giovedì 27 marzo 2008

Riceviamo e Pubblichiamo

Di seguito riportiamo il commento anonimo di un nostro visitatore che osserva e giudica l'attività del Pd nella zona occidentale di Taranto. Naturalmente ci riserviamo di rispondere per la nostra realtà. I commenti, i post e gli articoli possono essere anche inviati tramite email: pdlaterza@gmail.com

"Scusatemi se scrivo nei commenti di una notizia, ma non sapevo come fare arrivare il mio messaggio. E' da un po' di tempo che seguo appassionatamente le vicende del Pd per la zona occidentale del tarantino e da questo, ho potuto trarre alcune osservazioni, che vado ad elencarvi:
1) il Pd di Mottola, è indubbiamente il più venerativo del pd ma soprattutto di un suo esponente cittadino...il segretario Rosanna Tinella. L'hanno voluta e sostenuta con tutte le loro forze, sin dall'inizio e precisamente dalla candidatura al secondo posto della lista di Agricoltura e società alle scorse primarie del 14 ottobre, riconfermandola a segretario cittadino ed infine sostenendo la sua candidatura alla camera. Un bel sostegno convinto di cui mi complimento. Questo atteggiamento determinato, nello spingere sempre nella direzione di un proprio candidato, significa credere veramente in una persona, darle vera fiducia tanto da affidarle la leadership incondizionata del partito cittadino. E'così secondo me che si fa crescere la forza e la rappresentanza di un partito, legandolo, anche, perché no ad un territorio. Non significa fare campanilismo, ma affermare la validità di una persona (che merita) tanto da chiedere la convergenza sulla stessa da parte di tutti gli altri paesi dell’area occidentale.
2) il Pd di Laterza invece mi sembra il più fattivo, organizzato, determinato e reattivo, diciamo così...il più trainante in questa campagna elettorale totalmente spenta. Non vi siete però affidati ad una forte leadership. Siete un po' tutti per uno, uno per tutti. Non è che così facendo, finite per sminuire il ruolo di quanti possano essere considerati dirigenti e/o esponenti su cui puntare? insomma, un po’ come un grande minestrone. Perché, come il Pd di Mottola, non avete proposto alla camera, la candidatura di un giovane/una giovane; non credo che non ce ne siano! Osate un po’ di più…prendete esempio da Veltroni, anche la “straordinaria inesperienza, può diventare una straordinaria esperienza”. Comunque complimenti per le belle ed interessanti iniziative che organizzate. Cercherò di esserci questa sera per Carofiglio!
3) il Pd di Ginosa mi sembra totalmente schiacciato dalla onnipresenza della Sig.ra Galeota, che dall’alto della sua delega all’assemblea costituente regionale del Pd, si autocondida, autocelebra, autopromuove etc… Al contrario del Pd di Mottola, la Signora però, non mi sembra così sostenuta dall’entourage ma dà l’impressione di volersi a tutti i costi auto-sostenere. Così, mi chiedo: il coordinamento del Pd a Ginosa esiste oppure no?
4) il Pd di Castellaneta, dov’è? C’è?C’è mai stato?le primarie si sono svolte anche li, vero? Forse è il caso di farsi vedere…"

Ad ogni modo…votate gente, votate!

Notte bianca sul web

Veltroni in videochat su Democratica TV, giovedì 27 marzo alle 23.30, da Catania. Il segretario del PD, Walter Veltroni, giovedì 27 marzo risponderà in videochat su Democratica TV, www.democratica.tv alle domande che i navigatori vorranno fare. Si tratterà di una vera notte bianca del web, che proseguirà oltre la mezzanotte. Fino a giovedì sera si potranno inviare delle domande in forma di contributi sul PdNetwork. Ma non solo: sarà possibile interagire con Veltroni anche inserendo dei commenti sul blog del Giro dell'Italia Nuova girodellitalianuova.ilcannocchiale.it, sia via twitter. Sarà possibile mandare anche delle videodomande, tramite la pagina "invia il tuo video" di Democratica.TV

mercoledì 26 marzo 2008

La Lega determinante?

Secondo alcuni osservatori ci sono quattro regioni in bilico nelle quali si giocherà la partita elettorale. Sono Lazio, Liguria, Abruzzo e Calabria. In Campania, invece, i sondaggi non lasciano molte speranze e la vittoria del Popolo della Libertà sembra sicura. Così come nel resto del Nord (Piemonte compreso), in Sicilia, Puglia e Sardegna. Mentre il Pd dovrebbe conquistare il premio di maggioranza nelle storiche zone rosse (Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria) e anche in Basilicata.

Tutto dipende quindi dalle regioni considerate ancora incerte. Nel caso in cui Veltroni dovesse vincere in tutte quattro, il risultato sarebbe un clamoroso pareggio a Palazzo Madama. Si potrebbe addirittura arrivare a 157 senatori per entrambi i poli. Ingovernabilità sicura. L’ipotesi intermedia prevede la sconfitta del Partito Democratico in due delle regioni in bilico, con la conseguenza di un margine a favore di Berlusconi di 3-4 seggi. Comunque non sufficiente per governare, considerando anche la posizione della maggioranza dei senatori a vita.

Al contrario, nel caso in cui l’ex sindaco di Roma dovesse perdere tanto nel Lazio quanto in Liguria, Abruzzo e Calabria il vantaggio a favore del Centrodestra si attesterebbe tra 6 e 8 senatori. Margine certamente risicato ma comunque in grado di far sopravvivere l’esecutivo. Nel quale, però, non solo la Lega Nord ma addirittura l’Mpa di Lombardo (che in Sicilia prenderà probabilmente due o tre seggi) sarebbe determinante.

Immorale evasioni e sprechi

I Comuni, chiamati a votare i bilanci di previsione per l’anno in corso, sono alle prese con tasse, imposte e tributi.

