giovedì 19 giugno 2008

La Sanità del versante occidentale

La Sanità del versante occidentale secondo il direttore generale Domenico Colasanto. Il massimo dirigente dell’Asl Ta1, raccolti gli echi del Consiglio monotematico di Laterza, replica con una lunga nota, partendo da un punto di vista: «Non esiste assolutamente nessuna dequalificazione dei servizi ospedalieri nel territorio del Comprensorio Occidentale». «L’articolo apparso sulla stampa locale riferito al Consiglio monotematico suiservizi sanitari celebratosi a Laterza necessita - spiega Colasanto - di alcune precisazioni da parte di questa direzione generale, con l’obiettivo di fornire ai cittadini “messaggi positivi” e non il “catastrofismo” delle polemiche di parte. Avevo già comunicato al presidente del Consiglio comunale di Laterza la impossibilità a partecipare perché impegnato in un workshop organizzato dalla Anaao-Assomed fuori Regione e, poi, perché convinto che la Direzione Generale non debba farsi coinvolgere in percorsi politici ».
Prima la precisazione sulla sua assenza e poi l’affondo, nel merito delle diverse posizioni espresse dai sindaci e politici. «Sono oggettivamente fuori luogo - afferma - le dichiarazioni di una presunta pesante dequalificazione dei servizi ospedalieri nel territorio del Comprensorio Occidentale, che gli stessi siano in uno stato di degrado e di rassegnazione, completamente abbandonati a se stessi, come affermato dal sindaco di Laterza». «Al consigliere Lospinuso, a cui mi lega una vecchia amicizia, vorrei ricordare che l’Ospedale di Castellaneta fu “inaugurato” negli anni scorsi, pur sapendo che la radiologia non poteva “ospitare” le grandi macchine(TAC e RMN) e che i locali delle cucine non erano completati. Di conseguenza, almeno, la politica dell’epoca doveva sapere che i pazienti ricoverati dovevano essere trasportati presso il vecchio ospedale, creando un notevole disservizio per effettuare gli esami. Devo ricordare che la TAC e RMN sono attrezzature datate che necessitano di essere sostituite.È un degrado, un abbandono e una dequalificazione che vengono da “molto lontano”; così come da molto lontano viene la questione di una generale mancanza di programmazione della sostituzione dell’intero parco tecnologico e radiologico dell’Azienda». Colasanto, però, oltre a ricostruire i “particolari” delle scelte sanitarie precedenti, offre anche materia concreta per il dibattito sulla Sanità che verrà. E lo fa specificando i suoi progetti per i tre ospedali del polo occidentale:
«Questa Direzione Generale - spiega - per lo specifico degli Ospedali del Comprensorio Occidentale ha definito un piano complessivo di interventi. Per Castellaneta la sistemazione della “immensa hall” (esagerata!), ricavandone uffici amministrativi onde poter mettere a disposizione della U.O. Oncologia Medica ulteriori
nuovi spazi; acquisto di una nuova TAC ed una nuova RMN (era stato previsto di smontare la vecchia per rimontarla; operazione inutile e costosa); completamento dei lavori della radiologia e della cucina; completamento dei lavori di ristrutturazione
del vecchio ospedale con una richiesta di ulteriori fondi alla Regione per riconvertirlo in Distretto
Socio-Sanitario; selezioni concorsuali per la nomina dei Direttori di Struttura Complessa da tempo (!) vacanti; definizione di un modello di tipologia funzionale del P.O. nell’ambito del prossimo Piano della Salute». Per Mottola, Colasanto ha in programma «la riconversione del Presidio Ospedaliero da ospedale per acuti ad ospedale per riabilitazione non è stata accompagnata dalla definizione della dotazione organica dedicata alle problematiche riabilitative, per cui non è possibile in maniera sistematica, se non con provvedimenti “tampone” l’intera riconversione. Nel frattempo la Direzione Generale sta cercando, comunque, di potenziare le attuali funzioni riabilitative localizzate a Mottola e riferite essenzialmente a riabilitazione ortopedica post-traumatica ».
Infine, l’ospedale di Massafra, per il quale - continua il direttore generale - è previsto «l’acquisto di una nuova TAC per sostituire quella attuale che è, peraltro, l’unica funzionante nel Comprensorio Occidentale; procedono i lavori di messa a norma in attesa di conoscere la destinazione del PresidioOccidentale nel Piano della Salute». «Credo - puntualizza ancora Colasanto - vada ricordata l’attenzione dell’Azienda nei confronti di questo territorio proprio citando la questione della postazione del 118 presso il Comune di Laterza: il Piano del responsabile del 118 lo prevedeva, ma la Direzione Generale dell’epoca e le strutture tecniche dell’Assessorato Regionale alle Politiche della Salute la “cassarono”. Questa Direzione Generale, sentito il presidente della Giunta Regionale ha riconosciuto l’opportunità per la complessità geografica del territorio del Comune di Laterza della postazione medicalizzata e avviato le procedure per l’assunzione dei medici. Sempre in questo territorio mi piacerebbe conoscere dal sindaco di Ginosa se l’Azienda non ha dimostrato attenzione nei confronti delle problematiche sanitarie e socio-assistenziali del territorio». Una lunga disamina e l’affondo finale: «Bisogna trovare il coraggio - chiosa Colasanto - di riconoscere che i ritardi, le provvisorietà, le inadempienze, le carenzedi programmazione vengono da molto lontano: la Direzione Generale accetta le critiche puntuali agli strumenti operativi attivati, ma respinge con decisa fermezza le generiche accuse frutto solo di una sterile polemicapolitica in un gioco delle parti nel quale vittime sono i cittadini che non ricevono informazioni adeguate, finendo così per favorire la mobilità passiva».

