglia di nuovo che noi intercettiamo”, sostiene Veltroni mentre cita un recente sondaggio in base al quale il Pd è il partito che intercetta maggiormente le preferenze dei giovani: “Tra i ragazzi siamo dieci punti avanti rispetto al partito della destra, e per me questo è un dato molto importante”.
Una corrispondenza dal pullman

Questa volta il bus n on serve. Dalla stazione di Pian di Massiano il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni sceglie di raggiungere il centro del capoluogo umbro con i mezzi pubblici locali, il mini-metrò inaugurato il 29 gennaio scorso. Otto fermate tra la stazione centrale e il centro città in meno di dieci minuti, efficienza e rapidità che si affiancano con armonia alle antiche pietre di Perugia.

E' il giorno dei giovani, stamani. Lo si avverte subito, appena arrivati. Studenti universitari fanno ala all'ingresso del Teatro della Fortuna, la platea è gremita di un vivace pubblico under 30. Sul palco, ad accogliere il segretario, ci sono Adele, Daniela e Tiziano, giovani ricercatori nel campo della biologia e dell’economia. Sono loro ad aprire l'intervento di Veltroni con le loro domande sul futuro della ricerca, dell'istruzione universitaria e, subito dopo, sul mondo del lavoro.

Walter Veltroni infonde fiducia. Descrive prospettive che consentono di realizzare sogni e ambizioni, intesse le loro speranze con la sua idea di paese. A partire dalla scuola, che deve diventare palestra intellettuale, un luogo aperto, con orari più larghi e flessibili, in cui fare esperienze culturali ed associative, in cui siano previsti anni sabbatici per consentire l’aggiornamento professionale degli insegnanti.

Veltroni accende i giovani che lo ascoltano: non devono cercare all'estero le loro opportunità, e neppure aggregarsi in strada, sui muretti, afferma quasi provocatoriamente, ma via libera a campus universitari e scuole che siano veri laboratori, dove si creino sinergie e si svincolino i giovani dal mercato nero degli affitti. Veltroni è concreto, riporta i dati sulla competitività illustrati in un articolo de Il Sole 24 ore.

Secondo due diverse indagini, l'Italia si posiziona oltre il quarantesimo posto, almeno una decina di posizioni al di sotto gli altri grandi partner europei. La fotografia è quella di una società immobile, che si riproduce come una decalcomania, in cui i figli faranno spesso il lavoro dei padri, in cui i sogni sono tarpati dal timore della precarietà e del rischio. Ma il Partito democratico è il partito del futuro, dei giovani, intercetta il bisogno di novità delle nuove generazioni.

A garantirlo è proprio lui, Veltroni, che non sarà capolista in nessuna circoscrizione. Sul palco salgono allora Matteo Colaninno, presidente dei Giovani Industriali, e Marianna Madia, ricercatrice ventottenne, capolista rispettivamente in Lombardia e a Roma. Ma la giornata riserva ancora una sorpresa. La candidatura di Pina Picierno, 26 anni, capolista in Campania2, da anni impegnata in politica. Ai giovani Veltroni fa promesse importanti. Per chi entra nel mondo del lavoro il Partito democratico propone un salario minimo legale di almeno mille euro al mese. E poi tecnologia, innovazione e ricerca.

Investire sulla ricerca aiutando le aziende che lo fanno. L'Italia deve tornare a competere e a crescere. E Veltroni ricorda che non c'è bisogno di avere tanti anni alle spalle per essere in grado di dare tanto al paese.

G.D.