L’imposizione e la riscossione dei tributi costituisce la massima espressione del potere, esercizio di "autorità", di gerarchia sovraordinata, imposta, posta cioè sopra. Mentre in passato l’imposizione trovava la sua fonte nell’autorità del sovrano, nelle moderne democrazie, a partire dalla "Magna Charta" (1200) il principio di autorità viene temperato dalla enunciazione che nessuna tassazione può essere imposta senza (il consenso del)la rappresentanza (dei contribuenti), ovvero "no taxation without representation".

Il conflitto che ha sempre opposto gli obbligati (soggetti all’imposta) agli obbliganti è sfociato spesso in rivolte (ad esempio contro la famigerata ’tassa sul macinato’), quando non addirittura in rivoluzioni (americana e francese le più note). Il tentativo di sottrarre persone e cose all’imposta è storia antica: mirabile è l’esempio dei trulli, riconosciuti "patrimonio dell’umanità", montabili e smontabili con straordinaria rapidità, pare per sottrarre velocemente il cespite alle attenzioni degli esattori del sovrano.

La sopportabilità
Il labile confine della ’sopportabilità’ del pagamento dell’imposta è strettamente connesso alla percezione della visibilità (oltre che utilità) della relativa destinazione. Più si smarrisce il filo che lega il prelievo alla sua destinazione, più cresce l’"allergia" per il tributo e si affievolisce la "legittimazione" di una pubblica istituzione.

Tasse ed imposte
Spesso si rileva una grande confusione semantica circa il significato delle parole, con un uso indistinto di termini quali tasse ed imposte (entrambe ricomprese nei tributi).
Pare utile precisare che, mentre la tassa è richiesta a fronte di servizi di-visibili (si pagano le tasse scolastiche solo a seguito dell’iscrizione ad un corso didattico), l’imposta è richiesta per la erogazione di servizi indivisibili (difesa, giustizia, opere pubbliche, ecc.). Vero è che taluni tributi sono impropriamente presentati come ’tasse’, pur avendo uno spiccato connotato impositivo (esempio: la tassa per la raccolta dei rifiuti solidi urbani non è richiesta in rapporto all’intensità di utilizzo del servizio, ma semplicemente in quanto lo stesso risulti istituito. Stessa cosa dicasi per il canone Rai, dovuto per il possesso di tv, indipendentemente dall’utilizzo reale). In ogni caso i soggetti che pagano i tributi diventano sempre più esigenti. Essi richiedono così che la spesa pubblica diventi più divisibile (quindi meno in-divisibile, perciò meno in-visibile). Infatti, più cresce la in(di)visibilità della spesa, più aumenta l’insopportabilità del sacrificio imposto. Croce e delizia Tasse ed imposte, ovvero i tributi: delizia delle opposizioni, croce dei governi.
Prima (in campagna elettorale) si compete a suon di promesse ed elenchi di interventi (ossia di spese da effettuare). Dopo (una volta vinte le elezioni), cominciano i problemi: chi è chiamato a governare non può sottrarsi dal misurare le risorse effettivamente disponibili, i debiti da pagare, i costi in aumento, i fondi trasferiti in diminuzione. Si pongono allora due questioni cruciali, tra loro strettamente intrecciate: il livello minimo di servizi richiesti ed il reperimento delle risorse per farvi fronte. Bilanci e debito pubblico In Italia negli anni ’80 il debito pubblico ha assunto le proporzioni gigantesche che conosciamo (solo per pagare gli interessi ogni anno si distolgono dalle finalità di sviluppo oltre 70 miliardi di euro, ossia circa 140.000 milamiliardi delle vecchie lire su un deficit di 1596 miliardi di euro a tutto il 2007, il 104% del Pil). La gigantesca voragine del debito pubblico italiano ha conseguenze immediate, dirette e nefaste sul bilancio dello Stato e degli altri enti pubblici (compresa la solidità e veridicità di quello degli enti locali). Infatti, in virtù della continua compressione, i bilanci di molti enti locali si stanno avviando a grandi passi verso una catastrofica implosione, con la conseguente impossibilità di erogare finanche i servizi primari, a fronte della persistenza comunque di spese considerevoli. In una spirale sempre più vorticosa, si tagliano i servizi, ma risulta impossibile sopprimere i bisogni (si trasferiscono semplicemente i costi della relativa soddisfazione su altri soggetti).

Proposte, non slogans
Va con onestà sottolineato che non è certo invidiabile la assai scomoda posizione di quei pubblici amministratori (ministri ed assessori alle finanze) chiamati a "far cassa", provvedendo alla provvista di fondi che i loro colleghi amabilmente spalmeranno poi sui beneficiari (quando non clienti).
Quindi, a fronte di "esigenze di cassa" immediate e non eludibili, non si può comodamente rispondere solo con slogans. L’aumento del gettito dei tributi è operazione complessa, che richiede tempi, equilibrio e ponderazione. Ma soprattutto credibilità.
In un contesto di "federalismo fiscale", con una continua riduzione di risorse trasferite da altri livelli di governo, si può evitare la "implosione di bilancio" solo puntando sulle "risorse proprie". Si pongono così alcuni interrogativi.
Prima questione: con quali criteri e modalità si gestisce il patrimonio pubblico e quale redditività ne ricavano gli enti? Chi utilizza aree e beni pubblici, quale corrispettivo paga rispetto al beneficio indotto da tali ’utilità’? E gli oneri di manutenzione dei beni utilizzati su chi gravano? Come procede poi la riscossione degli introiti dovuti per servizi quali, ad esempio, smaltimento rifiuti e acquedotto? E l’incameramento degli oneri di urbanizzazione?
Gli incrementi di valore indotti da grandi investimenti (spesso assistiti da cospicui contributi pubblici), quali aumenti di tributi hanno determinato nelle casse pubbliche (e quale ricchezza sociale hanno prodotto anche attraverso nuova e stabile occupazione)? Ultimo interrogativo: quali progetti, quali programmi si predispongono ed avviano per il recupero dei crediti vantati dagli enti, senza riguardi per alcuno (ponendo così fine a trasversali "indulgenze" e dannose pratiche di "gestione del consenso" a spese di Pantalone)?