INNOVAZIONE E FURBIZIA

La manovra economica del governo Berlusconi è il manifesto politico del nuovo "tremontismo". Un impasto di misure che riflettono finezze culturali emergenti e furbizie tecniche evidenti. Un pacchetto di norme che oscillano tra il populismo liberale e il dirigismo compassionevole. Il "metodo" introdotto dal ministro dell'Economia è senz'altro innovativo. Un piano triennale che quantifica in 34,8 miliardi gli interventi di risanamento e concentra le manovre successive in due soli provvedimenti è, di fatto, una riforma implicita della sessione di bilancio: bypassa la mediazione del "Parlamento che emenda" e riafferma il primato del "governo che decide". È, in sostanza, la prosecuzione con mezzi economici della "militarizzazione della politica" descritta da Giuseppe D'Avanzo nei campi della giustizia e della sicurezza. Certo, con un Consiglio dei ministri volutamente costruito come un consiglio d'amministrazione è più facile approvare un "gosplan" di 100 articoli in nove minuti e mezzo. E presentando agli italiani solo la "copertina" con i titoli del decreto e del disegno di legge collegato, rinviando ai prossimi giorni la suddivisione delle singole voci tra l'uno e l'altro e i dettagli fondamentali per capirne davvero i costi e i benefici per i cittadini, è più facile propagandare la propria "merce". Nelle prossime ore ogni sorpresa (verosimilmente più negativa che positiva) è ancora possibile. Ma intanto prendiamo il buono che c'è in questo metodo. Primo, la quantità del risanamento: la riconferma del pareggio del bilancio al 2011 come "impegno solenne assunto con la Ue dalla Repubblica italiana" non era affatto scontata, vista anche l'esperienza nefasta della legislatura berlusconiana 2001/2006.
Secondo, la qualità dei vincoli di bilancio: la fissazione preventiva delle spese da tagliare nel triennio, varata in un'unica soluzione, può contribuire a spezzare il circuito (a volte vizioso, quasi sempre paralizzante per l'attività legislativa) dell'iter procedurale Dpef-Legge Finanziaria-Relazione unificata, e può ridurre al minimo il rituale (a volte indecoroso, quasi sempre penalizzante per i saldi finali) dell'assalto alla diligenza nelle aule parlamentari. Il "merito" del pacchetto assemblato da Tremonti non è disprezzabile, anche se contiene qualche contraddizione e molte incognite. Ci sono rilanci coraggiosi, come la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Ma anche rinunce colpevoli, come il rinvio della soppressione delle province e delle comunità montane. In linea con il suo fortunato libro "La paura e la speranza", il piano ha un'esplicita impronta "di sinistra" neo-obamiana, ma anche un'implicita componente di demagogia vetero-democristiana. Il caposaldo noto della manovra sta nella confermata Robin Hood Tax, con la quale - come ha scritto il Foglio - si punta "a ottenere un po' di gettito e molto consenso su petrolieri, assicurazioni e banche". La novità sta nel fatto che i proventi della mini-stangata sul greggio e sulla finanza andranno ad alimentare un Fondo per i pensionati al minimo, che con una carta prepagata potranno versare bollette su utenze domestiche ridotte e comprare beni alimentari nei supermarket con lo sconto. È una trovata "popolare", quasi oltre i limiti del pauperismo, che tradisce persino un eccesso di venatura ideologica. Intanto fa un certo effetto sentire un premier e un ministro di destra che parlano di "extra-profitti": per liberisti che si fregiano di conoscere la scuola di Chicago quella formula lessicale dovrebbe essere quasi una contraddizione in termini. E poi non ci si salva l'anima liberale citando i precedenti anglo-americani come la "Eccessive profit Act" del 1863: per il Tremonti post-mercatista di oggi, quasi come per le guardie rosse di Rifondazione della prima Finanziaria di Prodi, "anche i petrolieri e i banchieri piangano". Detto questo, la norma ha un suo indubbio appeal, proprio perché collegata a una "Carta per i poveri" che ricorda, in forme più moderne, la vecchia "tessera del pane": sarà molto difficile combatterla, per l'opposizione e per il sindacato. Se c'era da colpire da qualche parte, meglio farlo dove ci sono risorse, piuttosto che bastonare il solito ceto medio. E se qualche scelta analoga a vantaggio dei redditi più bassi l'avesse fatta anche l'Unione, magari anche solo per importi simbolici, forse avrebbe limitato la "Walterloo" del 13 aprile. Ma in questa tremontiana virtù apparente si nasconde anche un doppio vizio nascosto. Un vizio tecnico: come hanno rilevato Tito Boeri e poi Marzio Galeotti sul sito lavoce. info, tassare gli extraprofitti dei petrolieri, in Italia, significa colpire soprattutto l'Eni, che è l'unico vero produttore di greggio e con 6,6 miliardi di utili nel 2007 stacca per lo Stato una cedola da 1,6 miliardi. L'aggravio di tassazione rischia di tradursi in una banale partita di giro: il Tesoro si prende in imposte quello che l'Ente guidato da Paolo Scaroni gli versava in dividendi. Un vizio politico: senza prevedere sanzioni, è fatale che gli aggravi fiscali ai danni degli altri petrolieri (raffinatori e distributori, come Saras o Erg) saranno compensati con rincari del carburante alla pompa a danno dei consumatori. E questa, alla fine, diventa un'altra partita di giro: quello che Robin Hood dà ai poveri con la tassa sugli extra-profitti i ricchi se lo riprendono aumentandogli il prezzo dei rifornimenti. "L'aumento delle tasse non rientra nella nostra filosofia politica", ribadisce il ministro dell'Economia. E questo, dopo la massiccia tosatura della pecora di Palme in questi anni è senz'altro un bene. Ma anche qui si nasconde un'incognita, forse la più grande di questa manovra. È vero che non mette le mani nelle tasche degli italiani, e contiene un ricorso massiccio e doveroso ai tagli di spesa. Ma ancora una volta le vittime predestinate sono le regioni e gli enti locali, che stavolta non potranno inasprire le imposte e le addizionali. Salvo sorprese delle prossime ore, è inevitabile che scattino tagli altrettanto massicci ai servizi e al welfare locale. Non solo: a sentire l'allarme dei sindaci, e persino quello del governatore della ricca Lombardia, avamposto padano del futuro federalismo fiscale, rischiano di tornare alla ribalta persino i ticket sanitari da 10 euro sulle prestazioni specialistiche, che il governo Prodi aveva introdotto due anni fa e poi congelato lo scorso anno.

Questa sì che sarebbe una beffa da Prima Repubblica.

Più che Robin Hood, Cirino Pomicino

di MASSIMO GIANNINI


Segnalazioni :

Bersani: "Dimenticati lavoratori e pensionati" di ROBERTO MANIA

La conversione impossibile di FRANCO CORDERO

La presentazione di “Piazza del dissenso” (VIDEO)

Furio Colombo: “Imparare a fare opposizione”

Pancho Pardi: “Un paese minacciato”

Giuseppe Giulietti: “Berlusconiani di professione”

Tutti gli interventi per autore: Colombo, Giulietti, Pardi

Bellavite: L’incontro “amichevole” tra Benedetto XVI e Bush è uno scandalo per i cristiani

don Farinella: "La mia indignazione di cittadino italiano e cattolico praticante per il «baciamo-le-mani, Santità!»"

mercoledì 18 giugno 2008

PRIMARIE TARANTO, COMITATO "PRIMARIE SEMPRE": NESSUN GRANDE VECCHIO

Riceviamo e pubblichiamo alcune precisazioni in merito alle indiscrezioni apparse in questi giorni su alcuni giornali a cura dei responsabili nazionali della campagna "Primarie vere, primarie sempre"


PRIMARIE TARANTO, COMITATO "PRIMARIE SEMPRE": NESSUN GRANDE VECCHIO

Precisazioni del comitato nazionale "Primarie vere, primarie sempre" a proposito delle primarie per la presidenza della provincia di Taranto

In riferimento a quanto pubblicato nella giornata di ieri 17/06/2008 dalla testata Taranto Sera riguardo la possibilità che il comitato "Primarie vere, primarie sempre" sia una delle pedine mosse dal "grande vecchio" Rocco Loreto, presunto regista della richiesta delle primarie a Taranto, il comitato promotore nazionale dell'iniziativa "Primarie vere, primarie sempre" (www.primariesempre.org) desidera fare alcune precisazioni.

La campagna nazionale "Primarie vere, primarie sempre" ha preso il via su impulso del circolo del Partito Democratico "Barack Obama", primo circolo online d'Italia, e conta oggi diverse centinaia di aderenti tra iscritti e circoli del Pd sparsi in ogni parte del mondo. La campagna intende promuovere l'utilizzo dello strumento delle elezioni primarie sempre e ovunque ci sia da scegliere un candidato a una carica pubblica: Taranto non è che uno dei tanti scenari locali in cui gli aderenti alla campagna stanno lavorando per arrivare a questo obiettivo di civiltà, libertà e democrazia.

I comitati "Primarie vere, primarie sempre" non parteggiano per alcun candidato, e non sposano la causa delle primarie contro alcun titolare di qualsiasi carica.
L'iniziativa "Primarie vere, primarie sempre" non è in alcun modo diretta o manovrata da nessun alcun esponente politico di nessuna provincia d'Italia. Gli unici azionisti di maggioranza della campagna sono i suoi promotori e i suoi aderenti, che sono aggiornati con frequenza sugli sviluppi della campagna e lavorano per rendere più giusta e moderna la politica nel Partito Democratico.

Giustizia differenziata

Segnalazioni
Il messaggio di Lorenzo Fazio, editore di ChiarelettereIl Dolo Schifani - di Stefano Corradino (da articolo21.info)

La grande impostura dell'emergenza intercettazioni di Chiazzese (da Uguale per tutti)

La richiesta di informativa
sulle intercettazioni del Sen. Luigi Li Gotti (capogruppo IDV Comm. Giustizia) al Ministro Alfano



E Walter ora «cerca» Rifondazione di M. T. Meli

ABBIAMO FATTO UNA SANITA' MIGLIORE



Sulla sanità ionica tutti d’accordo.
Anche grazie al Partito democratico di Laterza.

Il centrosinistra rivendica l’iniziativadi aver chiesto, e ottenuto, un Consiglio comunale monotematico e aperto ai sindaci del versante onico occidentale, per discutere del Piano regionale della salute, ad oggi approvato dalla Giunta Vendola.
E rivendica la capacità di andare oltre il colore politico in unaassise di sindaci quasi tutti di centrodestra. Pertanto, interviene a margine dei lavori consiliari svoltisi giovedì scorso (di cui si è data notizia nei giorni scorsi) per puntualizzarnealcuni passaggi. "Il Pd Laterza - dicono il capogruppoconsiliare Giuseppe Stano e compagni - sottolinea, con orgoglio, che grazie alla sua proposta e alla sensibilità del presidente del Consiglio, Franco Frigiola,si è riusciti a mettere tuttiinsieme, per la prima volta, tutti i sindaci del versante occidentale di Taranto, quasi un monocolore del centrodestra, per discutere di pianificazione sanitaria e del ruolodella politica verso la sanità".
"Il Pd Laterza, - spiegano - ancora una volta, è stato capace di interpretare le necessità del territorio non sottraendosi al confronto e dimostrandosi in grado di superare
anche gli steccati della contrapposizione politica allo scopo di fornire quelle risposte che il territorio si aspetta dai propri rappresentanti".
I sette sindaci dei comuni che vanno da Ginosa a Massafra, insieme ai presenti consiglieri regionali Brizio e Lospinuso e al vicepresidentedella Provincia di Taranto Fabbiano,
chiederanno in un documento scritto comune l’interessamento del governatore Vendola e
dell’assessore alla Sanità Tedesco alle problematiche sul tavolo: piano della salute, riordino ospedaliero e servizi sociosanitari territoriali. Nonché una visita, di persona, all’ospedale di Castellaneta, che è la chiave di volta di tutta la sanità ionica occidentale, soprattutto a seguito dei tragici eventi dello scorsoanno. Proprio questa imponente struttura ospedaliera, di cui si lamentanole carenze, ha richiamatola maggiore attenzione dei sindaci e dei consiglieri, comunali e regionali.
Provocando anche qualche polemica. Su queste il Pd vuole dire la sua: "Certo - dicono dal Partito democratico- non sono mancati i tentativi di strumentalizzare il dibattito, da parte di alcuni esponenti del centrodestra, alimentando la solita confusione propagandistica volta a mettere in discussione l’operato della Giunta Vendola ed il nuovo piano di riordino sanitario non tralasciando una nemmeno tanto velata (nonché inspiegabile) mitizzazione dell’operato dell’ex governatore Fitto e della sua ex giunta. E’ bastato però ricordare i fatti,gli scandali e la cattiva gestione dell’Asl Ta/1 per mettere a tacere lo spudorato tentativo di politici dalla memoria corta e con qualche scheletro nell’armadio".
Il giudizio complessivo dei democratici sull’assise consiliare, comunque, rimane positivo: "Va detto che, - concludono - in modo piuttosto trasversale, la maggioranza degli intervenuti ha ribadito la necessità di non cedere a tentazioni campanilistiche a favore di una visione organica della sanità ionica, che necessita di programmazione e soprattutto di valorizzazione del patrimonio di professionalità e di infrastrutture presenti". Un dibattito, insomma che "ha elevato il livello del confronto politico, superando a miope visione delle emergenze".

di Anna Lisa Carrera
da Corriere del Giorno

“Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale”