Evasione e sperpero

L’autorevolezza degli amministratori pubblici ad imporre aumenti di tributi può derivare esclusivamente da una chiara esplicitazione di ciò che si è fatto e si intenda fare, per garantire la qualità ed utilità pubblica della spesa. Non pagare i tributi è certamente immorale; ma è altrettanto immorale dilapidare le risorse pubbliche con pratiche clientelari e con atti non finalizzati al benessere collettivo.

Leonardo Rubino

Articolo apparso sul corriere del giorno il 25 marzo 2008

martedì 25 marzo 2008

Carofiglio a Laterza, giovedì 27 marzo

Gianrico Carofiglio (Bari, 30 maggio 1961) è un magistrato e scrittore italiano.

Magistrato dal 1986, ha lavorato come pretore a Prato, pubblico ministero a Foggia e in seguito ha svolto le funzioni di Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Recentemente è stato designato consulente della Commissione bicamerale Antimafia. Ha esordito nella narrativa, dopo parecchie pubblicazioni tecniche e di settore, con Testimone inconsapevole (Sellerio, 2002), romanzo che ha aperto il filone del legal thriller italiano.

Le vicende dell'avvocato Guido Guerrieri hanno portato l'autore a diversi riconoscimenti per il primo romanzo, tra cui la decima edizione del prestigioso Premio del Giovedì "Marisa Rusconi", il premio Rhegium Iulii e il premio Città di Cuneo (tutti riservati alle opere prime) e, infine, il Premio Città di Chiavari.

Nel 2003 esce la seconda opera che ha come protagonista l'avvocato, Ad occhi chiusi (Sellerio, 2003), decretando il successo definitivo dell'autore agli occhi di pubblico e critica. Ad occhi chiusi vince il premio Lido di Camaiore e il prestigioso premio delle Biblioteche di Roma. Nel 2007 viene eletto in Germania, da una giuria di librai e giornalisti: "il miglior noir internazionale dell'anno".

Nel 2004 dai suoi libri vengono tratti due film TV, prodotti dalla Palomar di Carlo Degli Esposti e sceneggiati dall'autore insieme a Domenico Starnone e Francesco Piccolo, con protagonisti Emilio Solfrizzi e Chiara Muti, regia di Alberto Sironi. Il passaggio televisivo di entrambe le vicende era previsto in Italia entro la fine del 2006, ma la loro trasmissione da parte di Mediaset ha avuto una storia travagliata: nel marzo 2007 il regista Sironi in un intervista ha affermato che i due film sarebbero stati "qualitativamente troppo raffinati" per Mediaset, ma alla fine sono stati messi in onda su Canale 5 tra il dicembre 2007 e gennaio 2008.

Vincitore del Premio Bancarella del 2005 con il romanzo Il passato è una terra straniera (Rizzoli, 2004), nel settembre 2006 ha pubblicato un altro romanzo che vede il ritorno, quale protagonista, dell'avvocato Guerrieri: Ragionevoli dubbi (Sellerio).

Il 12 settembre 2007 è stato pubblicato da Rizzoli Cacciatori nelle tenebre, una graphic novel con protagonista l'ispettore Carmelo Tancredi, illustrata dai disegni del fratello dell'autore, Francesco.

Il regista Daniele Vicari ha ultimato le riprese de Il passato è una terra straniera con protagonista Elio Germano, l'uscita nelle sale è prevista per l'autunno 2008.

Con i libri finora pubblicati Carofiglio ha superato i due milioni di copie vendute. Le sue opere sono già uscite o sono in via di pubblicazione in molte lingue: francese, spagnolo, inglese, tedesco, giapponese e, fra le altre, greco, portoghese, turco, russo, polacco, olandese, brasiliano, catalano.

Nel novembre 2007 è uscito il saggio: L'arte del dubbio, riflessione sull'arte del domandare e i suoi rapporti con il concetto di verità.

Il 22 febbraio 2008 viene annunciata la sua candidatura al Parlamento per il Partito Democratico.

Lo sprofondamento

Silvio Berlusconi ha paura dei confronto televisivo con Walter Veltroni.
A parole si dice prontissimo, ma poi manda avanti i suo colonnelli per dire che l`atteso faccia a faccia non si può svolgere per colpa della par condicio.
Così il Pd attacca il Cavaliere sul tema dello scontro davanti alle telecamere.

«Si sta creando un a situazione ridicola e paradossale. - dice per esempio Ermete Realacci - Berlusconi finge disponibilità ad un confronto televisivo con Veltroni per poi dare mandato ai suoi collaboratori di affermare che il confronto è impossibile». Il responsabile Comunicazione del Pd fa notare come il centrodestra chieda ogni giorno «l`abolizione della par condicio, mentre questa viene sistematicamente violata dai tg Mediaset che hanno dedicato a Berlusconi e al Pdl un tempo quasi doppio di quello dato a Veltroni».

Allora, conclude Realacci, posso capire «l`imbarazzo di un Berlusconi ormai all`ennesima replica, ad accettare il confronto. Ma i cittadini italiani hanno il diritto di verificare le effettive proposte e le qualità dei candidati».