L’unica cosa che ci sentiamo di condividere nella lettera del Presidente del Consiglio al Presidente del Senato che riportiamo qui sotto è la frase che abbiamo scelto come titolo di questo post:«Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale».Ovviamente – manco a dirlo – in un senso completamente opposto a quello dato alla frase dal suo autore.Scriviamo questo post perché i lettori del blog non pensino che siamo assenti o distratti, ma in realtà non c’è quasi niente da dire, tanto tutto è assurdo.A noi sembra evidente che non stia arrivando il fascismo, ma questo è già il fascismo.A fronte delle banali obiezioni che vengono fatte sempre a questo punto, precisiamo: il fascismo contemporaneo.Nulla resta immutato nel tempo.Anche il fascismo – come tutte le cose della vita – assume le forme proprie del tempo in cui si realizza.Sta a chi ci vive dentro di riconoscerlo.Come c’è scritto in un libro di battute comiche di Gino e Michele: “La gente ai tempi del fascismo non sapeva di vivere ai tempi del fascismo”!Come scrive Marco Travaglio, «l’altro giorno, fingendo di avanzare un’“ipotesi di dottrina”, Giovanni Sartori ha messo in guardia sulla Stampa dai “dittatori democratici” e ha spiegato: “Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno. Si impacchetta la Corte costituzionale, si paralizza la magistratura … si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere ‘transitivo’ che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo”».E in un brano che riportiamo in un post citato qui sotto, Alexis de Tocqueville scrive che «Se un potere dispotico si insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse che nel passato; sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli. Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare [...]».E per tutti quelli che a questo punto tirano fuori la storia del “destra” e “sinistra”, chiariamo che il fascismo non è “di destra” o “di sinistra”: è il fascismo. Punto.E, perchè non restino dubbi e alibi sulla nostra posizione, lo riteniamo ingiusto e dannoso tanto quanto lo stalinismo, il castrismo e tutte le altre forme di dittatura - “di destra”, “di sinistra”, “di sopra” e “di sotto” -, diverse fra loro ma uguali nel negare diritti assoluti della persona e uguaglianza reale ai cittadini in nome di un “progetto salvifico” prossimo venturo, di un futuro felice al quale si sacrifica il presente.Non a caso l’unica reazione della cosiddetta “sinistra” è: “Se continua così interrompiamo il dialogo”. Ma quale dialogo?E siamo nel fascismo non tanto perché qualcuno può pensare e dire dal posto che occupa le cose che pensa e dice il Presidente del Consiglio, ma perché quelle cose le può fare.Quando quelle cose si possono fare, è segno certo che il fascismo non è un pericolo imminente ma una condizione attuale.Non c'è più la separazione dei poteri (il Capo del Governo, imputato, decide per legge, dando disposizioni al Presidente del Senato, quali processi si fanno e quali no e l'informazione viene gravemente limitata).Sul ricorso alle promesse di paradisi futuri per fare accettare gli inferni presenti, rinviamo sul punto ad alcuni post del nostro blog:Democrazia e principi. Il pericolo delle politiche eudemonisteLa “Giustizia” tradita e strumentalizzata dal “Potere”“Nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso ...”Frattanto, a fronte di tutte le promesse, l’unica cosa evidente è che ancora una volta e per molto tempo ancora il Governo e il Parlamento spenderanno mesi del loro lavoro solo per risolvere il problema di una persona, mentre le esigenze dei cittadini, della Giustizia e del Paese resteranno lì dove sono sempre: nelle promesse elettorali.E la domanda che sorge spontanea è: ma abbiamo ancora un Ministro della Giustizia o il Presidente del Consiglio lo ha esautorato e ne ha assunto i poteri?Riportiamo qui sotto, in fondo, la lettera di Berlusconi a Schifani, davvero impossibile da commentare.Per dovere di informazione, segnaliamo soltanto che non è vero che la collega Nicoletta Gandus, che l’imputato Berlusconi ha ricusato in mondovisione, abbia, come dice lui, «ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il Governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare».La collega Gandus, alla quale va tutta la nostra solidarietà di cittadini prima che di magistrati e avvocati, ha solo aderito ad alcuni appelli per la giustizia, firmati da decine di persone di ogni estrazione culturale, sociale e professionale, uno dei quali si può leggere a questo link. E ciò ha fatto nel legittimo esercizio della sua libertà di manifestazione del pensiero riconosciuta, al momento, anche ai magistrati dall'art. 21 della Costituzione.A questo link c’è il verbale di interrogatorio dell’avv. David Mills, che spiega come fu che Silvio Berlusconi gli regalò 600.000 dollari «a titolo di riconoscenza per il modo in cui io ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi».Per capire cosa sia la civiltà, i 600.000 dollari sono saltati fuori non a causa di una trama dei cattivi giudici italiani, ma perché il commercialista dell’avv. Mills, in Inghilterra, resosi conto che si trattava di operazione di dubbia legalità, ha denunziato la cosa alle autorità competenti.Come noto (uno dei tanti articoli di stampa è a questo link) «nella lettera al commercialista del 2 febbraio 2004 l’avvocato [Mills], marito di Tessa Jowell, ministro della Cultura del governo Blair, scriveva: “Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. Erano consapevoli, in particolare, di come i miei soci si fossero intascati la maggior parte del dividendo; sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato momenti difficili, per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo”».Per un panorama completo degli articoli di stampa su ciò che sta accadendo, vi rinviamo alla ricchissima Rassegna Stampa di Vanna Lora, che Vanna aggiorna quotidianamente, a questo link.
_____________Lettera del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al Presidente del Senato Renato Schifani. 13 Giugno 2008.
Caro Presidente,come Le è noto stamane i relatori Senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto “decreto sicurezza” un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale.In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al Governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica.Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria.Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il Governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.Quindi, ancora una volta, secondo l’opposizione l’emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perché si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto.Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale.Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica.Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale.La informo quindi che proporrò al Consiglio dei Ministri di esprimere parere favorevole sull’emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato.

“Nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso ...”

di Alexis de Tocqueville

«Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro.In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso.Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti.In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri ...Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso.Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto.Che garantisca l’ordine anzitutto!Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla.Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo».«Se un potere dispotico si insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse che nel passato; sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli.Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare [...].Vedo una folla immensa di uomini tutti simili, che girano senza posa su se stessi per procurarsi i piaceri minuti e volgari di cui nutrono la propria anima.Ognuno di loro considerato in sè è come estraneo al destino di tutti gli altri [...].Quanto al resto dei concittadini, non li vede; li tocca, ma non li sente [...]»
da De la démocratie en Amerique, 1840.


martedì 17 giugno 2008

Florido: faccio le primarie

Gianni Florido farà le primarie «pur se logica e buon senso dicono il contrario».
Spiazza tutti e gioca d’anticipo involandosi in un contropiede degno del miglior Del Piero (visto che la sua fede calcistica è a strisce bianche e nere). E lo fa nello stesso momento in cui, ad appena venti metri in linea d’area dalla sua stanza di presidente, i partiti della coalizione di centrosinistra, ingrossati dalla presenza delle due liste civiche - SdS e Lista Stefàno - discutevano se le primarie per individuare il prossimo candidato presidente vanno fatte oppure no e prendendo d’infilata la fronda interna al suo stesso partito, il Pd.
Ma il dilemma amletico Gianni Florido l’ha subito risolto a suo favore . «Mi sottopongo alle primarie - ha detto - perchè non voglio che il centrosinistra arrivi sbrindellato alle elezioni provinciali» e perchè è fortemente convinto che la coalizione di centrosinistra unita «può fermare a Taranto l’onda di Berlusconi».
Allora via alle primarie, sempre che i partiti non decidano il contrario, e primarie subito, «entro la fine dell’estate» perchè lui, Florido, a settembre vuole già «essere operativo, girare per i comuni della Provincia e far vedere quello che è stato fatto durante la mia amministrazione».
Insomma, vuole porre argini resistenti «al tafazzismo presente soprattutto all’interno del Partito democratico» e al tempo stesso rispondere, con questa sua decisione, «alla richiesta di primarie da parte di alcuni circoli del Pd della nostra provincia». Perchè Florido non vuole che accada quanto avvenuto un anno fa e cioè «che sulle primarie si spacchi il centrosinistra ionico e che in questa spaccatura si inseriscano giochi e posizionamenti di parte».
Anche perchè, è il Florido pensiero, tutti sono pronti a parlare di primarie quando il discorso riguarda altri mentre, quando li riguardano in prima persona, sono pronti a definirle «un supplizio di Dio, come ha detto lo stesso Nichi Vendola perchè tali vengono considerate per un presidente uscente. Non è un caso - ha aggiunto Florido - che il sindaco di Bari, Michele Emiliano, e la coalizione che lo sostiene hanno deciso che il segretario regionale del Pd sarà ricandidato ma senza le primarie e che a Lecce, dopo qualche esitazione, Giovanni Pellegrino sarà ricandidato senza primarie. A Taranto questo non è dato».
Pe cui «la responsabilità e la voglia di far competere il centrosinistra per vincere» gli hanno consigliato questa decisione e se la coalizione che lo appoggia deciderà per le primarie «si preparino pure i seggi: sono pronto a girare il territorio con umiltà e determinazione per spiegare quanto di buono e di onesto il centrosinistra da me guidato ha fatto per la provincia di Taranto » .
La partita è ormai nella fase cruciale. Florido sul tappeto verde ha calato un poker d’assi ed è pronto a vedere se dall’altra parte in mano hanno una scala reale, rappresentata da un’alternativa altrettanto valida da contrapporgli per le primarie, o se, invece, si tratta di un
misero bluff.
P. D’A. - Corriere del Giorno

PRIMARIE PER CON-VINCERE

Le “primarie” non sono un “supplizio divino”, né una costrizione, né un principio ideologico, sono semplicemente una necessità imposta dall’evoluzione politica contemporanea, sono un segnale che le cose in questo Partito procedono secondo un vero spirito democratico. Sono certamente un buon esercizio di Democrazia e Partecipazione.