Berlusconi però non sembra intenzionato ad andare in tv con il principale sfidante. Si sente in vantaggio, e come nel 2001, - quando evitò lo scontro con Rutelli - difficilmente accetterà una sfida in cui avrebbe tutto da perdere. Un atteggia- mento che provoca le proteste di Goffredo Bettini. Il coordinatore del Pd si chiede infatti se il Cavaliere e i suoi colonelli non stiano inscenando «un gioco delle parti che segnala una vera preoccupazione davanti al confronto». Ma, conclude Bettini, «sottrarsi al confronto è un errore è un danno. Chi sceglie questa strada dovrà renderne conto agli elettori».

Proposte e richieste che il centrodestra giudica frutto della paura che serpeggia nel Pdinvista della sconfitta elettorale. «Il panico nel quale è caduto Bettini non è un buon motivo per convincerci della necessità di un confronto televisivo tra Berlusconi e Veltroni», spiega Francesco Giro.

Il consigliere politico del coordinatore forzista Sandro Bondi aggiunge che Bettini, «ora che vede avvicinarsi la batosta elettorale di aprile vuole a tutti costi inscenare un duello televisivo, o magari anche una rissa, al solo scopo di confondere le acque e racimolare qualche voto o seggio in più al Senato».

Il Pd sembra molto convinto della necessità del duello televisivo.
Lo chiede anche Marco Follini. Il responsabile Informazione del Pd scrive infatti una legge ai direttori dei tg Mediaset per riconoscere «lo scrupolo professionale e lo spirito liberale con cui molti di voi hanno seguito la campagna elettorale in questa prima fase».

Follini apprezza anche la «la disponibilità a trasmettere quel faccia a faccia tra i candidati principali che nelle scorse campagne elettorali, con questa legge, non era mai stato negato». Il responsabile Informazione del Pd ricorda però «il fondamentale carattere di servizio verso il pubblico» che ha Mediaset e invita i direttori delle testate «a correggere la disparità di trattamento a favore del Pdl che la stessa Agcom ha rilevato».

Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, però chiude ancora una volta la porta. Secondo Bonaiuti, «la tribù dei farisei della sinistraha fatto la gita organizzata di Pasquetta in due direzioni opposte».
Un gruppo, dice il collaboratore del Cavaliere si attacca «alla par condicio, ovvero lalegge bavaglio voluta dalla sinistra, per deprecare le violazioni che sarebbero state commesse ovviamente da noi». Un`altra parte, continua Bonaiuti, vuole «il confronto che è la negazione della loro stessa par condicio, nella vana speranza di dare un minimo di ossigeno al loro candidato ormai esangue», Sullo sfondo Enrico Boselli, candidato premier del Partito socialista, ricorda che il confronto deve avvenire fra tutti i contendenti.

«Qualcuno obietta che ci sono troppi candidati - dice Boselli - Ma se è per questo abbiamo anche tante televisioni. C`è solo l`imbarazzo della scelta. L`importante è fare i confronti tra tutti i candidati».

Silvio Buzzanca - La Repubblica

Spirito di servizio

Chi l’ha detto che politica e società debbano esser lontani. Nel viaggio che sto compiendo in giro per l’Italia avverto il bisogno di realizzare una sintonia nuova tra il Paese e la politica. Una sintonia che chiede alla politica la ricerca di una sobrietà, di uno spirito di servizio.

Da qui anche la necessità della riduzione reale dei costi della politica che appaiono spesso come frutto di privilegi ingiustificati. È un tema vero, che è dentro il Dna del Partito democratico: noi abbiamo sempre parlato della necessità di una profonda riforma della politica che accompagni quella delle istituzioni.

Io parto da una semplice constatazione: abbiamo la possibilità e la necessità di riportare molti di questi costi sotto controllo. Come? Ad esempio riducendo drasticamente il numero dei parlamentari che possono esser sostanzialmente dimezzati.

La nostra proposta di riforma istituzionale parte dall’esigenza di dare efficienza e rapidità ai lavori dei legislatori, ma ha come effetto per nulla secondario anche quello di toccare costi che appaiono alla grande maggioranza dei cittadini come eccessivi. Così passando ad una Camera di 470 deputati e ad un Senato di 100 membri scendono i costi diretti e indiretti. Lo stesso vale per il dimagrimento secco del governo che ­ grazie ad una legge già approvata dal centrosinistra ­ dovrà essere composto da 12 ministri e da un numero totale che non supera le 60 persone.

A tutto questo ­ ho sostenuto nel mio contestatissimo intervento ­ va aggiunto anche un elemento “personale”: gli stipendi dei parlamentari italiani sono tra i più alti d’Europa, mentre salari e pensioni sono tra i più bassi del continente. Un equilibrio nuovo va trovato, così come il trattamento pensionistico dei parlamentari deve uniformarsi a quello di tutti i cittadini, passando dal sistema retributivo a quello contributivo. Potrei anche aggiungere il fatto che la limitazione del numero dei gruppi parlamentari (abbiamo proposto di modificare i regolamenti per impedire la frammentazione assurda cui si era arrivati in queste legislature) è un altro utile contributo a risparmiare.

A sentire i commenti di qualcuno staremmo parlando di piccole cose. Credo che non sia così. Anche se le misure di cui ho parlato sinora sono solo l’inizio. Esse contengono un messaggio politico rilevante che non è il cedimento all’antipolitica ma al contrario la prova che la Politica (stavolta con la P maiuscola) ha la capacità di riformarsi e di rispondere con autorevolezza alle domande dei cittadini.

Certo, poi ci sono altri capitoli su cui intervenire, come ad esempio certe norme sui rimborsi elettorali che sembrano scritte apposta per favorire i micro-partiti e che rischiano persino di essere all'origine di tanta frammentazione. Ma credo che esista un legame più radicale tra il tema dell’efficienza della politica e i suoi costi.

Nel programma che abbiamo presentato candidandoci alla guida del Paese abbiamo parlato di una “democrazia che decide”. È qui una delle grandi insidie e dei nodi profondi che riguardano la nostra democrazia perché è nella indeterminatezza delle responsabilità, nella farraginosità dei passaggi politico-amministrativi che si nasconde l’inefficienza.