Leggiamo con interesse il contenuto del comunicato stampa rilasciato dal Presidente della Provincia Gianni Florido, il quale ha accettato il consiglio da noi rivoltogli di dichiararsi disponibile alle “primarie” per favorire una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte importanti che riguardano il nostro futuro.
Ora costruiamo insieme il percorso che ci porterà alle primarie.

La data utile, e nel contempo simbolica, potrebbe essere proprio il 14 ottobre 2008, data storica che ha visto centinaia di migliaia di cittadini partecipare ad un grande esercizio di Democrazia.

Restiamo, tuttavia, molto preoccupati della situazione in cui versa il PD Jonico che non può a lungo restare senza una autorevole guida politica, pertanto chiediamo l’immediata convocazione dell’Assemblea provinciale e del Coordinamento Politico.

Infine stigmatizziamo con forza l’atteggiamento arrogante e antidemocratico di coloro che hanno voluto impedire l’accesso alla sede provinciale del PD ad alcuni nostri Dirigenti e figure istituzionali. Questo atto è un vulnus che non deve mai più ripetersi e per il quale qualcuno farebbe bene a scusarsi con l’intero Partito.
Lo ripetiamo ancora una volta: le differenze tra noi devono essere intese come ricchezza e non già come dissidenza.

Palagiano, 16 giungo 2008
per il Circolo territoriale di Palagiano
La Coordinatrice Prof.ssa Elisabetta Di Sarno

EOLICO IN PROVINCIA DI TARANTO? CERTO CHE SI'

Il mio amico Franco Catapano mi sollecita a dire la mia sull’energia eolica, in particolare per quanto sta succedendo a Laterza, dove, a detta di Franco, pare che l’Amministrazione comunale voglia dare l’assenso ad installare un numero impressionante di aerogeneratori. E come faccio a dire di no? Il sito del PD di Laterza segnala questo blog, cosa che non fa invece il sito del PD del mio Comune, e quindi, molto volentieri, rispondo al sollecito. Chiariamo innanzitutto che esiste un “Regolamento per la realizzazione di impianti eolici nella Regione Puglia”, al quale occorre fare riferimento, e che si applica agli impianti eolici di potenza superiore a 60 kW, se costituiti da più di un aerogeneratore, e agli impianti eolici costituiti da un solo aerogeneratore di potenza superiore a 1 MW. Le procedure di valutazione ambientale valgono SEMPRE, tranne che per impianti con potenza nominale non superiore ai 20 Kw o a servizio di utenze isolate (sono quelle con distanze dall’utenza elettrica servita non superiori ai 200 metri). Queste eccezioni servono, a mio avviso, per favorire impianti di mini-eolico ad uso personale (nel PEAR si parla di mini eolico con valori di 30 Kw o 60 kw). Pertanto, per “mostri” l’impatto ambientale deve essere sempre valutato. Ma non basta. Il regolamento prevede la realizzazione del “Piano di Regolamentazione Impianti Eolici” (PRIE) , che per Laterza, Mottola, Massafra Crispiano, Castellaneta, Palagianello e Palagiano è stato preparato dalla Comunità Montana, e che fornisce atti di indirizzo. Inoltre, esiste il “Piano Energetico Ambientale Regionale” (PEAR), che fa sempre riferimento al regolamento suddetto. Il PRIE prevede un numero massimo di impianti installabili nel territorio della Comunità Montana ed in ogni comune, in funzione della potenza erogata. Complessivamente, le simulazioni fatte dal PRIE prevedono, considerando tutti i vincoli paesaggistici e ambientali, un numero massimo di 160 impianti di 2 Mw ciascuno all’interno di tutto il territorio di Laterza, Mottola, Massafra Crispiano, Castellaneta, Palagianello e Palagiano. Il PRIE ha anche previsto le aree dove è possibile realizzare tali impianti, considerando i vincoli paesaggistici, ambientali, di velocità del vento, e così via. Gli impianti inferiori ad 1 MW non dovrebbero rientrare nel PRIE, in quanto non rientrano nel suddetto regolamento, ma sono comunque sottoposti a valutazione di impatto ambientale. Inoltre, vi sono limiti imposti dalla tecnologia, dalla fisica e dalla progettazione di "fattorie del vento": distanze, etc. etc.

E, dopo questa carrellata tranquillizzante (vi è sempre la Valutazione di Impatto Ambientale da fare, altrimenti interviene la UE e con quelli non si scherza), vi dico cosa penso. Credo che l’eolico dovrebbe essere incoraggiato il più possibile, anche perché controindicazioni per l’ambiente non ve ne sono. So che gli ambientalisti pensano agli uccelli, ed ai danni che possono avere dagli impianti. Ma, su questo, occorre essere chiari. Innanzitutto statistiche indicano che la mortalità annua (negli Stati Uniti) di uccelli dovuti ad impianti eolici varia da 10mila a 40mila, contro gli oltre 174 milioni morti sulle linee elettriche, gli 80 milioni morti contro i veicoli ,50 milioni contro torri di comunicazione e 980 milioni contro finestre ed edifici , tanto per citarne alcuni (non sto dando i numeri, c’è un rapporto del National Wind Coordinating Committe degli USA che parla di questi numeri). Una percentuale veramente infima: su un totale di 1300 milioni circa di uccelli morti, 3 ogni 100mila sono morti a causa di impianti eolici. Poi, penso che, se continuiamo a rifiutare insediamenti eolici e a dire sempre no, alla fine ci ritroveremo con schifezze nella regione: i no, nonostante le loro buone intenzioni, diventano funzionali all’installazione di sistemi inquinanti.

Ed ora qualche considerazione energetica. Se ipotizziamo 2000 ore di funzionamento annue per ogni impianto da 2 Mw (una media accettabile), otteniamo che, solo nell’area che stiamo considerando, si possono generare 0,64 Twh (migliaia di miliardi di watth), pari a 1,1% circa di quanto abbiamo importato dall’estero nel 2006. Se la Puglia potesse inserire, ad esempio, altri 20 insediamenti come quelli previsti dal PRIE di Laterza, Mottola, Massafra Crispiano, Castellaneta, Palagianello e Palagiano (in fondo sono solo 7 comuni), la Puglia genererebbe 13 TWh circa, ovvero poco meno del 29% di quanto abbiamo importato dall’estero nel 2006. E se in tutte le regioni fosse possibile installare impianti analoghi, potremmo, solo con l’eolico, esportare energia all’estero. E senza aver bisogno di investire pesantemente in altre fonti, pericolose od inquinanti che siano. Ma questo è un altro discorso.

Cosa suggerire all’amico Franco? Di farsi portavoce di un progetto che coinvolga tutti i comuni oggetto del PRIE, per creare un consorzio per favorire e gestire economicamente, nella maniera più conveniente per i comuni, il “business” dell’eolico. Il consorzio dovrebbe negoziare per conto dei comuni, magari favorire la ricerca puntando su talenti locali, chiedere in cambio costruzioni o comunque opere utili al territorio. E, perché no, farsi promotrice anche per le altre zone della Puglia, magari esportando il suo modello. Perché non farlo? Questa sì che sarebbe Politica con la P maiuscola. E, soprattutto, la classe politica locale acquisterebbe una credibilità che, purtroppo, attualmente non ha.