La semplificazione è una delle chiavi per affrontare il problema. E semplificare significa anche eliminare uffici e strutture che pesano e costano e che insieme determinano inefficienza. Perché non eliminare quelle comunità montane a livello del mare? E che senso ha mantenere le provincie nelle aree metropolitane con una duplicazione di ruoli e di costi? Sono cose che vogliamo fare subito.

Ma credo ci sia anche un capitolo più largo che riguarda complessivamente il ruolo della politica rispetto alla cosa pubblica. Penso ad esempio alle società pubbliche dove vanno tagliati drasticamente i componenti degli organismi societari (e qui forse sarebbero da tagliare anche i gettoni di presenza), penso alla moltiplicazione sul territorio di organismi legati alla gestione dei servizi pubblici da semplificare e diminuire complessivamente.

Mettere insieme un pacchetto complessivo di misure come quelle che ho sinora sommariamente descritto significa produrre un risparmio percepibile che può essere trasformato invece in servizi migliori con un doppio effetto positivo: i cittadini vedrebbero con chiarezza lo sforzo della politica per eliminare eccessi, privilegi e sprechi e avrebbero in cambio qualcosa di immediatamente utile.

Una cosa deve essere certa per tutti: se vince il Pd il taglio ai costi della politica ci sarà davvero. Se vince la destra siamo avvertiti: al di là delle speculazioni politiche non farà nulla.
Walter Veltroni

giovedì 20 marzo 2008

L’assessore Laterza cambia partito ma non gli equilibri in Consiglio. Lascia l’Udc per il Pdl: elogio del voto utile

Dall’Udc al Partito delle libertà. Antonio Laterza, assessore comunale alla Pubblica Istruzione ha abbandonato l’Unione di Centro di Casini per collocarsi nel neonato schieramento di Berlusconi per le prossime elezioni politiche. Due le ragioni della scelta: rappresentare gli elettori che non condividono le scelte nazionali del partito e contribuire con il "voto utile" alla causa comune del centrodestra. Come l’assessore ha spiegato al segretario cittadino dell’Udc, Angelo Minei, e al commissario straordinario dell’Udc tarantina, Antonio Scalera.
Innanzitutto: "Visto l’attuale scenario politico, in cui le scelte personali prese dai dirigenti politici del partito dell’Udc non sono condivise da molti elettori che ne fanno parte e in particolare dagli elettori da me orgogliosamente rappresentati".
In secondo luogo: "Credendo che oggi più che mai si ravvede la necessità di contribuire anche con un voto utile alla rinascita di un paese che necessita radicali cambiamenti, a partire dalla classe dirigente, che con la scusa di rappresentare idee e valori di una piccola parte del popolo creano una disgregazione di progetti di risanamento e sviluppo, al sol fine di ritagliarsi spazi di potere".
Il frutto di questo ragionamento è l’adesione al progetto politico del partito delle libertà, "condividendo a pieno le scelte fatte da molti esponenti politici nazionali, - precisa Laterza - in particolare dall’ex ministro Giovanardi".
Soddisfazione per la scelta di Laterza ha espresso il primo cittadino, Giuseppe Cristella, che così ha commentato: "Questa scelta è la prova di un saldo rapporto politico - amministrativo e di amicizia; perseguiamo gli stessi obiettivi e condividiamo l’appello al voto utile per non disperdere i consensi elettorali, in vista di una semplificazione della politica".
Si modifica così di poco la geografia del Consiglio comunale in area centrodestra: rimangono due i consiglieri in quota Udc, Frigiola e Leone, due quelli della Lista Cristella, Catucci e Perrone. Tutti gli altri (dieci, compreso il sindaco), in quanto appartenenti a Forza Italia e Alleanza Nazionale, sono confluiti nel Partito delle libertà.
» Fonte: Corriere del Giorno
» Autore: Anna Lisa Carrera

mercoledì 19 marzo 2008

COSTI POLITICA: VELTRONI, HO SUSCITATO REAZIONI NERVOSE

Le dichiarazioni del candidato premier del Pd, Walter Veltroni, che ha avanzato la necessita' di diminuire gli stipendi dei parlamentari, "ha suscitato reazioni nervose". Veltroni, durante un comizio elettorale a Pavia, e' tornato a ribadire la necessita' di "dimezzare il numero dei parlamentari" e abbassare i loro stipendi. Occorre fare cio' che ho detto - ha aggiunto - che ha suscitato reazioni nervose. Ma lo ribadisco. E per alcuni si e' rivelata come una martellata sulla fronte. Ma in un Paese che vive in grande difficolta' dobbiamo dare un segnale. Gli stipendi dei parlamentari devono essere portati alla media di quelli europei. Nulla di meno, pero' occorre un segnale". Secondo Veltroni, occorre rendere "tutto piu' sobrio", in questo modo arriveranno a fare politica coloro che "davvero sono animati da passione, da idee e non da altro. Il Paese scelga una via nuova".

Da L'espresso on line - 19 Marzo 2008

martedì 18 marzo 2008

Il Governo Prodi e l'evasione fiscale



Riportiamo qui di seguito una breve nota sui risultati della lotta all'evasione fiscale che è tratta dalla sintesi del rapporto che il Ministero dell'Economia ha trasmesso alle Camere

Risultati complessivi
•Tra il 2006 ed il 2007 sono stati recuperati al fisco circa 23 miliardi di euro di maggiori entrate precedentemente non pagate.
•Questo risultato è in buona parte legato ad un miglioramento della taxcompliance dei cittadini. Allo stesso tempo le entrate da ruoli e riscossioni coattive sono aumentate di oltre il 20 percento. In pratica, sembra essersi messo in moto un rilevante processo di emersione di base imponibile e gettito.
•Questi risultati sono per il momento acquisiti, ma l’esperienza passata insegna che potranno essere duraturi solo con costante impegno di indirizzo politico e di azione amministrativa e legislativa.

Il 2006
•Sia le entrate tributarie della PA (+10 per cento) e sia le entrate tributarie lorde dello Stato (+9,9 per cento) sono cresciute nel 2006 ad un tasso superiore alla variazione annuale del PIL nominale e dei consumi interni che sono cresciuti rispettivamente del 3,7 percento del 4,2 percento.
•L’aumento nel tasso di crescita delle entrate è solo in minima parte influenzato dagli introiti dei provvedimenti una-tantum decisi dal governo precedente (principalmente imposte sostitutive quali l’imposta sulla rivalutazione dei beni d’impresa e l’imposta sul valore dei terreni edificabili), al netto dei quali il tasso di crescita delle entrate erariali è stato di circa l’8,8 per cento, ben al di là anche della crescita relativa all’andamento dell’economia.
•A fine anno, le maggiori entrate del bilancio dello stato rispetto l’anno precedente ammontavano a circa €35,8 miliardi




sabato 15 marzo 2008

Stategie vincenti? un commento con una visuale diversa

E’ vero: Berlusconi è abituato al richiamo della foresta. E’ avvezzo a vilipendiare la concezione classica della politica, a saltare l’aspetto razionale della discussione politica, a pizzicare continuamente le corde emotive della gente attraverso prefigurazioni di sogni, agitazione di paure e spauracchi, attraverso l’ammicante boutade. E’ una strategia che, in un paese con scarso senso civico come l’Italia, paga. Nel nostro Paese forte è la presa emotiva del discorso politico, la razionalità e criticità del cittadino di habermasiana memoria,svilita. Possiamo dire che in Italia, più che altrove, il disincatato Shumpeter batte largamente l’idealista Habermas. Berlusconi ne è consapevole(magari non nei termini di dottrine politiche) e perciò imposta la quasi totalità dei suoi discorsi sul lato emotivo. Quanto siano deboli le argomentazioni razionali per sconfiggere Berlusconi, è evidente. Non sono serviti per allontanarlo dalla vita politica del Paese, il passato piduista, l’amicizia con Craxi, i processi che hanno colpito lui, i suoi cari e i suoi accoliti, il solare conflitto d’interessi, cinque anni di cattivo governo (la terapia montanelliana). Berlusconi è dotato di un sistema immunitario fortissimo contro gli attachi di virus nemici. Secondo il mio modesto punto di vista, ha sbagliato il centro-sinistra(dal Pd a Sa passando per il Ps) ad attaccarlo in maniera così virulenta per la battuta sulle precarie. Il Cavaliere impavido ha saputo far di peggio due anni fa, dando dei coglioni agli elettori che avevano intenzione di votare centro-sinistra, ed è passato impunito. Figuriamoci ora. C’è stata ingenuità nell’attaccarlo. In un tg amico, diretto dall’aennino Mazza, è ovvio che Berlusconi avrebbe fatto, come quasi in ogni sua comparsa televisiva, il bello e cattivo tempo. Davvero non si poteva immagianare che la ragazza invitata da Mazza fosse gradita anche a Berlusconi? Perla Pavoncello, studentessa in scienze della comunicazione (mi chiedo: avrà sostenuto l’esame di diritto dell’informazione e della comunicazione?) ha dichiarato, il giorno dopo la trasmissione, di aver stima di Berlusconi e che forse lo voterà. Oggi addirittura è data come la probabile candidata precaria del centro-destra alle amministrative romane. Berlusconi può così ergersi anche lui a paladino dei precari. La trappola ha funzionato, gli avversari ci sono caduti. A nulla serviranno le accuse che ora verrano lanciate contro Mazza, reo di aver inivitato ospiti graditi a Berlusconi. La gente non capirebbe. Ma spero di sbagliarmi…

Troppo traffico, salta la condotta

Un giorno senz'acqua, quello di mercoledi scorso, a Laterza: lavori fino a tarda notte per tecnici e operatori chiamati a mettere riparo alla grave interruzione della rete idrica nel tratto centrale della trafficatissima via Roma. La rottura della "vetusta" (ha più di cinquant'anni) condotta in cemento armato che da Laterza porta acqua alla vicina Ginosa, e la conseguente fuoriuscita di acqua per tutta la notte fra martedì e mercoledì, hanno infatti provocato il cedimento del terreno circostante, a sua volta causa della rottura della condotta in ghisa, all'altra affiancata, che distribuisce acqua a tutto l'abitato laertino. Tempestivo l'intervento dell'Acquedotto pugliese: sul posto, sin dalle prime luci del giorno, il geometra Pietro Catucci dell'Aqp e il geometra Pasquale Gilfone per l'impresa D'Agostino, ditta di fiducia dell'ente.
"E' successo tra la notte e l'alba, momento in cui il prelievo è minimo e la pressione alta: ci siamo subito resi conto della gravità della situazione, che comunque ritenevamo di poter risolvere in tempi relativamente brevi" dice alla Gazzetta a lavori ancora in corso, quando è già buio da un bel pezzo, il geometra Catucci. Poi, l'imprevisto: "La rottura della seconda condotta si è manifestata soltanto in un secondo momento, dopo aver ripulito per intero il tratto interessato: purtroppo - aggiunge il tecnico dell'Aqp - è stato questo contrattempo a complicare di parecchio le cose e a causare il disagio maggiore".
Mentre, infatti, le conseguenze del guasto alla condotta più "antica", quella in cemento, che prosegue verso Ginosa erano lì in parte "stemperate" dalla doppia rete cittadina (Ginosa è servita anche dal Pertusillo), il cedimento "indotto" della tubazione in ghisa (trent'anni di vita) ha lasciato praticamente a secco, fino a sera, l'intera popolazione laertina. "Molte le chiamate in municipio per tutta la mattinata" fa sapere, sul posto, il geometra Giuseppe Tucci dell'Ufficio tecnico comunale.
E non pochi i problemi (anche per le scuole cittadine). "Abbiamo dovuto cambiare i programmi in corsa, dando priorità alla riparazione della condotta urbana" aggiungono, integrandosi a vicenda, i geometri Catucci e Gilfone.
Ma intanto "era già tardi per fare intervenire le autobotti" spiega il tecnico dell'Aqp. Anche per la rapidità di esecuzione messa in atto, c'è da dire, dagli operai della D'Agostino Costruzioni: l'erogazione dell'acqua in città è stata ripristinata intorno alle ore 19. Fino a tarda notte, invece, la seconda parte dell'intervento: solo nel pomeriggio di ieri il ripristino dello stato dei luoghi.
"Le cause? L'intensità del traffico e il passaggio dei mezzi pesanti" motiva il geometra Catucci.
I segni "ondulati" sul fondo stradale ci sono tutti.