Gianni Macchia

DISOBBEDIRE

Disobbedire se resterà l’ultima strada. Se il futuro che ci aspetta sancirà le nuove leggi del terzo governo Berlusconi, che è uguale al primo e al secondo, con buona pace di chi (non noi) si aspettava la stagione dello statista da consegnare alla Storia. Come se un miliardario di 72 anni potesse cambiare qualcosa, una virgola o un capello, delle proprie ossessioni e privilegi e prepotenze.
Dunque niente intercettazioni e niente notizie. Magistrati nella rete. Giornalisti in galera. Politici schermati dalla legge. Periferie presidiate. Campi nomadi circondati. Clandestini passibili di arresto. Carceri sempre più piene di soli poveracci: tossici, extracomunitari, gli ultimi dell’ultimo girone.Mai più un banchiere molestato da indagini. Mai più un primario, né una clinica. Mai più un fabbricante di strade e di ponteggi pericolanti. Mai più i trafficanti di calciatori, di bond argentini e di sub prime. Mai più scalatori di banche e di assicurazioni.Giornali e giornalisti obbligati al silenzio. Editori passibili di immediati ricatti, con perigliose battaglie legali, ritorsioni economiche, guerriglie normative senza fine. Oppure gentilmente blanditi dalle dolcezze del quieto vivere. E dal veleno di dossier (veri o falsi) ma ugualmente clandestini e clandestinamente compilati per allestire ricatti ideati da tutti gli spioni disponibili nei sottofondi della repubblica.
Disobbedire. Scrivere quel che si riesce (e riuscirà) a sapere. Usando i propri giornali se ci stanno, oppure l’ovunque planetario della Rete, oppure il ciclostile. Non piegare la schiena. Non rinunciare neanche un po’ a essere liberi.

lunedì 16 giugno 2008

"Siamo soddisfatti per la disponibilità data dal Presidente Florido al nostro invito a partecipare alle primarie, e felici che l'impegno degli aderenti alla nostra campagna inizi a dare i primi risultati concreti". Così in una nota si esprimono i promotori della campagna "Primarie vere, primarie sempre" (www.primariesempre.org) a proposito delle dichiarazioni rilasciate oggi a mezzo stampa dal Presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido.

Il Presidente Florido aveva diffuso questa mattina un comunicato con cui si dichiarava disponibile a partecipare a delle elezioni primarie in vista delle prossime elezioni per la Provincia di Taranto, mettendo così fine alle polemiche di questi giorni sul suo no all'utilizzo di questo strumento.

"Ci permettiamo però di contraddire il Presidente Florido - aggiungono i promotori della campagna - quando sostiene che, nei paesi dove le primarie sono nate, gli uscenti non vengono mai sottoposti a questo tipo di selezione. Non è vero: solo per citare i casi più recenti, in Usa, patria delle primarie, esse sono state fatte e vinte da Reagan nel 1984, da Bush padre nel 1992, da Clinton nel 1996 e da Bush figlio nel 2004. Tutti presidenti uscenti e tutti ricandidati non perchè titolari di speciali diritti in quanto uscenti, ma in quanto vincitori delle primarie."

"Riteniamo - proseguono i promotori - che esse siano lo strumento adeguato per chiudere la "diatriba interna" al centrosinistra che così può ritornare a vincere nella prossima tornata elettorale. Siamo felici che il Pd nazionale si dimostri sensibile alle istanze dei suoi militanti e quella per le primarie sempre è una battaglia che condividiamo col segretario del partito Walter Veltroni. Desideriamo che Taranto sia un modello: adesso - conclude la nota - non possiamo che chiedere che si facciano delle primarie vere, le cui regole siano rispettose dei parametri definiti dallo statuto del partito e i tempi adeguati per una competizione corretta e paritaria tra i vari candidati".

La campagna "Primarie vere, primarie sempre" ha già raccolto le adesioni e il supporto di centinaia di iscritti al Pd e decine di circoli territoriali e online. Sul sito www.primariesempre.org è possibile scorrere l'elenco delle adesioni, che si allunga di giorno in giorno.

Florido: Disponibile da subito a fare le primarie.

“Nei Paesi dove le primarie per la scelta del candidato Presidente sono nate, l’uscente non viene mai sottoposto a questo tipo di selezione. È una regola fondata sul buon senso e sulla ovvietà.Salvo non si ritenga che il governo uscente abbia fatto tanto male da “consigliare” di non ricandidarne il massimo rappresentante, il punto forte per l’eventuale riconferma si basa sempre sulla buona capacità di governo espressa da tutta la coalizione. Nel centrosinistra della provincia ionica non ho mai registrato giudizi negativi sull’operato dell’Amministrazione da me diretta che tra un anno esatto si sottoporrà al vero giudizio che conta: quello degli elettori.
Quindi, la richiesta di primarie da parte di alcuni circoli del Pd della nostra provincia è, come è stato spiegato, una risposta ad un principio ideologico e politico generale: “primarie sempre”.
Voglio che si eviti quello che è già successo un anno fa e cioè che sulle primarie si spacchi il centrosinistra ionico e che, in questa spaccatura, si infilino giochi e posizionamenti di parte che hanno distrutto la onorabilità di vecchi grandi partiti. Ecco perché, nel pieno rispetto di quanto in proposito decideranno il Pd ed il resto della coalizione, dico di essere disponibile da subito a fare le primarie. Non so se c’è un altro candidato ma non voglio che il “tafazzismo” logori e divida uno schieramento che ha argomenti forti fondati sulle tante realizzazioni compiute, per vincere, e anche bene, le prossime elezioni provinciali.
Sono abituato, ormai, ad avere ragione postuma. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, se si ricandiderà ha chiesto di non essere sottoposto “al supplizio divino” (sono parole sue) perché tali vengono da lui considerate le primarie per un presidente uscente del governo regionale. Il sindaco di Bari Michele Emiliano e la coalizione che lo sostiene hanno deciso che il segretario regionale del Pd sarà ricandidato ma senza primarie. A Lecce, dopo una qualche esitazione, Giovanni Pellegrino sarà ricandidato senza primarie.
A Taranto questo non è dato.

La responsabilità e la voglia di far competere il centrosinistra per vincere, evitando così che l’onda lunga berlusconiana travolga tutto e tutti, mi consigliano questa scelta. Se la coalizione che mi appoggia lo deciderà, si preparino pure i seggi: sono pronto a girare il territorio con umiltà e determinazione per spiegare quanto di buono e di onesto il centrosinistra unito da me guidato ha fatto per la provincia di Taranto”.