Autore: Francesco Romano
Fonte: Gazzetta del mezzogiorno

venerdì 14 marzo 2008

il Pd presenta i candidati a Taranto

La gestione della partita relativa alle candidature è un nervo scoperto e Donato Pentassuglia, segretario provinciale del Partito democratico, non ne fa mistero. L’auspicio era quello di poter contare almeno su candidature forti, sicure dell’elezione perchè sistemate in buone posizioni all’interno delle lista in modo da rappresentare in maniera adeguata il territorio tarantino.

Ma a Roma le cose non sono andate per il verso giusto anche se, alla fine, il Pd ionico può aspirare ad eleggerne comunque due di tutto rilievo e contare su altri sei candidati che tutto pensano tranne che sentirsi border line. E la squadra Donato Pentassuglia l’ha presentata ieri mattina, nela Salone degli Stemmi della Provincia, insieme al segretario cittadino Teresa Chiatante e al vicesegretario regionale Michele Mazzarano.

Alla Camera il Pd presenta, dunque, l’unico uscente, Ludovico Vico, e i debuttanti Rosanna Tinella, Chiaramaria Anastasia, Dilva De Simei, Romano Del Gaudio e Luigi Conte. Al Senato, invece, Taranto sarà rappresentata da Anna Cammalleri e Lino De Guido. Ma se Vico può già considerarsi a Montecitorio e il provveditore Cammalleri con mezzo piede al Senato, guai a dire agli altri sei che sono lì soltanto per far numero perché la determinazione è tale che l’impegno non verrà meno perchè a vincere deve essere il cambiamento che si incarna nel Partito democratico.

Quel cambiamento che è già in atto, ha fatto notare Pentassuglia, «col patto generazionale che abbiamo saputo stringere tra novità (basti pensare, ad esempio, che Rosanna Tinella ha appena 26 anni, ndr) ed esperienza». Un patto generazionale che riguarderà anche la costruzione dell’esecutivo che a breve dovrà affiancare il segretario Pentassuglia. «Insieme a Teresa Chiatante, al vicesegretario Luciano Santoro e al coordinatore della costituente del Ps, Ennio Pascarella, abbiamo già avviato incontri con i circoli del partito proprio per tentare di costruire un esecutivo che tenga dentro tutte le componenti». insomma, ha ribadito Pentassuglia, il Pd «non è un progetto pro elezioni» ma è un partito, ha aggiunto il vicesegretario regionale Mazzarano, che «ha scelto la strada della libertà più che della solitudine» e che rappresenterà «l’unica vera opzione meridionalista. Non solo perchè il Pdl, lasciando l’Udc e facendo l’accordo con la Lega, diventa nordista ma anche perchè - ha spiegato sempre Mazzarano - il punto forte di Veltroni è stato, fino in fondo, la vocazione maggioritaria che è l’unica che lascia margini per un confronto più aperto e libero per il rilancio del territorio affrontando i nodi con la responsabilità dei progetti». Libertà dagli alleati storici che si traduce in uno smarcamento «dall’ambientalismo ideologico» che ha fatto «da freno, come nel caso dei dragaggi di fatto bloccati da Pecoraro Scanio, allo sviluppo della nostra realtà».

Per cui il Pd corre da solo, ma non in solitudine, «per poter dire chiaramente cosa è più strategico tra il rigassificatore e il raddoppio dell’Eni» e per offrire risposte «all’opzione deteriore che si sta offrendo a questa città e che risponde ad una logica leghista e separatista con la candidatura di Mario Cito nel Movimento per le autonomie».

Poi l’invito a comparare le liste del Pd con quelle del Pdl in modo da potersi accorgere «che quelle del Partito democratico sono in continuità con il messaggio di cambiamento e di innovazione della politica», ha concluso Mazzarano, senza tralasciare il fatto che le candidature tarantine, ha invece fatto notare Teresa Chiatante, «vedono in campo quattro donne» in linea con il programma del Pd che «con l’impegno delle donne» punta «ad intercettare il mondo delle donne in modo da presentare loro la politica di parità tra i due sessi in campo lavorativo e offrire alle donne gli strumenti idonei ad inserirsi senza preoccupazioni nel mondo del lavoro».

A dopo le elezioni è rinviata l’operazione riunificazione del centrosinistra al Comune di Taranto anche perchè c’è da capire bene quelle che sono le reali intenzioni del sindaco Stefàno.