Gianni Florido

Assieme al mobile imbottito è in crisi il Made in Italy

C’era anche l’onorevole Ludovico Vico, ieri mattina nella sede del Pd a Ginosa per affrontare, con il vicesegretario regionale del Pd, Michele Mazzarano ed il consigliere regionale del Pd Paolo Costantino, la crisi del settore del mobile imbottito: “La vicenda del mobile imbottito è significativa dal punto di vista non solo impiantistico-strutturale ma anche sociale. Le dimensioni delle difficoltà sono date dalle cifre: da 14 mila dipendenti a 7 mila (tra Puglia e Basilicata, ndr.), dalle 500 aziende dell’indotto alle 137, proprio a dimostrazione che non solo i diretti dipendenti pagano per alcune scelte operate dai c.d.a delle aziende interessate. Certo i costi del petrolio hanno un loro peso in queste situazioni di criticità, ma anche la competizione con alcuni paesi dell’Est Europa e con la Cina, concorso di colpe che ha portato ad una rivalutazione del settore dell’imbottito che da fiore all’occhiello e quindi al primo posto nelle produzioni del Made in Italy è sceso drasticamente al quarto. La crisi del settore moda e del mobile imbottito sta divenendo una piaga sociale ormai da dover affrontare e negli stessi termini della crisi di Malpensa, ma nonostante siamo arrivati agli sgoccioli di una situazione difficile per tutti e che riguarda maggiormente le nostre comunità, vedo ancora una mancanza di sensibilità nei confronti di queste vicende. Il 17 ci sarà un incontro al Ministero del Lavoro dove si richiede la massima partecipazione di tutti per chiedere la costituzione di un tavolo tecnico di coordinamento, proposta già presentata attraverso l’on. Colaninno”.Un possibile strumento di aiuto, ha spiegato l’on. Vico, potrebbe essere visto nella legge 181. Una normativa che finanzia la reindustrializzazione e il rilancio delle aree industriali colpite da crisi di settore. Nata per far fronte alla grave crisi siderurgica degli anni ’80, la legge 181 si è dimostrata un efficace strumento per promuovere nuove iniziative industriali, rivitalizzare il sistema imprenditoriale locale e creare nuova occupazione stabile. “Quindi prevede una serie di incentivi e aiuti attraverso meccanismi che non sono di infrazione con la UE, inoltre auspico che venga al più presto indetto un Consiglio comunale congiunto tra Ginosa e Laterza, comuni da sempre interessati alla crisi del settore”.Quale il reale errore commesso sul territorio? “Certo la chiusura di aziende del calibro Miroglio, Natuzzi o TBM, rappresentano un vero trauma in un tessuto sociale che basa la propria ricchezza occupazionale proprio in questo settore, ma la mancanza di investimenti che diversificassero l’offerta ha peggiorato la questione. Dopo investimenti operati dal centrosinistra, il centrodestra non ha pensato ad arricchirsi investendo, così oltre al dramma della perdita di lavoro, queste migliaia di dipendenti del settore del mobile imbottito dovranno affrontare il trauma dell’assenza di altre possibilità di lavoro”. E concludendo una domanda circa alcune scelte di mercato: “Mi domando come mai le imprese di Martina Franca preferiscano comperare i filati da aziende del nord, piuttosto che rivolgersi verso questi territori”.No alle soluzioni protezionistiche ma un occhio alla vitalità delle aziende sul territorio è stato il filo conduttore dell’intervento del vicesegretario regionale del Pd, Michele Mazzarano: “La sensazione che il Sud non sia tra le priorità dell’attuale governo si fa sempre più forte, esempio ne è il decreto 93 del 2008, che ha messo in luce le prime contraddizioni. Ora però dobbiamo organizzare un’azione parlamentare e politica che sia il più vicino possibile ai lavoratori del settore in crisi, perché questo è compito delle rappresentanze del Pd di Puglia e Basilicata per un problema che dovrebbe avere eco nazionale”.Anche i segretari dei circoli di Ginosa e Laterza, Dino Caruso e Davide Bellini, hanno manifestato il loro sostegno nei confronti dei dipendenti di queste aziende ricordando che la perdita di queste aziende, non colpisce solo i diretti dipendenti ma il territorio tutto.In chiusura l’on. Vico ha lanciato un ulteriore allarme: “In ottobre entreranno in vigore le misure antidumping per ben 8 prodotti tessili, auspichiamo che però vengano ideate delle misure di protezione in entrata per questi beni”.»


Fonte: Corriere del Giorno»
Autore: Marilena Surdo

ALTA PRESSIONE SULL’EOLICO

Al convegno del Pd “Parco ed Energia” si è parlato di compatibilità tra gravine e impianti eolici. Le richieste in salita: da 486 a 560 torri per oltre 1500 megawatt fra Laterza e Castellaneta.

Catapano: “La speculazione può costare cara”. Loreto: “Tra domanda e offerta c’è sproporzione: serve giudizio”

Piazzate una dietro l’altra, alla distanza di circa 300 metri prevista dalla legge regionale, farebbero una fila di 168 km. Un enorme “effetto selva” che ha come protagoniste le 560 torri eoliche che si vorrebbe impiantare tra Laterza e Castellaneta.

Due centri che, però, sono separati da appena 14 km e hanno in comune il Parco delle Gravine, attorno al quale questi grandi impianti che catturano il vento (a oltre 150 metri d’altezza) e lo trasformano in energia elettrica dovranno praticamente fare lo slalom per evitare aree protette regionali e nazionali, oasi di protezione, zone sic e zps, aree umide tutelate.

Argomenti spinosi che, l’altra sera, sono stati affrontati nella Cittadella della Cultura durante il convegno incentrato proprio sul tema “Parco ed Energia, chiavi dello sviluppo laertino”. A fornire le diverse sfaccettature dell’intera vicenda ci hanno pensato il consigliere Franco Catapano (Pd), l’ex senatore Rocco Loreto, Marinella Marescotti (coordinamento del Parco delle Gravine) ed Enzo Cripezzi (Lipu Puglia).

La tesi squadernata è suggestiva: natura e impianti eolici non sono incompatibili, ma serve una giusta misura. Catapano lo ha chiarito subito: “Le politiche ambientali – ha detto - e lo sviluppo sostenibile nel nostro territorio si identificano con il Parco delle Gravine, approvato il 13 dicembre del 2005.

I comuni della zona occidentale di Taranto all’interno della sub area vasta lo hanno individuato come elemento identificativo e unitario per uno sviluppo duraturo in grado di valorizzare le produzioni e gli imprenditori del territorio. La “cultura del Parco” ci impone di fare molta attenzione alla salvaguardia del territorio attraverso azioni intercomunali capaci di coniugare conservazione e sviluppo”. Di qui al centro del nodo-eolico il passo è breve: “Il tema della produzione di energia da fonti rinnovabili è compatibile con il Parco e il suo sviluppo a condizione che non sia calato dall’alto e sia dimensionato sulla base delle esigenze del territorio. Ciò non è accaduto per l’energia eolica ed è per questo che nel luglio 2006, in tempi non sospetti, abbiamo posto il problema dell’eolico all’intero Consiglio comunale di Laterza. Siamo stati noi della minoranza a chiedere che il nostro comune si dotasse di un Prie in grado di identificare le zone – possibilmente comunali - dove era possibile ubicare le pale eoliche.

Purtroppo non siamo stati ascoltati perché il centrodestra si è fatto abbagliare dalla speculazione eolica.

Oggi il numero spropositato di convenzioni e pale eoliche approvate dal Consiglio, il contenzioso che si è sviluppato con le imprese serie, il parere negativo della Regione Puglia, le indagini della magistratura rischiano di costarci molto caro”. La novità degli ultimi giorni, infatti, è che la Procura distrettuale antimafia di Lecce ha messo gli occhi sull’affare più grande mai visto da queste parti (e non solo qui).
Quelle 560 pale (gran parte ferma alla fase di richiesta di valutazione ambientale) possono sviluppare non solo 1500 megawatt e passa di energia, ma soprattutto un investimento di oltre 1,2 miliardi di euro con ricadute economiche notevoli. Un esempio: 100 megawatt installati, al minimo del funzionamento di 1600 ore annue, possono sviluppare introiti per oltre 33 milioni di euro tra vendita dell’energia elettrica e certificati verdi (l’incentivo statale previsto per le energie rinnovabili).
Volerci veder chiaro, su protagonisti, procedure, intrecci e interessi appare quantomeno un atto di buon senso, oltre che dovuto, visto il gran baccano che sul tema si è sviluppato soprattutto a Castellaneta, sponda Pd.
La ragione “politica” di questa presa di coscienza l’ha esplicitata Catapano: “L’eolico e il solare possono rappresentare una opportunità di sviluppo per il nostro Comune, che deve incentivare la sensibilità verso l’ambiente promuovendo il risparmio energetico per le abitazioni e incentivando il solare termico.
L’iniziativa di questa sera su ambiente, rifiuti, energia ed eolico tenta di far capire come è tutto intrecciato con il territorio che merita rispetto, attenzione e uno sviluppo pianificato”. Tutto ciò salvo verificare incongruenze e speculazioni, secondo la traccia segnata col circoletto rosso da Rocco Loreto. “Esiste una sproporzione enorme – ha sottolineato - tra domanda di installazione di torri eoliche e possibilità di offerta. In un fazzoletto di terra si vuole impiantare un numero enorme di pale eoliche e la popolazione ignora il problema a cui si va incontro. 560 maxitorri eoliche hanno avuto parere favorevole dalle amministrazioni comunali di Laterza e Castellaneta, una selva di acciaio vera e propria.
A Castellaneta sono previste 335 torri, mentre a Laterza 225, per un totale di 560 torri pari ad un’energia di quasi 1.600 megawatt. Tra i due paesi si arriverebbe a produrre quasi la metà di tutta l’energia eolica prevista nel Pear regionale”. Un trend peraltro in crescita. A novembre 2007, infatti, sul territorio di Castellaneta e Laterza erano localizzate richieste per 486 impianti, lievitate negli ultimi mesi sino a 560. Quante di queste poi diverranno “parco eolico” è una pagina che toccherà alla Regione Puglia scrivere, magari spulciando tra le convenzioni approvate dai Comuni e valutando qualche contenzioso (come la diffida spedita da Inergia Spa al Comune di Laterza). Bisognerà fare i conti, poi, con i parametri di legge ante-Prie, che permetterebbero solo ad una ottantina di impianti di sorgere tra Laterza e Castellaneta: una scrematura notevole; soglia che potrebbe salire intorno ai 220, invece, stando alla previsione del Piano Regolatore per gli Impianti Eolici appena licenziato dalla Comunità Montana della Murgia Tarantina.

Ma le “bocciature”, c’è da giurarci, saranno tante. Come quella che è piovuta sulla testa della società Progetto Energia di Livorno, incappata nel parere sfavorevole alla compatibilità ambientale del suo impianto previsto in contrada Melodia (Laterza), così come “sentenziato” dal dirigente regionale del Settore Ecologia.

Resta, però, la “pressione” sul territorio, che evidentemente non è a costo zero: “Il punto – ha chiarito Loreto - è che si può anche decidere di trasformare il nostro territorio in un polo energetico, ma non è una decisione che deve essere presa alla leggera, va vagliata accuratamente.
Bisogna chiedersi: cosa accade quando un territorio diventa parco eolico?
Il paesaggio cambia la sua destinazione d’uso, i terreni agricoli adibiti ad ospitare le torri, fiscalmente non saranno più considerati terreni agricoli ma opifici e in base a tale utilizzo, verranno applicati i regimi fiscali”. I suoi dubbi, Loreto, li ha affidati ad un paio di osservazioni: “Il Pd, che è sempre stato d’accordo con lo sviluppo dell’energia pulita, chiede una riflessione per frenare lo scempio che in questo fazzoletto di terra si vuole compiere; la Pdl, che da molto tempo voleva porre un freno allo sviluppo dell’eolico, ha invece approvato 560 maxi torri. L’eolico, deve dialogare con il territorio, perché quello che sta accadendo oggi è un vero e proprio attacco al paesaggio”.
E ancora: “Dopo la liberalizzazione dell’energia elettrica – ha puntualizzato - sono molte le imprese che stanno entrando nel settore.
Noi stiamo assistendo invece ad un vero e proprio monopolio.
Su Castellaneta, due imprese hanno presentato progetti per l’80% della domanda. Su Laterza c’è un groviglio di società riconducibili tutte ad una: c’è qualcosa che non va. Quando qualcuno investe sul territorio bisogna vederci chiaro”. Infine, un’avvertenza: “Principio base per la programmazione deve essere la sostenibilità ambientale, quindi eolico sì ma con giudizio”.

Un metro fatto proprio dall’ambientalista Marinella Marescotti: “Il Parco – ha detto - è un sistema di valori che interagisce e che se correttamente utilizzato consente di creare sviluppo sul territorio. Oggi c’è un’opportunità importante da cogliere e per la quale ci stiamo battendo: intercettare i fondi dell’Area Vasta, per destinarli allo sviluppo del parco e pianificare gli interventi. Ci auguriamo pertanto che tali fondi, non diventino attrazione per appetiti e speculazioni.
Il parco potrebbe essere il volano per creare una rete di servizi da offrire in chiave turistica, il che avrebbe una forte ricaduta positiva sull’occupazione. Infine per ritornare alla tematica dell’energia, la legge istitutiva del parco prevede il risparmio energetico e l’utilizzo delle energie rinnovabili”.
Interessante la testimonianza di Enzo Cripezzi, esperto della Lipu: “La stessa situazione che si sta oggi vivendo a Laterza, si è verificata qualche anno fa a Foggia, quindi, il consiglio è quello di non commettere lo stesso errore. Diffidare da chi propone la luna nel pozzo ma ha conflitti di interessi. A Foggia gli agricoltori hanno visto perdere il valore immobiliare dei loro terreni. Eolico non è la risoluzione a tutti i problemi dei comuni, c’è una tale mancanza di regole sul settore, che crea investimenti senza rischio per le aziende che li realizzano, il che diventa un forte incentivo per la speculazione”.

E in coda, la provocazione. Anzi, il suggerimento: “Se su una proposta di impianto di 100 pale eoliche da parte delle aziende, il 3% va ai comuni come royalty, perché allora non si impiantano solo 3 pale eoliche, la cui produzione va esclusivamente ai comuni?

Quindi eolico sì ma a patti e condizioni concordate a priori, che non sono certo la capienza delle casse comunali”. È davvero strano, a pensarci bene, che in un territorio così appetibile - le 560 richieste di torri eoliche ne sono la prova provata - nessuna Amministrazione comunale abbia avuto il coraggio di scommettere in proprio.
«Parco eolico comunale»: sarà sembrata una pazza idea…

Massimo D’Onofrio