Pierpaolo D’Auria

Corriere del Giorno

Forum Giovani del Pd in Puglia

E’ stato un successo di partecipazione il primo forum giovanile del Pd Puglia. Questo pomeriggio sono giunti a Bari ragazze e ragazzi, dai 16 ai 30 anni, provenienti da tutte le province pugliesi, per dare il via al primo di una serie di incontri fondamentali per la vita stessa del partito. La futura classe dirigente ha affrontato con il Segretario regionale del Pd, Michele Emiliano, temi riguardanti la scuola, l’università, l’ambiente, la partecipazione nelle scelte politiche, il lavoro, il precariato. “Sono contento di questo primo incontro con voi”, ha detto Emiliano, “perchè stasera abbiamo cominciato a dare ossigeno al nostro desiderio di confrontarci e stringere legami. Ma il percorso è solo all’inizio, adesso bisogna organizzare il lavoro, cominciare ad entrare nel vivo delle questioni, studiarle, approfondirle, e creare l’approccio scientifico alla politica”.

In tre ore di domande e riflessioni i ragazzi hanno chiesto di poter svolgere un ruolo attivo nella politica del Pd, replicando i forum in ogni comune della regione e costituendo il movimento giovanile del Partito Democratico. Per Emiliano, che ha accolto positivamente le loro proposte, è anche importante che si riannodi il filo con il mondo dell’univesità e della scuola. “Il nostro Paese”, ha affermato il segretario regionale, “si potrà rialzare solo con l’irruzione della democrazia nella formazione e della meritocrazia. Bisogna costruire consenso, cominciando a rappresentare i bisogni, i sentimenti e i sogni dei ragazzi, dimostrando di saper offrire servizi di sostegno a chi è disorientato e bisogna ripartendo proprio dalla scuola e dall’univesità”.

Il richiamo della foresta

Sarà la convinzione d'avere il sole della vittoria in tasca. Saranno l'età e i chilometri: alla quinta campagna elettorale il repertorio fatalmente si avvizzisce. Sarà che Berlusconi è sempre stato così, ma insomma il livello di gaffes ciniche e volgari assemblato dal Cavaliere in due settimane di campagna elettorale sembra eccessivo perfino agli amanti del genere.

Persi i grandi alibi del sogno e dell'anticomunismo, a Berlusconi sono rimaste soltanto le barzellette. L'intera sua campagna assomiglia a una barzelletta, del genere greve. L'altra sera al Tg2, a una ragazza precaria che gli poneva un problema serio ("Come si può metter su una famiglia con 600 euro al mese?") il candidato premier del centrodestra ha consigliato di sposare Berlusconi junior o "un tipo del genere", un figlio di miliardario. Di fronte al gelo dello studio, il grande comunicatore ha poi improvvisato una risposta seria delle sue, cioè lievemente meno cialtrona.
Non si era ancora spenta l'eco della candidatura di Ciarrapico, giustificata da Berlusconi più o meno così: d'accordo, è un fascista ma possiede giornali "che servono". Il verbo è da intendersi in senso largo. Il passaggio logico in cui il primo editore d'Italia dava per scontato che i giornalisti siano servi dei loro padroni è sfuggito alla già rinomata categoria. Ma in molti pagheremmo una cifra, come si dice a Milano, per vedere Berlusconi ripetere il concetto ai leader del partito popolare europeo, che ieri hanno chiarito di non essere disposti ad accogliere nostalgici di Mussolini.
Poco prima il Cavaliere, per tener fede ai propositi di fair play elettorale, s'era messo a stracciare in pubblico il programma del Pd. La campagna era cominciata peraltro con una solenne presa per i fondelli dei suoi elettori, intorno alla vicenda della candidatura di Clemente Mastella. Berlusconi aveva ammesso di aver offerto la candidatura a Mastella, ai tempi in cui questi era ancora nel centrosinistra, ma d'aver poi deciso di non onorare la promessa, "perché secondo i sondaggi, ci farebbe perdere dall'otto al dieci per cento". Anche qui è passato inosservato il passaggio logico per cui un quarto degli elettori del Pdl sarebbero tanto imbecilli da non distinguere fra un gesto politico convinto, magari dettato da scrupoli etici, e una trovata opportunistica.
Nella democrazia americana, che Berlusconi cita da una vita a modello, una qualsiasi di queste gaffes, per usare un eufemismo, avrebbe comportato l'immediata fine della carriera politica. In Italia, per fortuna sua ma non nostra, offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l'intelligenza dei propri elettori, non è considerato grave. Neppure o soprattutto dagli interessati. E' possibile, anzi probabile, che Berlusconi non abbia perso un solo voto dei suoi, né di donne, né di giornalisti, né fra i molti antipatizzanti dell'ex Guardasigilli. Ci sono ben altri problemi, come ripete il Cavaliere. Per esempio la questione della spazzatura a Napoli, per la quale lui stesso non ha fatto nulla nei sette anni di governo.
Il tratto più sorprendente è come Berlusconi, ormai il più anziano leader in attività d'Italia e fra i più anziani del mondo, in tanti anni non abbia raggiunto un grado minimo di dimestichezza con il linguaggio democratico. Il linguaggio che accomuna in Europa e in Nord America tutti i capi di partito, conservatori o progressisti, con sporadiche eccezioni populiste, fenomeni in genere di breve durata o di limitato consenso.
Il richiamo della foresta in lui è sempre più forte di tutto, perfino in una campagna elettorale nata all'insegna della moderazione e, in teoria almeno, vinta in partenza dal centrodestra. Al cinismo berlusconiano il Paese è mitridatizzato da anni. Non manca chi lo considera, fra seguaci e avversari, con divertimento. Si accettano già scommesse sulle barzellette e le battute che il capo potrà sfornare quando incontrerà da premier il primo presidente donna o il primo presidente nero degli Stati Uniti. Tanto, ci saranno sempre "ben altri problemi". Ma se non si riesce a cambiare nemmeno la forma, figurarsi la sostanza.

di Curzio Maltese
(14 marzo 2008)